La Nuova Sardegna

Intervista

Pietro Pittalis, 30 anni di Forza Italia: «Una grande storia che prosegue»

di Umberto Aime
Pietro Pittalis, 30 anni di Forza Italia: «Una grande storia che prosegue»

Il ricordo: «Berlusconi? Grande uomo e visionario, è ancora con noi»

27 marzo 2024
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Cagliari Trent’anni fa, il 27 marzo del 1994, Silvio Berlusconi vinceva per la prima volta le elezioni politiche, dopo aver fondato Forza Italia qualche mese prima. Fu uno stravolgimento per la politica. A fare questo viaggio nella storia (e non solo) è Pietro Pittalis, deputato e coordinatore regionale del partito.

Quale fu la sua reazione all’epoca?

«Allora Silvio Berlusconi ebbe il grande merito di mettersi generosamente in gioco in una stagione, quella italiana dei primi anni novanta, segnata da laceranti conflitti. Poi, nei decenni, ha saputo interpretare un ruolo di primissimo piano, tanto nelle vesti istituzionali quanto di leader. A lui si deve la nascita non solo di Forza Italia ma del centrodestra e del bipolarismo».

Dopo un passato vissuto nei partiti di centro, perché Pietro Pittalis decise di aderire al nuovo partito?

«Forza Italia rappresentava allora, e la sua storia trentennale lo conferma ancora oggi, l’espressione autentica di quel progetto politico europeista, atlantista, liberale e riformista, fortemente ancorato ai valori cristiani, nel solco del pensiero di De Gasperi e Don Sturzo. Pensiero che così abbiamo tenuto vivo, e non era affatto scontato che fosse possibile, per poi rilanciarlo in chiave moderna proprio grazie alla lungimiranza di un grande visionario della politica, Silvio Berlusconi».

Per Forza Italia ci sono stati gli anni del boom elettorale poi il declino e infine la risalita. È stato tutto sempre abbastanza se non molto complicato e controverso.

«La nostra storia è contrassegnata da grandi successi e da sconfitte che non hanno però mai fatto perdere la centralità del partito e del nostro leader nella vita democratica del Paese. Il rinnovamento di Forza Italia, in cui negli ultimi anni s’è impegnato molto il presidente Berlusconi, ci ha consentito di aprire alla partecipazione donne e uomini che rappresentano energie nuove, giovani, espressione di quella Italia che oggi non partecipa alla vita pubblica, ma rappresenta il cuore pulsante, nel lavoro, nell’impresa, nelle professioni, nelle università».

L’anno scorso la scomparsa di Berlusconi: dalla testimonianza politica a uno o più ricordi personali.

«Con la sua scomparsa non se n’è andato solo un grande politico ma una persona di grande umanità, esempio di lungimiranza illuminata, generoso e grande sportivo. Personalmente ho perso un riferimento politico e una guida, al quale devo il mio impegno diretto nelle istituzioni, ma soprattutto un amico con il quale ho condiviso anni di battaglie per la libertà e il bene dell’Italia. Da lui ho imparato molto sull’importanza dell’esempio e sul rispetto sacro che aveva per le persone. Porto con me i ricordi dei nostri incontri, dei tanti consigli e del suo amore smisurato per i sardi e la Sardegna. Silvio Berlusconi è ancora con noi».

Ora l’attualità. A livello nazionale sembrate essere sempre più l’ago della bilancia nei rapporti spesso difficili fra Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

«La nostra è una grande storia che prosegue e si rinnova con la preziosissima guida, con coerenza e competenza, di Antonio Tajani, che rappresenta la cifra della moderazione e dell’equilibrio non solo nel delicato ruolo di vicepresidente del Consiglio dei ministri e di ministro degli Affari Esteri ma anche nel rapporto, leale e cordiale, con Giorgia Meloni e Matteo Salvini».

Però Fdi continua a fare l’asso pigliatutto.

«Oggi Fratelli d’Italia rappresenta, nel panorama politico nazionale, circa il 30 per cento degli elettori ed è giusto assegnarle il ruolo che le spetta. Abbiamo visto in tutte le competizioni elettorali, nazionali e locali, che a vincere è un centrodestra plurale, nel quale nessuna forza politica è autosufficiente. Quello che vince è un centrodestra capace di esprimere una classe dirigente qualificata e soprattutto credibile agli occhi della gente. Vince il centrodestra che è capace di aprirsi al dialogo e sa ascoltare le espressioni di quella società civile che fatica a riconoscersi nell’offerta di una politica distratta e assente, che sembra aver smarrito la bussola».

Antonio Tajani ha preso in mano lo scettro.

«E stato acclamato all’unanimità dal Congresso, con una convergenza ed una unità degna di un vero leader».

Con oltre 43 mila voti alle Regionali, avete ridimensionato il peso della Lega.

«Con la Lega abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione e fra noi esiste una sana competizione. Forza Italia i voti li cerca e li cercherà in quel grande spazio che va dalla Meloni alla Schlein e mi auguro che i nostri alleati crescano nel consenso».

Però avete perso le Regionali, o è stato il vostro candidato presidente a essere sconfitto?

«È indubbio che siano stati commessi errori, primo tra tutti il ritardo nel proporre il candidato governatore. Quant’è accaduto alle Regionali penso ci debba far riflettere per evitare lo stesso errore in futuro».

Se fosse stato Pietro Pittalis a guidare il centrodestra, cosa avrebbe fatto nei suoi primi cento giorni?

«Intanto, approfitto dell’occasione per formulare alla presidente Alessandra Todde gli auguri di buon lavoro. Penso che la realizzazione di qualunque programma debba essere preceduto da un dialogo e confronto tra le forze politiche di maggioranza e opposizione e dal coinvolgimento delle parti sociali, economiche e produttive della nostra Isola. Solo così sarà possibile affrontare i temi che possono dare prospettiva di benessere ai sardi. Penso all'insularità, alla mobilità, alla sanità, alle infrastrutture, al tema dei temi: il lavoro».

Subito dopo il 25 febbraio, è stato nominato coordinatore: incarico complicato.

«Sono grato ad Antonio Tajani per la fiducia accordatami. Mi è staro affidato un ruolo complesso e difficile, con la consapevolezza, però, che ho eredito un partito in buona salute grazie al lavoro in questi anni da Ugo Cappellacci, che ringrazio, e da tutta la classe dirigente di Forza Italia».

Ora le Comunali a Cagliari, Sassari e Alghero, insieme alle Europee. Le campagne elettorali non finiscono mai.

«Ci prepariamo per le Europee con grande ottimismo e grande fiducia. Tutti i riscontri ci sono favorevoli, il trend di crescita è confermato dai sondaggi. Vogliamo riconquistare lo spazio elettorale che Forza Italia ha sempre avuto nella sua storia. Noi siamo la componente italiana del Partito Popolare Europeo, la maggiore famiglia politica europea, quella che esprime oggi e continuerà ad esprimere i vertici delle istituzioni europee».

E alle Comunali?

«Forza Italia, in questo caso, propone un metodo nuovo: partire dai programmi, dai bisogni delle persone e proporre soluzioni adeguate e fattibili, senza slogan inutili e promesse che non potranno essere mantenute, affidando la guida a persone ben integrate e capaci di ascoltare».


 

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