La Nuova Sardegna

Energia

Legge taglia-eolico: i dubbi dei giuristi, i favorevoli e i contrari

di Umberto Aime
Legge taglia-eolico: i dubbi dei giuristi, i favorevoli e i contrari

Il centrosinistra presenta una mozione. Il Grig: «La moratoria regionale non basta». Anev: «Atteggiamento irrispettoso»

02 maggio 2024
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Cagliari Il «taglia eolico». È questo l’ultimo nome, il più popolare possibile, assegnato al recentissimo disegno di legge proposto dalla giunta Todde. Disegno di legge che per 18 mesi, dovrebbe bloccare la messa a terra, quindi l’installazione, degli impianti destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili, dall’eolico appunto fino al fotovoltaico. Sin da subito favorevoli e contrari alla sospensiva si sono schierati, non tanto sul testo in sé ma sugli effetti reali che potrebbe avere. Tutto questo, aspettando il voto (non sarà prima di uno-due mesi) del Consiglio regionale, che avrà l’ultima parola sulla bozza voluta dalla presidente della Regione.

Favorevoli Oggi a scendere in campo saranno i capigruppo del blocco centrosinistra-M5s, cioè della maggioranza. «Con una mozione, proporremo – si legge nell’annuncio – una giornata di protesta, analisi e studio, per contrastare i rischi del disastro ambientale che potrebbe essere provocato da un’incontrollata invasione in Sardegna delle multinazionali dell’energia». Al di là dell’invocata mobilitazione generale, tra l’altro sarà proposta una seduta straordinaria del Consiglio aperta a sindaci, parlamentari e comitati territoriali, a monte esiste anche e soprattutto una forte motivazione politica. «Oggi più che mai – sempre dal comunicato – è necessario dar forza, peso, all’ultima iniziativa della Giunta regionale, che nei fatti, con il disegno di legge, vuole avviare un percorso legislativo per favorire l’incontro tra la Regione e lo Stato sui punti più controversi, critici e più pericolosi del decreto nazionale sull’energia». Perché l’attuale «taglia eolico» – sarà il senso della conferenza stampa – dev’essere rafforzato e difeso dagli attacchi arrivati da più parti, compresi quelli di giuristi che l’hanno bollato, sintetizzando molto il concetto, come inutile. Mentre – stando alla presidente della Regione – «continua a essere l’unica strada percorribile per evitare il far west delle installazioni».

Alternativi È il fronte che sta in mezzo tra favorevoli e contrari. A capeggiarlo, con una nota molto tecnica, è il Gruppo d’intervento giuridico. «Il primo atto necessario non può che essere una moratoria nazionale. Quelle regionali non bastano, visto che finora sono state tutte dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale». A questo punto, sottolineano gli ambientalisti, bisogna partire invece da una petizione popolare nazionale (già promossa) per fermare le speculazioni e far sì che sia la Conferenza Stato-Regioni a farsi portavoce di un’ormai indispensabile moratoria sulle autorizzazioni. Sempre secondo il Grig esisterebbero poi diverse norme di salvaguardia «per evitare che il giusto passaggio alle fonti rinnovabili si trasformi in una disastrosa speculazione energetica ai danni dell’ambiente, del paesaggio, dell’agricoltura e della identità storico-culturale di ciascun Comune». Per concludere: «Prima possibile, dovrà essere anche definita la mappa delle aree idonee a livello nazionale nel rispetto di regole certe».

I contrari Su diversi blog più di un giurista, a cominciare da quelli esperti nei rapporti costituzionali, sempre molto difficili, fra lo Stato e le Regioni, ha fatto sapere che il disegno di legge sarà impugnato di sicuro dal Governo. Per poi avanzare anche più di un dubbio sull’efficacia della strada scelta dalla Giunta. Ad andare molto più per le spicce è stato un comunicato dell’Anev, l’associazione che raggruppa un centinaio di società legate all’energia eolica: «Questo disegno di legge ha dell’incredibile, perché ribadisce un atteggiamento irrispettoso verso tutte le norme esistenti». A essere ancora più dura, anche se per motivi opposti a quelli dell’Anev, è stata Sardigna Natzione. «La proposta della Giunta – scrive – non fermerà né i cantieri e tanto meno le autorizzazioni. È solo un mero tentativo di bloccare i comitati territoriali contro l’assalto delle multinazionali, ma noi andremo avanti con la nostra sacrosanta ribellione».
 

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