Costa Smeralda, modello edilizio da esportazione: ville e hotel pensati con materiali di qualità
L’architetto Efisio Onali: «Lo stile degli inizi si è trasformato. Oggi c’è una architettura nuova, fatta da tecnici sardi, radicati nella cultura gallurese, ma con esperienze internazionali»
Porto Cervo Modello di edilizia da esportazione che ha mostrato al mondo come trasformare in polvere di stelle il grigio cemento. Metri cubi di qualità. Con ville sculture, pensate negli anni Sessanta come gioielli architettonici da incastonare nella macchia mediterranea. Modello Costa Smeralda. Amato, elogiato, finito nei libri di storia. Ma anche criticato, odiato per quella sua natura più mediterranea che legata alla tradizione sardo gallurese pur utilizzando materiali quattro mori come granito, ginepro, pietra. E mentre lo stile Costa Smeralda diventava icona, simbolo, marchio di fabbrica del sogno del principe, piano piano si evolveva, subiva una lenta trasformazione senza rinnegare mai la sua essenza. E questo per diverse ragioni. Culturali prima di tutto.
Menti sarde internazionali «Negli anni Duemila sono tornati in Sardegna e in Gallura nuove generazioni di architetti sardi che hanno lavorato in giro per il mondo», spiega Efisio Onali, uno di quei tecnici tornato nell’isola dopo aver respirato anni di cultura architettonica del mondo. 58 anni, laureato in architettura a Firenze con indirizzo Pianificazione ambientale vanta esperienze professionali in Brasile, Grecia, Francia, Ucraina. Dal 1996 ha uno studio specializzato in ville e hotel. «Come tanti altri colleghi, che hanno maturato esperienze all’estero, anche negli Stati Uniti, e che cercano di unire i materiali e la cultura dello stazzo con delle idee più internazionali. E infatti l’architettura in Costa Smeralda ma anche ad Arzachena, Palau, Olbia sta cambiando con un ritorno alle origini». Nessun negazione o rigetto del valore dell’originale modello Costa Smeralda.
Costa Smeralda 2.0 Nessuno intende ripudiare le gloriose origini della storia del turismo in Sardegna e dell’architettura di qualità. Solo la certificazione di una seconda architettura Smeralda germogliata dalla prima ma poi venuta su con una sua precisa identità. «Gli elementi positivi della prima Costa Smeralda devono essere sempre tenuti in considerazione – spiega l’architetto Onali –. Non si possono certo rinnegare gli effetti positivi della prima Costa Smeralda, in particolare l’attenzione nell’inserimento degli edifici nel contesto ambientale. Ma c’è una innovazione, che pur mantenendo gli elementi di base è legata a un gusto e a un pubblico più internazionale».
La tecnologia A tracciare la rotta di una edilizia di qualità 2.0 griffata Costa Smeralda si aggiunge un altro elemento. Il supporto straordinario della tecnologia che consente di utilizzare i materiali della tradizione sarda in modi nuovi rispetto al passato. «Marmo di Orosei, granito San Giacomo, legno, ginepro oggi possono essere tagliati e utilizzati in mille modi differenti. Il granito può essere affettato in modo così sottile da essere usato come rivestimento. Il terzo aspetto è che le ville, così come gli hotel devono essere belli ma anche funzionali e attenti alla sostenibiità. Non più case scultura ma abitazioni funzionali. «Negli Sessanta le case erano concepite come delle sculture, bellissime da vedere ma poco funzionali per viverci, anche in virtù dell’uso che ne veniva fatto. Oggi la maggior parte delle case viene utilizzata per tutto l’anno o buona parte di esso», spiega Onali.
Verde bello e bio L’inserimento verde, elemento distintivo della prima Costa Smeralda rimane ma si evolve. All’aspetto estetico si aggiunge però ora quello bioclimatico. Che diventa prioritario rispetto alla bellezza. Con una evoluzione concettuale che non si applicano solo alle ville. «Ma anche ai nuovi hotel – sottolinea Onali _. L’inserimento nel verde non è più solo una questione di mimetizzare il più possibile la casa o l’albergo nel contesto naturalistico. Ma è soprattutto una scelta bioclimatica, a cui sono collegati i temi della coibentazione e della classificazione energetica. Nei casi di demolizione e ricostruzione o ristrutturazione, che sono sempre di più, per via delle normative ma anche della tendenza a recupero dell’esistente, si punta al consumo energetico zero. Con recupero delle acque reflue e piovane, con riutilizzo dell’energia per scaldare le piscine. Un discorso culturale e sensibilità ambientale che, chi ha grosse capacità economiche ci tiene a portare avanti».
I tetti giardino In questa direzione vanno anche i tetti giardino, per intenderci quelli che hanno reso famoso il Pitrizza. «Si utilizzano non solo nelle ville ma anche negli alberghi – aggiunge l’architetto Onali –. E non hanno solo un valore estetico. E la tecnologia viene incontro per prevederli non come semplici coperture verdi ma veri e propri giardini con alberi importanti sul tetto. A Bilbao ad esempio sui tetti vengono piantati ulivi di diversi metri di altezza. Schema che stiamo replicando in un albergo in costruzione». Scelte che migliorano il microclima, consentono il risparmio energetico, riducono l’inquinamento atmosferico e sono, rallentano la velocità di deflusso delle acque. Un tema declinato anche nelle piscine. «Si possono fare piscine a basso consumo, senza l’utilizzo di materiali inquinanti. Quelle naturali al 100 per cento che ci sono ad esempio nel nord Europa non sono di moda. Nessuno intende rinunciare al color cielo dell’acqua delle piscine. E la piscina naturale al 100 per cento prevede l’utilizzo di erbe filtranti all’interno che però sacrificano l’aspetto ceruleo dell’acqua».
Il nuovo concetto di villa Prima era la casa scultura. «Oggi è una casa che rimane un elemento culturale e artistico importante ma in cui innovazione, tecnologica, temi bioclimatici ed esperienza internazionale dei progettisti sta portando a un prodotto diverso a cui si aggiunge una forte connotazione della cultura architettonica dello stazzo che a mio avviso produce prodotti migliori. Perché si mantiene la nostra architettura tradizionale dello stazzo che però si evolve in una architettura nuova, diversa da tutti perché non è Ischia, non è quella di Mikons ma solo nostra e che è destinata a diventare la nuova architettura della Costa Smeralda – conclude Onali -. Perché quando la Costa Smeralda è nata avevamo due geometri. Oggi fortunatamente abbiamo tanti architetti e ingegneri che hanno fatto esperienze internazionali nel corso degli anni ma che hanno le radici salde nella cultura gallurese e che sono naturalmente predisposti a valorizzarla seppur reinterpretandola in chiave contemporanea».
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