La Nuova Sardegna

La rottura

Alessandra Zedda candidata dal centrodestra, il Psd’Az rompe: liberi dalla Lega

di Umberto Aime
Alessandra Zedda candidata dal centrodestra, il Psd’Az rompe: liberi dalla Lega

Cagliari, la scelta dell’ex azzurra ora con Salvini manda in frantumi la coalizione. L’ex assessore Chessa: «Finalmente non siamo più schiavi del Carroccio»

04 aprile 2024
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Cagliari Le due facce del Centrodestra, fra loro ormai abbastanza diverse, sono entrambe sorridenti o almeno così hanno deciso di apparire all’indomani dello strappo. Sono quelle di Alessandra Zedda, ora in quota Lega, dopo un lungo trascorso dentro Forza Italia, e di Gianni Chessa, sardista e «tale rimarrò a vita».

Alessandra Zedda In queste ore, dopo un bel po’ di tumulti interni, la coalizione l’ha designata candidata sindaco unitaria (o quasi) per Cagliari. «Avevo già fatto altre scelte di vita – ha svelato e raccontato – non ricandidandomi alle Regionali, ma sono stata chiamata, convocata, e non potevo certo dire di no a chi da sempre vive e lavora con me nella mia stessa Casa politica. Non potevo che dare una risposta se non, come ho fatto, con un mio sì bello rotondo, convinto e appassionato».

Gianni Chessa L’altra faccia del centrodestra, o meglio che ne faceva parte fino all’altro giorno, è quella dell’ex assessore regionale al turismo. Nonostante si fosse messo a disposizione della coalizione, come portabandiera per le Comunali, dalla stessa è stato bocciato ancor prima di scendere in campo. Però comunque è contento. Perché? «Perché finalmente – ha dichiarato con entusiasmo – sono riuscito a liberare il partito dalla schiavitù della Lega. L’altro giorno sono stato io, lo sottolineo, a pretendere il comunicato con cui, come sardisti, abbiamo rotto col centrodestra e il Carroccio in particolare. Siamo di nuovo liberi e con le mani libere».

Prima conferenza stampa All’esordio ufficiale di Alessandra Zedda hanno partecipato tutti i partiti della coalizione, meno i sardisti è ovvio. Potrebbe essere proprio lei, in caso di vittoria, la prima donna sindaco di Cagliari, anche se poi al tavolo ha trovato solo capi delegazione maschi. «Da donna – ha detto – sono profondamente onorata che la scelta sia ricaduta su di me. Oggi, come Centrodestra, lanciamo una sfida al femminile per governare Cagliari, che è la città più bella del mondo. Per me è un grande onore che mi abbiano dato la possibilità di amministrarla. In realtà non mi vedo proprio come una donna, perché negli anni sono stata speso una spina nel fianco per loro – ha sottolineato rivolgendosi a chi le stava attorno – Io esprimo l'altra metà del cielo, perché questo sono le donne, e siamo e saremo sempre un valore aggiunto nella politica». Di Cagliari, ha parlato molto e abbastanza anche del sindaco uscente Paolo Truzzu, Fdi, ma che continua a essere soprattutto il candidato presidente sconfitto alle Regionali, e nei seggi bocciato proprio dai cagliaritani. «Sono pronta a raccogliere la sua eredità in tutto e per tutto. Quale sarà la mia stella polare? Recuperare la fiducia degli elettori, convincendoli che il Centrodestra è ancora la forza migliore perché qui tutti possiamo vivere sempre meglio». Sa bene di aver già perso per strada una colonna del Centrodestra, il Psd’Az, però è fiduciosa: «Spero che questo strappo nasca solo e semplicemente da un momento di forte dialettica politica all’interno dell’alleanza. Credo, invece, che le ragioni per cui finora i sardisti sono stati nel Centrodestra, possano continuare a essere il nostro e il loro punto di forza per rimanere ancora uniti. Insieme abbiamo perso una competizione, le Regionali a febbraio, sempre insieme, stavolta a giugno, possiamo prenderci la rivincita».

Dichiarazioni volanti Rispetto alla conferenza stampa organizzata da Alessandra Zedda quella di Gianni Chessa è stata improvvisa. Pochi minuti dopo l’annuncio ufficiale da parte dei suoi ormai ex compagni di viaggio, è apparso in Consiglio regionale. Con fare battagliero, è andato subito al nocciolo. «È vero – ha detto – c’era anche il mio nome in campo per le Comunali. Ma state attenti a quel che dico, c’era ma adesso non c’è più». È dispiaciuto e amareggiato per non essere stato preso in considerazione? «Tutt’altro. Giochi e giochetti vari erano già tutti concordati, blindati, da tanti giorni e chissà in quali stanze segrete. Però sono molto felice per com’è andata a finire». Perché? «Perché siamo stati sempre trattati malissimo negli ultimi tavoli regionali del Centrodestra. Ma ora ci siamo finalmente liberati da tutte le schiavitù che abbiamo subito in questi anni e non solo dalla Lega. Era arrivato il momento di dire basta e, come coordinatore cittadino, sono stato proprio io a chiedere immediatamente che il nostro addio diventasse pubblico». Poi: «Meritavamo rispetto e non l’abbiamo ricevuto. Ora ho raggiunto quello che era il mio vero obiettivo. Far sì che il Psd’Az tornasse ad aver le mani libere e ci sono riuscito sollecitando che, dopo quanto successo a Oristano, fosse tagliato di netto il cordone ombelicale con chi ci aveva appena offeso, convinto semmai che non avessimo alcuna dignità o che la nostra storia fosse in vendita. Per fortuna, e lo dico con forza, da adesso in poi non dipenderemo più da chissà chi, ma solo da noi stessi almeno in queste Comunali».

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