La Nuova Sardegna

Primo maggio

La storia di Pietro Sanna, sopravvissuto dopo la caduta dal ponteggio: «Sono vivo, ma morto dentro»

di Salvatore Santoni
La storia di Pietro Sanna, sopravvissuto dopo la caduta dal ponteggio: «Sono vivo, ma morto dentro»

La sua storia sembra un miracolo che lascia l’amaro in bocca: non potrà più lavorare e dovrebbe riuscire a vivere con 200 euro al mese

30 aprile 2024
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Sassari Numeri e statistiche: gli incidenti sul lavoro spesso li leggiamo così, ma in realtà dietro ci sono storie che gridano vendetta. Ci sono le tragedie, che seminano i cantieri di fantasmi e svuotano famiglie, e poi ci sono quelle dei sopravvissuti, che hanno guardato la morte in faccia, ce l’hanno fatta contro ogni pronostico o parere medico, ma sono diventati invisibili. È il caso di Pietro Sanna, operaio specializzato 38enne di Sorso. La sua storia sembra un miracolo che lascia l’amaro in bocca: non potrà più lavorare e dovrebbe riuscire a vivere con 200 euro al mese.

Pietro è caduto da un ponteggio, da 6 metri. È successo il 25 maggio 2022 mentre lavorava sulla facciata del Cervo tennis club, a Porto Cervo. «In cantiere non c’era la carrucola e stavo tirando su dei secchi con una corda – racconta il 38enne –. All’improvviso sono volato giù e purtroppo ricordo più o meno tutto fino all’arrivo in ospedale. Quando ero a terra con dei dolori lancinanti, infatti, vedevo le persone che correvano a sistemare il ponteggio. Soltanto dopo hanno pensato a me. Non so come abbiano fatto a non pensare che poteva capitare a loro…».

Pietro è “tornato” dopo 33 giorni di coma e una serie di operazioni chirurgiche per sistemare le lesioni gravissime che dovrà portarsi dietro per tutta sua seconda vita. Nella prima, invece, c’era soltanto tanto lavoro e soddisfazioni, buste paga da 2.600 euro netti al mese e gioia di stare al mondo. E adesso? «Ora non posso più lavorare nel settore – riprende il giovane – ma cosa posso fare a 38 anni? Dove mi butto se non so fare altro, e ho soltanto la licenzia media? Mi hanno riconosciuto una rendita a vita di 215 euro al mese, una miseria, non ci riuscirebbe nessuno a campare così».

L’operaio di Sorso è sempre stato uno che si è dato da fare: prima il manutentore e poi le grandi opere nel nord Italia. E poi non è un novellino ma un operaio specializzato con patentini di alto rischio, abituato a lavorare nella costruzione di grandi opere. «Ho lavorato nella costruzione di una galleria a Firenze e anche a Genova. Poi sono stato tre anni in Svizzera e stavo bene, non mi è mai mancato nulla – continua a raccontare –. Ora non riesco nemmeno a fare una passeggiata o salire due rampe di scale. La mia mente vorrebbe fare ma non riesco, mi stanco subito e mi manca il fiato». Subito dopo i problemi di salute ci sono quelli economici, che a distanza di due anni dall’incidente stanno mettendo in ginocchio tutta la famiglia sorsense. «Proprio pochi giorni fa ho fatto una visita per controllare le spalle – dice ancora il 38enne – ho i tendini lesionati e devo fare altri esami che tra l’altro non mi posso permettere. Stesso discorso per la fisioterapia. Mi sento abbandonato dallo Stato, non è possibile andare così. Ora so bene che non potrò mai riavere una vita normale, ma vorrei che fosse almeno dignitosa».

Ma c’è qualcosa che Pietro Sanna cambierebbe se potesse tornare indietro nel tempo? «Certo: non sarei andato a lavorare in quel cantiere – dice ancora –. Anche perché ero indeciso. Ero appena tornato da Milano e a settembre sarei dovuto ritornare a lavorare a Genova. E allora per non fermarmi in disoccupazione, ho deciso di andare a Porto Cervo. Mai l’avessi fatto…». E ancora: «Spero che la mia storia serva da lezione a tutti i ragazzi che si dovessero trovare in una situazione come la mia: se percepite un rischio, rifiutatevi di fare quello che vi chiede il capo cantiere. Sappiate che non siete obbligati, basta un attimo per cancellare la vostra vita. Cambiate cantiere, il mondo è pieno di aziende come si deve che cercano operai qualificati».

 

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