La Nuova Sardegna

Una città e le sue storie
Una città e le sue storie – Sassari

Cavalcata sarda, quando i colori dell’isola invadono le strade di Sassari

Cavalcata sarda, quando i colori dell’isola invadono le strade di Sassari

«Elemento caratteristico della Cavalcata sembra essere la ribellione a qualunque irreggimentazione. Del resto non è facile con tanti uomini e donne e cavalli dare una regola da parata tedesca a quella che è diventata una grande assemblea popolare»

01 aprile 2024
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Fra le tre grandi sfilate dell’isola – le altre due sono la processione del Redentore a Nuoro e quella di Sant’Efisio a Cagliari – la Cavalcata sarda di Sassari è l’unico evento di natura laica. Centinaia di figuranti, ognuno con indosso gli abiti tradizionali del proprio paese o le maschere del carnevale, che sfilano in mezzo a due ali di folla, non per sciogliere un voto rivolto a un santo, ma per mostrare con orgoglio il loro patrimonio culturale e materiale. «Una sorta di grande assemblea popolare della Sardegna» la definiva nel 2012 su queste pagine lo storico sassarese Manlio Brigaglia. E proprio l’occhio attento del professore ne aveva colto un altro aspetto fondamentale: «Un’invenzione turistica». Una definizione data non in termini spregiativi, ma quasi a sottolineare la lungimiranza di chi, nel 1951, diede il via a una tradizione moderna, che però affonda le sue radici nel passato.

Le prime cavalcate La tradizione non è recente, sfilate a cavallo se ne registrano tante, nella storia moderna sassarese. Sempre svolte per celebrare ricorrenze legate alla vita o alla morte di sovrani e imperatori spagnoli. Brigaglia però individua un altro precedente storico, che sembra rompere il rapporto della Cavalcata con l’istituzione monarchica, iberica prima e sabauda poi. «Quando, nel febbraio del lontanissimo 1796, il giudice Giovanni Maria Angioy, inviato dagli Stamenti sardi, entrò a Sassari per moderare la tirannia dei baroni, lo seguiva un imponente corteo di uomini a cavallo. Arrivò in piazza del Duomo, i canonici si affacciarono sul sagrato e lo benedissero. Secondo alcuni, fu quella la prima Cavalcata che Sassari abbia conosciuto». Angioy, l’uomo d’ordine inviato per combattere l’oppressione feudale, che poi si ribellò alla monarchia diventando il protagonista della Sarda rivolutzione, come antesignano di una manifestazione che ha il suo progenitore diretto, in un evento organizzato per intrattenere il re Umberto e la regina Margherita in visita a Sassari. Ironia della sorte, o meglio, della storia.

1899 La mente che sta dietro la prima edizione contemporanea della Cavalcata è quella poliedrica di Enrico Costa. La coppia reale era in visita in Sardegna e avrebbe dovuto inaugurare, a Sassari, il monumento a Vittorio Emanuele II in piazza d’Italia. Costa pensò di intrattenerli organizzando una Esposizione di costumi sardi. «Parteciparono 410 coppie a cavallo, 214 cavalieri senza donne, 297 donne a piedi: in totale 1331 persone, 624 uomini e 707 donne» racconta Brigaglia. Negli anni ne seguirono altre, sempre in onore ai sovrani di casa Savoia, ma la rivoluzione arrivò nel 1951, quasi per caso.

Invenzione turistica Fu un’operazione che oggi verrebbe definita di marketing territoriale. In un’epoca, però, in cui la Sardegna a mala pena si affacciava su un mercato turistico ancora in costruzione. «La prima Cavalcata – scriveva Brigaglia nel 2016 – inaugurò, senza saperlo, una tradizione cui sarebbe quasi impossibile rinunciare». L’occasione fu il XV congresso italiano del Rotary, svolto in crociera sul transatlantico “Conte Biancamano”. I rotariani sassaresi, insieme all’Ente provinciale per il turismo guidato da Sergio Costa e diretto da Felice Mura e al Comune guidato dl sindaco a Oreste Pieroni, organizzarono una rassegna di gruppi folk in abito tradizionale, per allietare la gita sassarese dei delegati del Rotary, sbarcati dal “Biancamano” ancorato nella rada di Porto Conte. Una manifestazione nata, sul modello ideato nel 1899 da Costa, per intrattenere i visitatori forestieri. E di cui, ricorda Brigaglia, i sassaresi sapevano poco o nulla, fino al giorno in cui si tenne. Ma fu una bella sorpresa, tanto che le cronache della Nuova raccontano di 50mila spettatori accalcati sul percorso, citando come fonte i conteggi svolti da polizia e carabinieri. Un successo tanto vasto, e inaspettato, che da allora «la Cavalcata sarda diventò tradizione».

Oggi Fu così che la Cavalcata attraversò tutta la seconda metà del secolo, arrivando fino all’edizione 2024, la 73esima, in programma fra poco più di un mese. Domenica 12 maggio, con uno strappo alla regola che la fissava nella penultima domenica di maggio. Un accorgimento adottato per evitare di sovrapporsi alla Festha Manna di Porto Torres: le celebrazioni dei martiri turritani cadono nella domenica di Pentecoste e, trattandosi di una manifestazione religiosa, non possono essere spostate. Niente di sorprendente, se si pensa ancora una volta alle parole di Manlio Brigaglia: «Il fatto è che elemento caratteristico della Cavalcata sembra essere la ribellione a qualunque tentativo di irreggimentarla. Del resto non è facile con tanti uomini e donne e cavalli dare una regola da parata tedesca a quella che è diventata, e resta, come una sorta di grande assemblea popolare della Sardegna». (dav.pi.)

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