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La riflessione

“Eva e Petra” in scena a Pavia per ricordare l’eccidio dei minatori di Buggerru

di Paola Pisano (*)
“Eva e Petra” in scena a Pavia per ricordare l’eccidio dei minatori di Buggerru

La presidente del Circolo culturale sardo “Logudoro” rievoca il dramma del 4 settembre 1904 partendo dal monologo teatrale di Fabrizio Passerotti

13 maggio 2024
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Pavia Sabato 4 maggio 2024, al Circolo culturale sardo “Logudoro” di Pavia, c’è stata la rappresentazione del monologo teatrale, a cura di Fabrizio Passerotti, dal titolo “Eva e Petra”; la rappresentazione di Pavia era la 50esima edizione; la prima si era tenuta a Cagliari in occasione della Conferenza internazionale dell’emigrazione, svoltasi il 28 e 29 aprile 2023. Cinquanta rappresentazioni in un anno mettono subito in luce il successo dello spettacolo e la sua validità anche attuale rispetto alle modalità con cui è tenuto in considerazione il lavoro, soprattutto quello che per essere eseguito ha bisogno più di braccia che di specializzazione. Il successo, oltre che alla trama e il riferimento a un preciso episodio storico, molto è dovuto anche alle capacità espressive della voce recitante, Fabrizio Passerotti, che ha saputo coinvolgere e appassionare il pubblico che non ha mai distratto l’attenzione.

Eva e Petra, le protagoniste della pièce, personaggi scaturiti dalla fantasia dell’autore del libretto, Gianni Loy, sono due bambine che frequentano le scuole elementari di Buggerru; sono compagne di classe e amiche, e la narrazione si inquadra ed evoca i momenti più tragici dello sciopero di Buggerru avvenuto il 4 settembre 1904, spontaneamente proclamato dai lavoratori delle miniere per chiedere condizioni di lavoro più accettabili, umane e meno rigide. Le due bambine, coinvolte loro malgrado in quegli avvenimenti, hanno però una differenza tale che provocherà la fine della loro amicizia: Eva è figlia di un minatore, Petra è figlia del direttore delle miniere del Malfidano, Achille Georgiades.

Le due bambine, separate dai tragici avvenimenti, si ritroveranno in modo del tutto fortuito 50 anni dopo a Venezia e si abbracceranno soffocando ognuna le proprie lacrime nel ricordo della loro vecchia e mai dimenticata amicizia. Il direttore Georgiades fu colui che richiese l’intervento dell’esercito per ristabilire l’ordine pubblico; come era prevedibile, la presenza dell’esercito non fece che accendere gli animi degli scioperanti; ne derivò una sassaiola da parte degli operai, con la risposta di una sparatoria da parte delle forze dell’ordine: la conseguenza fu la morte di tre minatori e il ferimento di numerosi lavoratori che protestavano. Lo sciopero di Buggerru, pur non essendo un caso isolato nell’Italia di quel periodo, è passato alla storia in quanto la Camera del lavoro di Milano, in seguito a quest’eccidio, proclamò il primo sciopero generale nazionale (16 settembre 1904) a cui aderirono oltre Milano, numerose altre città italiane, tra cui Cagliari.

Per dare maggior valore all’iniziativa ho curato, nel salone “Filippo Soggiu” del circolo, l’esposizione di documenti e di fotoriproduzioni di giornali dell’epoca che parlano sia dei fatti di Buggerru che dello sciopero generale. Il monologo recitato da Fabrizio Passerotti, durato 50 minuti, è stato molto coinvolgente e seguito con molta partecipazione dal pubblico presente; tra di loro si trovava anche il socio del circolo, Mario Nocco, nativo di Buggerru, che ha ricordato, attraverso le vecchie narrazioni del padre, quali erano le condizioni di vita degli operai di allora. Il breve racconto ha inoltre evocato nella mia memoria e nel mio animo ricordi di giovinezza perché negli anni ’60 la mia famiglia era residente a Fluminimaggiore, che dista da Buggerru meno di 10 chilometri. Fluminimaggiore era un altro centro minerario importante: fino agli anni ’70 erano attive le miniere de Su Zurfuru, Candiatzus, Monteponi, Gutturu Pala e altre, adesso chiuse.

Mentre ascoltavo e guardavo “Eva e Petra”, i miei pensieri andavano spontaneamente ai minatori del mio paese che anche allora, pur essendo passato più di mezzo secolo dai tragici avvenimenti di Buggerru, non conducevano una vita comoda. A differenza del 1904, godevano delle 8 ore lavorative giornaliere con riposo settimanale obbligatorio e i contributi previdenziali erano valutati il doppio rispetto alle altre classi lavoratrici, a causa della rischiosità del lavoro svolto. Il lavoro del minatore era duro non solo in quanto tale, ma anche pericoloso perché le misure di sicurezza adottate erano sui generis e la regalia dei contributi previdenziali valutati il doppio era a compenso dello sviluppo della silicosi, grave affezione polmonare che tutti i lavoratori impiegati nelle gallerie contraevano e che li conduceva a una morte precoce.

Ricordo bene che la vita media di un minatore era sui 50 anni circa, se scampava ai frequenti incidenti in miniera, perché spesso si moriva ancora più precocemente a causa del crollo delle volte delle gallerie, evidentemente armate male. Un lavoro che oggi diremmo da schiavi, ma che allora era una necessità perché costituiva la principale fonte di sostentamento per le famiglie. Di Fluminimaggiore ho anche il ricordo chiaro delle numerosissime vedove di minatori, rigorosamente vestite a lutto, che portavano tutta la vita. Oggi le miniere sono chiuse; dopo di ciò è cominciata la grande emigrazione dal paese che per le sue caratteristiche non offriva ai giovani altre possibilità di lavoro, oltre la pastorizia e una scarsissima agricoltura.

Nota. Dopo il monologo teatrale di Passerotti il cantautore sardo-pavese Antonio Carta ha eseguito la canzone “Pro sos mortos de Buggerru” da lui musicata su un testo in sardo logudorese scritto da Paolo Pulina, vicepresidente vicario del Circolo “Logudoro”. Anche la performance musicale è stata apprezzata dal pubblico presente.

(*) Presidente del Circolo culturale sardo “Logudoro” di Pavia

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