La Nuova Sardegna

Siccità

La grande sete dell’isola vista dall’alto

di Silvia Sanna

	Le immagine satellitari di <strong>Copernicus</strong> del <strong>Flumendosa</strong>: la prima &egrave; stata scattata il 23 gennaio 2022, la seconda il 28 gennaio 2024. Dal foto-confronto &egrave; evidente che una vasta zona del bacino artificiale si &egrave; prosciugata a causa della prolungata siccit&agrave;
Le immagine satellitari di Copernicus del Flumendosa: la prima è stata scattata il 23 gennaio 2022, la seconda il 28 gennaio 2024. Dal foto-confronto è evidente che una vasta zona del bacino artificiale si è prosciugata a causa della prolungata siccità

Le immagini dei bacini riprese dal satellite fotografano l’emergenza siccità. In due anni persi 560 milioni di metri cubi, il Flumendosa ha cambiato aspetto

11 febbraio 2024
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Sassari La parte terminale è una distesa di terra, la zona centrale del bacino si è decisamente assottigliata, delle tante diramazioni non c’è più traccia. L’immagine parla da sola, racconta gli effetti devastanti della prolungata siccità sulla Sardegna che ha prosciugato le riserve idriche sulle quali l’isola fa affidamento.

Dal satellite La fotografia è stata scattata da Copernicus, il sistema satellitare europeo, il 28 gennaio, due settimane fa. E la stessa immagine è stata messa a confronto con quella analoga, che era stata scattata due anni fa, il 22 gennaio 2022. Protagonista il lago alto del Flumendosa, bacino artificiale che fornisce acqua nell’area sud est dell’isola. La differenza è notevolissima: la portata d’acqua del bacino è ridotta di circa la metà. Colpa di due anni particolarmente siccitosi, soprattutto il 2023, segnati da temperature anomale tra l’autunno e l’inverno e precipitazioni ridotte al minimo. Insufficienti per garantire un livello di riempimento adeguato degli invasi: quasi tutti, oggi, viaggiano al 50 per cento della portata. Una situazione resa ancora più complicata dal fatto che la portata autorizzata è sempre molto bassa rispetto alla reale altezza degli invasi per via di collaudi spesso annunciati e sempre rimandati. Proprio di questo discuterà anche oggi la cabina di regia convocata dall’Adis, alla ricerca di soluzioni veloci per dare risposte al grido d’aiuto che arriva dalle campagne. In alcune zone dell’isola, come la Baronia, i rubinetti sono rimasti chiusi: niente acqua per i campi perché non è possibile dilapidare le poche scorte. E decisioni fotocopia potrebbero arrivare presto anche nelle aree coperte da altri Consorzi di bonifica: tutti hanno ricevuto le domande degli agricoltori entro il 31 gennaio e ora aspettano per valutare i passi successivi.

La situazione Di certo, le due giornate di pioggia appena trascorse non hanno influito nella situazione generale: la poca acqua invasata non basterà di certo per affrontare con serenità l’arrivo dei mesi più caldi, quando i consumi d’acqua lieviteranno a dismisura e potrebbero scattare limitazioni anche per quanto riguarda gli usi civili. La fotografia del Flumendosa fatta dal satellite fa intuire che le eventuali contromosse alla siccità stanno arrivando con notevole ritardo: già dai primi mesi del 2023, infatti, il livello di bacini e invasi ha iniziato a calare rapidamente.

I numeri La conferma arriva dai numeri. Alla data del 31 gennaio 2022, pochi giorni dopo rispetto al momento in cui fu scattata dal satellite la prima immagine del Flumendosa, gli invasi isolani contenevano 1.517 milioni di metri cubi d’acqua, pari all’83,2% della portata autorizzata, con un indicatore di stato pari a 0,55 che sanciva la normalità. Un anno dopo, il 31 gennaio 2023, i milioni di metri cubi d’acqua invasati erano 1398, con un calo di 119 milioni: la percentuale di riempimento era del 76,6% e l’indicatore di stato era 0,45: era già scattata la “vigilanza”. Oggi il quadro è nettamente peggiorato: il 31 gennaio 2024 – tre giorni dopo la foto più recente di Copernicus del Flumendosa – i milioni di metri cubi invasati erano appena 958. Gli invasi raccolgono metà dell’acqua autorizzata, l’indicatore di stato 0,20 indica il pericolo, la necessità di interventi urgenti. In due anni sono 560 i milioni di metri cubi d’acqua in meno, la grande sete è arrivata senza che si facesse nulla per fermarla.

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