La Nuova Sardegna

Sanità

Laboratori d’analisi convenzionati: «Da aprile tutto a pagamento»

di Roberto Petretto
Laboratori d’analisi convenzionati: «Da aprile tutto a pagamento»

L’allarme di Federlab: «Rimborsi tagliati del 70%: impossibile stare nei costi»

07 febbraio 2024
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Sassari Dal primo aprile rivolgersi a un ambulatorio specialistico convenzionato per un’analisi o un esame potrebbe costare caro: l’applicazione del nuovo tariffario nazionale per esami nei laboratori d’analisi e per visite dagli specialisti convenzionati sta per creare un vero e proprio terremoto. Che si scaricherà sulle aziende che gestiscono i laboratori e, di conseguenza, sugli utenti. Con prezzi affidati al libero mercato e liste d’attesa più lunghe. L’allarme arriva da Federlab Sardegna, l’associazione che riunisce i laboratori di analisi. «Il problema è nato con i nuovi Lea - spiega Enrico Tinti, presidente della Federlab - che non avevano copertura economica e che quindi avevano necessità di un nuovo tariffario. Il ministero aveva l’obbligo di applicarli, ma siccome siamo il paese delle nozze coi fichi secchi, si è pensato bene di fare un tariffario che comprendesse anche i nuovi Lea, spendendo però quello che si spendeva prima. Quindi tagliando le altre tariffe».

Alcune associazioni per la tutela dei consumatori hanno gioito per le tariffe più basse, ma secondo Federlab si tratta di una sorta di “illusione ottica: «Certo, se uno vede le nuove tariffe pensa: è un vantaggio per gli utenti - spiega Tinti -. Se ci dicessero che il pane da domani costa la metà, saremmo tutti contenti. Il problema è che potrebbero non esserci più i panifici. Ecco, per i laboratori è la stessa cosa».

All’atto pratico il nuovo tariffario regionale che impatto avrebbe sui laboratori? «Attualmente - spiega ancora il presidente di Federlab - alle strutture convenzionate vengono applicate tariffe che risalgono al 1998, frutto del lavoro fatto da una commissione regionale. Rispetto a quelle tariffe, ormai vecchie di 25 anni, i tagli incideranno per il 70 per cento. Significa che con i soldi che arriveranno dalla Regione non pagheremo non dico il personale, ma neanche i reattivi».

Il problema sta per esplodere, ma ci sono da qualche mese dei tentativi per trovare una soluzione.: «Abbiamo fatto presente il problema alla Regione, siamo stati sentiti dalla Commissione sanità che ci ha dato ragione. È stata creata una commissione ma il lavoro procede a rilento e, se devo essere sincero, non ho molta fiducia che si possa arrivare a una soluzione». Qualche potrebbe essere questa la soluzione? «Noi abbiamo chiesto che venga ripristinato il vecchio tariffario. In Emilia-Romagna lo hanno già fatto. In commissione i nostri interlocutori sono Ares e Assessorato: è come se nell’acquisto delle scarpe il prezzo lo decidesse il cliente. La tariffa va prodotta in base analisi dei costi. Servono tempi lunghi che non abbiamo. Nel frattempo potremmo recepire il tariffario di altre regioni, ma in Regione ci hanno detto che non si può fare».

Il tempo stringe: «Ci stiamo dirigendo verso il primo aprile dopo una proroga di 3 mesi. Se non cambiano le cose, dovremo abbandonare convenzione. Noi non facciamo liste d’attesa, ma, se le cose non cambiano, sarà necessario. E il problema interesserà anche la medicina nucleare, le fisioterapie».

«La specialistica ambulatoriale convenzionata fa circa il 60 per cento dell’attività - sottolinea ancora Tinti -. Se ci fermiamo e facciamo solo prestazioni in privato ovviamente lavoreremo molto meno. Ma il danno sarà soprattutto per gli utenti perché ci saranno liste d’attesa chilometriche. La cosa migliore sarebbe creare un tariffario ad hoc, la Regione può farlo. Noi ci sentiamo “sanità pubblica”, siamo parte integrante del sistema sanitario regionale».

Secondo Tinti il rispetto della norma nazionale «ci può essere senza penalizzare le nostre strutture ed evitando che la sanità in Sardegna vada in mano a poche multinazionali che non danno l’attuale qualità e non sarebbero utili per la Sardegna e porterebbero via risorse. La specialistica convenzionata nelle altre Regioni pesa per il 5 per cento sul bilancio della sanità, da noi solo per il 2,5. Non chiediamo niente in più, non solo che ci confermino le tariffe. Altrimenti non resteremo in piedi».

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