La Nuova Sardegna

Elezioni comunali

Giuseppe Farris: «Pronto a difendere Cagliari da chi le ha rubato l’identità»

di Andrea Massidda
Giuseppe Farris: «Pronto a difendere Cagliari da chi le ha rubato l’identità»

L’avvocato candidato sindaco con una lista indipendente. «Basta con i politicanti sconnessi dalla realtà e senza bagaglio culturale»

02 maggio 2024
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Cagliari Fa l’avvocato sin dal 1994, ma tra poco più di un mese, Giuseppe Farris, candidato sindaco alle elezioni comunali di Cagliari con una lista indipendente, se venisse eletto dovrebbe dismettere la toga per indossare la fascia tricolore e ritrovarsi comunque ad affrontare una delle cause più delicate della sua vita: tutelare gli interessi della città in cui è nato 56 anni fa e dove ancora vive insieme alla moglie-collega Valeria e al figlio Luca Alberto, studente universitario. «Voglio difendere una città – precisa senza giri di parole – che nell’ultimo decennio è stata sistematicamente violentata dalle amministrazioni comunali di destra e di sinistra che si sono succedute. Lo farò con l’apporto di un movimento civico composto da quelle competenze e quel ceto che finora non si era mai occupato della cosa pubblica». Obiettivo dichiarato: sconfiggere chi a suo avviso ha quasi cancellato l’identità del capoluogo regionale.

Giuseppe Farris, a quale elettorato intende rivolgersi, esattamente?

«La mia è una chiamata alle armi rivolta a donne e uomini, ragazzi e anziani con la testa sulle spalle, cittadini determinati a superare i confini angusti in cui ci ha relegato una classe di politicanti senza mestiere, fatta di amministratori disconnessi dalla realtà, privi del necessario bagaglio culturale, e persino della diligenza minima di chi gestisce una famiglia. Mi riferisco a chi si è avventurato nella svendita delle più imponente massa di risorse finanziarie che la città abbia mai conosciuto».

A che cosa si riferisce quando parla d’identità perduta?

«Cagliari è la più antica città d’Italia, esisteva e prosperava non soltanto prima che nascesse Roma, ma addirittura prima di Babilonia e di Gerusalemme. E una città con radici così profonde e solide non può non avere un suo carattere, una sua personalità. Ma quest’identità, appunto, è stata quasi cancellata da scelte scellerate».

Faccia qualche esempio.

«Via Roma, insieme al Poetto uno dei luoghi simbolo della nostra identità, sarà trasformata seguendo l’immaginazione di un architetto milanese radical chic (Stefano Boeri, firmatario del progetto in corso d’opera - ndr) che con il suo amato bosco orizzontale è pronto ad allontanarci definitivamente dal mare. In più qualcuno ignaro di insegnamenti vecchi e recenti ha deciso di far sferragliare su quell’arteria così importante una metropolitana di superficie, un mostro d’acciaio che corre su binari larghi otto metri. Con buona pace del primo cittadino Ottone Bacaredda, da cui prende il nome il municipio. Fu lui, già alla fine dell’Ottocento, che volle edificare quel palazzo civico fuori dalle mura di Castello, a testimonianza di una città che voleva riappropriarsi del mare e attraverso questo ritrovare un percorso di sviluppo. Ma il processo di distruzione dell’identità è iniziato prima ancora con piazza Garibaldi e piazza Gramsci, dove anziché prendersi cura dell’esistente sono stati modificati i luoghi con arredi dozzinali identici a quelli di tante altre città».

Insomma, il progetto di Boeri non le piace per niente.

«Esatto. Se diventerò sindaco mi opererò immediatamente per fare una variante in corso d’opera finalizzata a eliminare almeno il bosco orizzontale che, come dicevo, è un altro elemento che ci allontana dal mare. Poi è chiaro che il cantiere va chiuso prima possibile, anche se purtroppo poco si potrà fare per lo stupro perpetrato nei confronti dei basolati. Per carità. Sembra che questi cantieri siano stati aperti con l’intenzione di dichiarare guerra alle attività commerciali, che peraltro sono un altro elemento identitario di Cagliari, tradizionalmente città del commercio. Basta vedere la devastazione in viale Trieste: moltissimi negozi stanno già chiudendo. Se sarò eletto alla guida della città, di sicuro non accadrà mai più che un’attività produttiva ostacolata dall’esecuzione di appalti pubblici senza fine continui a versare i tributi comunali durante tutta la durata dei lavori».

A parte Bacaredda, chi salva come sindaco?

«Per stare a tempi più recenti, salvo Roberto Dal Cortivo e Mariano Delogu. Il primo, guarda caso, ottenne la sdemanializzazione dell’area del porto, il secondo fece abbattere la recinzione retaggio di scelte estranee ai bisogni della città. Entrambi fecero esattamente il contrario di ciò si sta facendo ora con lo scempio sotto gli occhi di tutti».

Nella sua campagna elettorale lei sta attaccando anche le piste ciclabili. Perché?

«È come se queste piste dovessero occupare ogni spazio a discapito del traffico, del parcheggio, dei residenti e delle esigenze delle attività produttive. La città dei sette colli, la città delle salite e delle discese, è stata ripensata come un luogo in cui sperimentare nuovi modelli di mobilità sostenibile. Il risultato non poteva che essere uno: il traffico scarso e ordinato a cui eravamo abituati è diventato caotico, con vetture guidate da automobilisti che come criceti sulla ruota girano alla disperata ricerca di un posteggio. I tempi di percorrenza della città si sono allungati a dismisura, l’inquinamento è aumentato, e i clienti si sono allontanati dai negozi. Insomma, la mobilità che si voleva sostenibile, e prima lo era, è diventata totalmente insostenibile».

È vero che vuole indire un referendum consultivo su questo tema?

«Nei primi cento giorni chiederemo alla cittadinanza se è favorevole all’eliminazione delle piste ciclabili dal centro».

Come uscirne?

«È necessario costruire un nuovo patto sociale tra amministrazione e cittadinanza. Nel frattempo sono nati i comitati di cittadini nei quattro quartieri storici, movimenti spontanei verso cui noi guardiamo con interesse».

Il Cagliari avrà uno stadio vero?

«La prima cosa che farò da sindaco è chiamare la presidente Todde e il presidente Giulini per costituire una cabina di regia congiunta con un tavolo permanente da tenere attivo sin quando non si inaugura l’impianto. Basta rimpalli di competenze».

Anfiteatro romano, che idee ha?

«È un gioiello che ci ha consegnato delle stagioni di spettacolo straordinarie. Penso a una Fondazione ad hoc che se prenda cura a 360 gradi, sulla falsa riga di ciò che avviene a Taormina o all’arena di Verona».

Sicurezza.

«Nei primi trenta giorni approveremo un pacchetto di misure che comprende anche la figura del vigile di quartiere. Gli agenti della polizia locale devono essere ben visibili e conosciuti personalmente dagli abitanti. Poi è impensabile che a Pirri, una città nella città con 30mila abitanti, non ci sia più il presidio della Municipale».

Chiudiamo con i rifiuti.

«Bisogna riformare il sistema. A Cagliari la Tari è una delle più alte d’Italia senza che ci sia un ritorno in termini di igiene delle strade e praticità del conferimento. Ovviamente la differenziata deve essere proseguita, ma anche attraverso isole ecologiche di prossimità da utilizzare con chiavi o tessere magnetiche personalizzate».
 

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