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Le cinque proposte degli emigrati ai quattro candidati governatori

di Luciano Piras
Le cinque proposte degli emigrati ai quattro candidati governatori

Incontro con il presidente della Fasi, Bastianino Mossa: «Dalla continuità territoriale alla lingua sarda e all’Università del Mediterraneo, all’agroalimentare e al turismo sostenibile»

23 febbraio 2024
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Nuoro Dalla legge sull’emigrazione alla continuità territoriale, dall’autonomia speciale al patrimonio identitario, all’agroalimentare e turismo sostenibile. È la «proposta programmatica per la prossima legislatura regionale articolata in cinque punti», spiega Bastianino Mossa, presidente della Fasi, la Federazione delle associazioni sarde in Italia. Una proposta scritta in sei cartelle portata all’attenzione degli aspiranti governatori della Sardegna. Quattro candidati, quattro incontri. Il mondo degli emigrati va dritto al sodo, con idee e progetti concreti. Veterinario di Bultei di casa a Piacenza, Mossa è sbarcato nell’isola martedì mattina assieme a Carlo Becciu (origini di Mores), direttore generale di SardaTellus, il braccio operativo della Fasi per promuovere i prodotti tipici della Sardegna.

I due hanno così incontrato Lucia Chessa, a capo della lista Sardigna R-esiste; Paolo Truzzu, esponente del centrodestra; Renato Soru, alla guida della Coalizione sarda; e Alessandra Todde, leader del Campo largo.

«I sardi fuori dalla Sardegna e sparsi in Italia, in Europa e nel mondo, sono parte integrante del popolo sardo» è la premessa di Bastianino Mossa. «La nostra Federazione e le altre organizzazioni in virtù delle finalità statutarie, delle attività svolte e della esperienza storica cinquantennale – aggiunge – , sono direttamente interessate alle sorti della terra d’origine, al suo benessere materiale, al suo sviluppo culturale e morale ed economico». «Sono circa 2.500.000 i sardi nel mondo, considerando le seconde e terze generazioni» sottolinea.

Evidente che il primo punto da trattare è la Legge regionale 15 gennaio 1991 n° 7 “L’emigrazione”. «Sono trascorsi oltre 30 anni e la legge va aggiornata e adeguata soprattutto in alcuni punti» mette in chiaro il presidente della Fasi. Necessario il «riconoscimento dei Circoli quali vere e proprie ambasciate di Sardegna». Necessario «il Dipartimento dei sardi nel mondo» come pure «la Consulta dell’emigrazione e la Confederazione europea dei Circoli sardi». «Attraverso il Fondo per l’emigrazione sarebbe opportuno permettere ai Circoli di acquistare le sedi, affinché diventino di proprietà». «Va poi sostenuto il “principio di insularità” in Costituzione» spiega ancora Mossa, da sempre in prima fila con la Fasi a fare pressing per i collegamenti marittimi e aerei per «una vera continuità territoriale» («il modello tariffa unica di continuità è quello che preferiamo»), per la «progressiva riduzione delle servitù militari», per garantire «più istruzione e ricerca», per fare della Sardegna un «punto di riferimento geografico fra nord e sud del mondo, istituendo una vera e propria Università del Mediterraneo». E ancora: ambiente, agroalimentare e turismo sostenibile, sono tre pilastri del bilancio dell’isola. Senza dimenticare la lingua sarda, “sa limba”, e l’intero patrimonio culturale sardo.

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