La Nuova Sardegna

I dati

Mamme sarde equilibriste tra il lavoro e la famiglia

Mamme sarde equilibriste tra il lavoro e la famiglia

Poco soddisfatte della posizione professionale, quasi assenti dalla politica. Il report di Save the Children su donne e maternità evidenzia il gender gap

10 maggio 2024
3 MINUTI DI LETTURA





Sassari Poco soddisfatte del loro lavoro e poco o nulla presenti in politica: è la condizione delle mamme sarde, fotografata nel report “Le equilibriste – La maternità in Italia 2024” curato da Save the Children . Il primo dato è una conferma: la Sardegna nel 2023 ha mantenuto la stessa posizione dell'anno precedente e si conferma fanalino di coda nel settore demografia, che analizza numero medio di figli per donna o tasso di fecondità. Per quanto riguarda la classifica per rappresentanza in organi politici, l'isola è diciannovesima. Giù di tre posizioni nel dominio Salute: da sesta a nona nell’analisi sul quoziente di mortalità infantile e le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate per attività di consultorio per ogni 10mila abitanti. Passi indietri anche per quanto riguarda il lavoro: la Sardegna è dodicesima. Gli indicatori tengono conto del tasso di occupazione delle madri con figli minorenni, del part-time involontario per le donne, del numero di donne occupate in lavori a termine da almeno 5 anni e della quantità di dimissioni per le madri con figli tra zero e tre anni.

Le mamme sarde guadagnano una posizione per quanto riguarda i servizi, dal dodicesimo all'undicesimo posto: l’isola è l'unica regione del Mezzogiorno con valori superiori alla media nazionale. Nota dolente alla voce Soddisfazione soggettiva (soddisfazione per il lavoro svolto e per il tempo libero delle donne): qui la Sardegna è tredicesima, un valore sicuramente non ottimale ma comunque in crescita di due posizioni rispetto all'anno precedente. Infine nel dominio violenza (centri antiviolenza e case rifugio), la Sardegna è dodicesima. Per quanto riguarda il panorama nazionale , una lavoratrice su cinque esce dal mercato del lavoro dopo essere diventata madre e il 72,8% delle convalide delle dimissioni dei neogenitori riguarda le donne. «In Italia, la discussione sulla crisi delle nascite è molto diffusa, ma spesso vengono trascurate le condizioni di vita delle mamme di oggi, che svolgono la maggior parte del lavoro di cura. Chiamiamo le mamme di oggi vere “equilibriste”, alla continua ricerca di conciliare tutte le responsabilità”, si legge nel rapporto. Save the Children evidenzia come ancora una volta nel nostro Paese ci si sia stato un nuovo record negativo per la natalità. In particolare, il 2023 ha fatto registrare il minimo storico, con meno di 400mila nuovi nati, un dato in calo del 3,6% rispetto al 2022. Diminuito anche il numero di figli delle donne tra i 15 e i 49 anni, sceso a 1,20. Un calo delle nascite che ha interessato anche la popolazione straniera, con 3mila nuovi nati in meno rispetto all’anno precedente. Inoltre, l’Italia si conferma come uno dei Paesi europei con la più alta età media delle donne al parto, circa 32,5 anni e il Paese europeo con la più alta età media delle donne per la nascita del primo figlio, circa 31,6 anni, con 8,9% di primi nati da mamme over 40. E il gender gap resta: «Le donne i hanno una presenza diversa rispetto agli uomini nel mercato del lavoro. Con la maternità questa differenza si accentua». Nel nostro Paese, le donne senza figli che lavorano raggiungono il 68,7%, mentre solo poco più della metà delle donne con due o più figli minori ha un impiego, cioè il 57,8%. Per gli uomini il tasso di occupazione totale è dell’83,7%, che varia e va dal 77,3% per coloro senza figli, fino al 91,3% per chi ha un figlio minore e al 91,6% per chi ne ha due o più.

In Primo Piano
Emergenza

Siccità, nuove restrizioni. Ambrogio Guiso: «Un massacro per le campagne»

di Salvatore Santoni
Le nostre iniziative