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Da antiche varietà di vitigni sardi nascono spumanti innovativi

di Luca Urgu
Da antiche varietà di vitigni sardi nascono spumanti innovativi

Presentato a Verona il progetto Akinas Spin-ov di Agris e Sardegna ricerche

16 aprile 2024
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Verona Il mondo del vino si incontra al Vinitaly, la grande rassegna che si chiude stasera a Verona dopo 4 intense giornate. E qui la Sardegna fa conoscere anche il suo universo di vitigni autoctoni, un vero unicum nel panorama internazionale. Una miriade di vitigni “minori” che si sono salvati da un’estinzione quasi certa e sono arrivati fino a noi grazie alla condizione di insularità, questa volta non un limite, ma un vero fattore critico di successo. E poi al fattore umano, ovvero alla costante resistenzialità (concetto caro al sardus pater Giovanni Lilliu) del contadino viticoltore sardo che ha coltivato con passione la vigna con quelle varietà che gli sono arrivate dalle generazioni precedenti e che ora lui consegna alle nuove.

Sardegna, Isola di biodiversità era il nome dell’incontro principale che ha tenuto alta l’attenzione degli addetti ai lavori nel padiglione numero 8 dove la Sardegna e le sue realtà enologiche si presentavano più o meno compatte. La sinergia tra Sardegna Ricerche e Agris ha consentito di illustrare il progetto Akinas Spin-ov, acronimo di spumanti innovativi ottenuti da vitigni autoctoni che ha puntato sull’ottenimento di nuove tipologie di vino spumante, ricorrendo alla valorizzazione dei vitigni locali, sia di quelli più diffusi ma anche di quelli minori. Durante la prima fase del progetto sono state passate al setaccio le vecchie vigne dell'isola, anche quelle semi abbandonate, per definire la "carta d'identità" delle varietà trovate. Successivamente è stata sperimentata la spumantizzazione, sia metodo classico che charmat che ha prodotto risultati più che promettenti per oltre 25 vitigni tra cui Granatza, Licronaxu, Pansale, Sinnidanu, Alvarega e Cranaccia Arussa.

«Akinas ha evidenziato che è possibile ottenere vini moderni e identitari da uve antiche. I risultati ottenuti indicano che con i nostri vitigni antichi ed unici è possibile produrre anche moderni spumanti», sottolinea durante l’incontro Gianni Lovicu, responsabile settore vitivinicolo di Agris e padre del progetto benedetto dal presidente dell'assoenologi Mariano Murru. «La Sardegna è un grande serbatoio dei vitigni minori e il nostro progetto di ricerca ha dimostrato che questi vini hanno una storia particolare. Sono a tarda maturazione e probabilmente ci arrivano da epoche più calde di quella attuali. E adesso in una situazione di riscaldamento possono nuovamente recitare una parte importante. Tutto questo ci consente di guardare con un nuovo ottimismo gli scenari che ci stiamo trovando davanti dal punto di vista climatico», ha rimarcato Lovicu.

L’identità e la qualità sono due dei fattori a cui l’isola si aggrappa. Per questo la narrazione del cibo, in questo caso i prodotti ittici e l’accostamento con i vini è apparsa subito suggestiva e intrigante nelle parole ma soprattutto nella lavorazione principalmente del tonno di Carloforte degli chef e ristoratori Andrea e Cristiano Rosso (“Ristorante da Andrea – Al Cavallera”). Con loro in cattedra il sommelier Pier Paolo Fiori che ha scelto i vini da abbinare. «Abbiamo proposto ricette tradizionali e altre innovative come la tartare di tonno o la nostra bottarga sempre di tonno e muggine. Sono loro la nostra storia, la base da cui partire per poi creare anche qualcosa di nuovo”, hanno rimarcato padre e figlio. Viaggio infine nel cuore dell’Isola, nel Mandrolisai e nelle strade in mezzo ai vigneti del neonato Consorzio, che fan ben sperare con i suoi produttori giovani “under 40 e nuove e innovative realtà», come ha sottolineato il presidente Massimiliano Mura.

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