La Nuova Sardegna

La protesta

Docenti sardi in viaggio per la prova orale del concorso

Docenti sardi in viaggio per la prova orale del concorso

Sedi accorpate in Toscana, Piemonte e Liguria: «Così siamo discriminati». E il sindacato Anief scrive al ministro Valditara: «Situazione gravissima»

28 marzo 2024
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Sassari È rivolta tra i docenti sardi che hanno superato lo scritto per l’abilitazione e che ora si preparano a sostenere l’orale. Per farlo dovranno sobbarcarsi un’impegnativa (e dispendiosa) trasferta sulla penisola, a differenza dei loro colleghi “continentali” che probabilmente potranno risolvere tutto con un viaggio in treno. Le sede degli orali sono state individuate in diverse regioni: Toscana, Piemonte, Liguria. «È iniziato il turismo concorsuale – lamenta un docente dell’Oristanese –? Chi ha pianificato questa pietosa dislocazione, ha un’idea di cosa significhi per una mamma con figlio in tenera età doversi spostare con il rincaro dei biglietti aerei, affittare un B&B portarsi i bimbi al concorso etc etc. Ma chi le pianifica queste regole vive sulla terra o su Marte?»

Qualcuno ha chiesto aiuto ai sindacati: un’insegnante di lingua francese che ha superato le prove scritte, e che ora dovrà affrontare una doppia prova orale, in Toscana e Piemonte, si è rivolta all’Anief. «Denunciamo con forza la discriminazione determinata dalle incomprensibili ed insostenibili scelte organizzative del Ministero dell’Istruzione e del Merito». È la stessa professoressa a raccontare la sua situazione: «Vivo in provincia di Sassari e partecipo per i posti per insegnare francese alle medie e alle superiori in Sardegna. Per la prova orale, le mie classi di concorso sono state accorpate in due diverse regioni, per cui, secondo il Ministero dell’Istruzione, dovrei svolgere una prova in Toscana ed una in Piemonte».

È pur vero che in passato, in presenza di numeri esigui, c’è sempre stato l’accorpamento per classi di concorso, ma ciò non toglie che questo fatto continui a creare delle disparità tra i docenti sardi e quelli del resto d’Italia: «Questo è discriminatorio, innanzitutto dal punto di vista economico – protesta ancora la docente sassarese –. Infatti partire da e per la Sardegna, da aprile in poi, ha un costo non indifferente. Si veda il continuo dibattito sul “caro biglietti”, senza contare che, probabilmente, dovrei partire almeno un giorno prima, organizzando tutto questo in pochi giorni, dato che verremo avvisati via mail 15 giorni prima».

Il costo del biglietto aereo non è l’unico: chi arriva dalla Sardegna non può permettersi il rischio di arrivare in ritardo o di non arrivare e quindi mette in conto almeno un pernottamento se non due. «Inoltre – sottolinea la professoressa - la traccia per l’esame viene estratta 24 ore prima, quindi la conoscerei in viaggio, alla meglio in un b&b, dove materialmente dovrei preparare un power point per la presentazione con tutto ciò che questo comporta a livello di concentrazione e non solo, per una prova che vale il mio futuro economico e lavorativo». I docenti sardi protestano, rimarcando l’aspetto «discriminatorio» di questo sistema. «Verrei valutata per la mia capacità di spesa per sostenere l'esame, più che per la mia reale preparazione», conclude la docente sassarese.

L’Anief ha scritto al ministro Giuseppe Valditara, per «denunciare con forza la discriminazione in sede concorsuale». Secondo l’Anief ci si trova fronte «alla gravissima situazione dei pochi posti disponibili (la somma tra le due classi di concorso è pari a 20), del costo e degli orari dei trasporti verso il “Continente” per i cittadini sardi».

E al di là della «inaccettabile discriminazione economica determinata dalle scellerate scelte ministeriali», viene messa in pericolo anche la dimensione professionale «relativa alla preparazione della docente precaria, strutturata con l’impiego di materiali vari e la partecipazione a corsi di preparazione che richiedono un investimento non marginale. «Noi sardi – conclude la docente – siamo penalizzati rispetto ad altri nostri colleghi continentali ed il mio obiettivo è quello di fare arrivare questa mia voce più lontano possibile nella speranza che anche altri colleghi sardi mi aiutino a farla diventare sempre più alta».

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