La Nuova Sardegna

L'intervista

Elly Schlein: «Ospedali allo stremo, mobilitiamoci per la sanità»

di Giovanni Bua
Elly Schlein: «Ospedali allo stremo, mobilitiamoci per la sanità»

La segretaria del Partito Democratico oggi sarà a Nuoro, Sassari e Alghero. «Il sistema pubblico va difeso, più fondi e basta limiti di spesa per il personale»

18 maggio 2024
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Sassari Sanità, rinnovabili, lavoro, Europee e Comunali, con il “modello Sardegna” nella quale il campo largo proverà a dare un’altra spallata. Sbarca nell’isola Elly Schlein, che oggi farà tappa a Nuoro e al Nuraghe Losa prima di spostarsi nel nord ovest per sostenere i candidati alle amministrative in programma. Il primo appuntamento a Porto Ferro. Poi ad Alghero e il gran finale alle 19.30 in piazza Tola, nel centro di Sassari.

Il campo largo che ha vinto in Regione è riuscito a stare unito alle Comunali.

«Per noi la vittoria in Sardegna è una promessa che guarda al futuro. Un progetto collettivo e condiviso per il progresso, per i diritti e per la sostenibilità. Qui si è avuta subito l’ambizione di realizzarlo, in altri territori ancora no. Ma è la sola strada con la quale i valori che uniscono i progressisti possono essere una alternativa credibile. La Sardegna lo ha dimostrato e, sono certa, lo dimostrerà anche nelle città sarde che vanno al voto».

La sanità nell’isola è in ginocchio, destrutturata a livello territoriale con i grandi hub che non reggono.

«I 5 anni di giunta regionale di centro destra hanno reso gravissima la situazione e questi due anni di governo Meloni hanno definanziato la sanità. Ci sono responsabilità precise. Abbiamo presentato una proposta di legge a mia prima firma che chiede più risorse per la sanità pubblica assicurandole il 7,5% del Pil, e un piano straordinario di assunzioni. Perché i reparti si stanno svuotando e le liste di attesa si allungano all’infinito così che chi ha le risorse da solo va dal privato mentre i ceti medi e poveri non riescono a curarsi».

La carenza di medici?

«Esiste ma la Sardegna è tra le prime regioni per numero di medici per abitante e tra le ultime nel garantire i livelli essenziali di assistenza, al contrario di regioni come l’Emilia-Romagna o la Toscana. In Sardegna ci sono stati interventi della Regione, anche con trasferimenti impropri di medici, che hanno indebolito gli ospedali più piccoli che facevano da filtro, con la conseguenza che i due grandi hub di Cagliari e Sassari devono rispondere ad esigenze maggiori di quelle precedenti».

Soluzioni?

«Prima di tutto va corretta la distribuzione inadeguata dei medici per far ripartire gli ospedali più piccoli e poi va infrastrutturato il territorio, dotandolo di tecnologie e capacità di attrazione dei sanitari attraverso nuovi percorsi di crescita e responsabilità. Ma al Ssn servono risorse economiche per pagare meglio medici e personale sanitario e rendere il sistema pubblico competitivo con quello privato».

La Regione ha bloccato per 18 mesi la realizzazione di nuovi impianti da fonti rinnovabili. Come evitare che la transizione diventi servitù?

«Serve una forte programmazione regionale che in questi anni non c’è stata, e questo ha lasciato spazio alla speculazione, quindi è giusto fare ordine. Non dobbiamo lasciare soli gli agricoltori davanti alle grosse multinazionali che offrono soldi per coprire il suolo coltivabile di pannelli. Non è così che faremo la transizione ecologica, facendo altro consumo di suolo».

Come si fa allora?

«Ci sono nuove tecnologie come l’agrivoltaico che non sacrificano le colture. E occorre consentire ai territori di dire la propria, attraverso la partecipazione delle comunità locali e senza calare soluzioni dall’alto. Lo sviluppo delle rinnovabili può produrre straordinarie opportunità di impresa e di nuova occupazione, bisogna mettere in piedi le filiere delle rinnovabili con vere politiche industriali e incentivi, ma va fatto con una forte programmazione pubblica che garantisca equità e che redistribuisca i benefici della transizione presso tutta la comunità».

Manca il lavoro ma, in alcune categorie, mancano i lavoratori. Il salario minimo è davvero la strada?

«Il salario minimo è la strada per contrastare il lavoro povero e lo sfruttamento ed è la strada per una società più giusta. Stiamo raccogliendo firme in tutto il paese su una legge di iniziativa popolare che dice una cosa chiara: sotto i nove euro all’ora non è lavoro, è sfruttamento. Poi questo non basta quando il divario tra domanda e offerta di lavoro è cosi grande come in Sardegna. Serve un piano industriale, saper attrarre investimenti, investire nella formazione e nelle competenze. Avere una visione per il futuro che valorizzi i punti forti della Sardegna. Si può puntare molto sui servizi, sul turismo sostenibile, su nuove filiere industriali. Il Governo Meloni invece sta aumentando la precarietà del lavoro e sfiancando e impoverendo il Sud. E il peggio deve ancora venire e si chiama “autonomia differenziata”. Ci stiamo opponendo con tutte le nostre forze».

La formazione?

«La Sardegna ha risultati dei test di competenza alle superiori chela collocano tra le ultime regioni ed è priva di un sistema di formazione professionale di base stabile. Se dopo le scuole medie perdi un terzo dei ragazzi per strada e dei due terzi solo un quinto si iscrive alle università il danno è fatto. Le risorse umane che servono non ci sono; abbondano invece le disponibilità lavorative di livello più basso che per molti si traduce in sfruttamento o lavoro povero. Anche qui il Pd sardo e la giunta Todde hanno molto da fare».

L’8 e 9 giugno si vota per le Europee. Quanto è importante il risultato di queste elezioni per la Sardegna?

«È in Europa che può essere trattata una nuova visione della insularità visione che in Italia è matura, almeno tra di noi, molto meno nel centrodestra, ma che deve fare molta strada nella nuova commissione e tra gli Stati membri. È dimostrato che le Regioni insulari non crescono se non attraverso il recupero straordinario di gap strutturali e regole straordinarie sulla concorrenza, soprattutto quando cambiano le condizioni di mercato, come nel trasporto aereo e navale. Per questo la continuità territoriale non funziona più, e non funzionerà se le regole europee non consentiranno un adeguamento. In questi 5 anni la giunta uscente non ci ha nemmeno provato, o perlomeno non ha portato nulla di nuovo. Adesso tocca alla Presidente Todde e al Pd sardo che avrà il nostro sostegno, non tanto e non solo in Italia quanto in sede europea».

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