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Sport e salute

La giungla dei certificati medici sportivi per le palestre, c’è chi fa gli esami a distanza

La giungla dei certificati medici sportivi per le palestre, c’è chi fa gli esami a distanza

Le regole rigide valgono soltanto per l’attività agonistica

16 marzo 2024
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Sassari «Basta un poliambulatorio, di quelli che spuntano come funghi, o una farmacia in cui si viene sottoposti a un controllo superficiale in assenza di un medico, per ottenere un certificato in “telerefertazione” che consente di iscriversi in palestra e praticare sport non agonistico. Quasi sempre non succede niente, ma quando poi si verifica una tragedia ci si domanda che tipo di controlli siano stati fatti». Per Antonello Cuccuru, medico sassarese, presidente della Federazione italiana medici dello sport della provincia di Sassari, il problema è molto più grande di quello che si possa pensare.

«È una questione molto delicata – spiega il medico – che recentemente ho segnalato anche ai Nas, preposti a questo tipo di controlli. Purtroppo, nonostante si tratti di salvaguardare la vita delle persone – aggiunge Cuccuru – viene lasciata la possibilità di certificare che una persona è sana e può fare attività fisica anche a chi non ha il titolo per farlo. È possibile – denuncia il presidente della Fmsi di Sassari – ottenere un certificato con la firma di un medico che non ha mai visto in faccia il paziente».

Se per lo sport agonistico le regole sono più rigide, per le discipline non agonistiche ottenere il via libera per allenarsi è molto meno complicato. «I medici di base e i pediatri – spiega Antonello Cuccuru – possono rilasciare il certificato solo ai propri pazienti, dopo un anamnesi familiare, un’auscultazione, un elettrocardiogramma a riposo e la misurazione della pressione arteriosa. È chiaro che in una farmacia tutti questi controlli non vengono eseguiti – aggiunge Cuccuru – ma ci si affida a un medico non presente, che sulla base di una misurazione della pressione arteriosa, firma un certificato a distanza e consente a un paziente di praticare sport senza andare a indagare su familiarità o problemi che solo una visita approfondita può far emergere».

Molto più rigide sono le regole per chi pratica sport agonistico. «In quel caso – spiega Antonello Cuccuru – gli unici che possono rilasciare un certificato che consente di praticare attività sportive sono i medici dello sport. I principali esami a cui viene sottoposto l’atleta – aggiunge il medico – sono la spirometria, l’elettrocardiogramma sotto sforzo, il test visivo e l’esame delle urine. Tuttavia, a seconda della disciplina praticata, il medico può prescrivere ulteriori esami». Il certificato ha validità annuale. L’Italia è tra i paesi che registra il minor numero di decessi che si verificano nel corso di attività sportive, proprio perché la nostra legislazione obbliga l’atleta che vuole praticare sport a livello agonistico a sottoporsi a una visita medica specialistica che attesti l’idoneità. Purtroppo però ci sono anche i casi in cui il cuore si ferma senza dare avvisaglie. Sono circa 400mila ogni anno in Europa i casi di arresti cardiaci improvvisi, 60 mila soltanto in Italia. Solo nel 58 percento dei casi chi assiste interviene con le manovre salvavita (massaggio cardiaco, ventilazioni) e in una percentuale ancora più esigua - il 28 percento dei casi - con il defibrillatore. La sopravvivenza è di circa l’8 percento.

La strada per ridurre l’impatto di questo fenomeno, che si verifica il più delle volte al di fuori di un ambiente sanitario, come è accaduto ieri mattina in palestra, è chiara da tempo. Bisogna riconoscere che si tratta di un arresto cardiaco, chiamare il 112, cercare un defibrillatore e cominciare la rianimazione. Nel 2021 l’Italia si è dotata di una legge tra le più avanzate in Europa, che potrebbe portare a raggiungere i risultati ottenuti dalla Danimarca, dove in 10 anni si è riuscito a triplicare la sopravvivenza delle vittime di arresto cardiaco. La legge disciplina i principali aspetti della rianimazione, dall'obbligo della presenza di defibrillatori in ambienti pubblici alla formazione a scuola. «A tutto questo –conclue Antonello Cuccuru – bisognerebbe aggiungere più severità nei controlli e forse qualche tragedia si potrebbe evitare». (l.f.)

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