La Nuova Sardegna

Patrimonio da recuperare

Edilizia popolare, in Sardegna la case cadono a pezzi: servono 500 milioni

di Claudio Zoccheddu
Edilizia popolare, in Sardegna la case cadono a pezzi: servono 500 milioni

L’assessore Antonio Piu: «Subito 70 milioni destinati a Area. Entro cinque anni in sicurezza il 50% degli alloggi»

23 maggio 2024
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Sassari Una boccata d’ossigeno per iniziare a mettere ordine e programmare il futuro. Con una delibera di Giunta firmata dall’assessore ai Lavori pubblici, Antonio Piu, la Regione ha destinato 27 milioni di euro alle casse di Area, l’azienda regionale per l’edilizia pubblica. Nel pacchetto finanziato dalla Regione entrano anche 43 milioni di fondi non spesi dalla precedente amministrazione regionale, che fissano il totale a 70. Poco più che una boccata d’ossigeno, appunto, per il sistema dell’edilizia popolare in capo ad Area che attualmente gestisce 24mila case di proprietà pubblica. Ragionando in prospettiva, per mettere in sicurezza l’intero patrimonio immobiliare di Area servirebbero 500 milioni di euro e un lasso di tempo non inferiore ai dieci anni. L’assessore Piu, però, sta per lanciare un piano d’intervento stilato proprio per sistemare, mettendolo in sicurezza, la totalità degli alloggi in capo ad Area. Nel tragitto, tuttavia, ci sono diversi ostacoli da superare, primo fra tutti quello che impedisce alla Regione di capire con precisione assoluta quante siano le richieste di un alloggio popolare perché, per il momento, il totale dei richiedenti è un numero indefinito che si perde tra le vie dell’incomunicabilità che contraddistingue i rapporti tra i cinque ambiti territoriali di Area, i comuni che tardano a presentare o a stilare le graduatorie e i cittadini che hanno manifestato la necessità di avere un alloggio.

Il nuovo approccio «È la mia prima delibera di Giunta e l’abbiamo fatta appositamente sull’edilizia residenziale pubblica perché, per il mio assessorato, questo è il tema dei temi – spiega l’assessore Antonio Piu –. Adesso questi 70 milioni dovranno essere utilizzati seguendo un accordo quadro che verrà strutturato entro i prossimi mesi e che permetterà ai cinque ambiti territoriali di Area (Sassari, Nuoro, Oristano, Carbonia e Cagliari, ndr)una corretta ripartizione dei fondi rispetto al numero degli alloggi». L’accordo quadro citato dall’assessore permetterà di accorciare i tempi di realizzazione degli interventi perché un contratto di questo tipo permetterebbe di operare anche in mancanza di un accordo completo, a patto che i dettagli vengano risolti entro le ultime tappe del “progetto”. Dopo il primo passo, l’assessorato ai Lavori pubblici sposterà la programmazione su un’orizzonte di cinque anni con l’iniezione di altri fondi destinati all’edilizia residenziale pubblica: «L’obiettivo è la rigenerazione di tutto il patrimiono immobiliare e per arrivare a raggiungere il 50 per cento di questo obiettivo servirebbero 250 milioni di euro che, senza intoppi, contiamo di riuscire a mettere insieme entro i prossimi cinque anni – spiega ancora Piu –. Sarebbe importante dare una risposta concreta sistemando una buona percentuale di alloggi ma non ho intenzione di creare illusioni perché per completare questo lavoro e mettere in sicurezza tutti gli stabili di proprietà di Area servirebbero almeno 500 milioni e dieci anni di tempo». Piu si riferisce alle 24mila case di proprietà pubblica che sono divise in cinque ambiti territoriali che contano 7.002 alloggi a Cagliari, 6553 a Sassari, 4327 a Carbonia, 3511 a Nuoro e 2517 a Oristano. Le norme Sistemare facciate, cornicioni ed efficientare gli alloggi è un impegno urgente ma non è l’unico. Nell’agenda dell’assessore Piu ci sono anche diversi passaggi dedicati al riordino normativo di Area: «Dovremo mettere ordine negli strumenti normativi per incidere sul recupero del patrimonio immobiliare. Iniziamo a fare il punto sulle leggi che governano l’agenzia regionale, come la legge del 2016 che ha riordinato il servizio, e quelle che regolano l ’assegnazione degli alloggi, come la legge dell’89 – spiega ancora l’assessore che aggiunge – e manca la programmazione a lungo termine che ci posa consentire di avere strumenti per utilizzare i fondi in maniera rapida».

Il buco nero L’ostacolo più grande, e un enorme controsenso quando si parla di edilizia residenziale pubblica, è che la Regione, al momento, non è in grado di quantificare la richiesta di alloggi popolari. In altre parole, non è possibile dare un numero alle necessità abitative dei cittadini in difficoltà: «Manca la programmazione unitaria basata sulle esigenze – conferma l’assessore – e gli ambiti territoriali sono scollegati tra loro. Non abbiamo nemmeno un software che possa mettere assieme tutte le graduatorie. Non voglio scaricare le colpe su chi mi ha preceduto, anche perché stiamo scontando un ritardo ventennale, ma si può dire che stiamo iniziando a mettere a posto le macerie di un sistema che non funziona come dovrebbe, per quanto poi Area sia in realtà un’azienda che può contare sulle elevte competenze del suo organico. Comunque è necessaria una programmazione a 360 gradi che preveda la centralizzazione delle richieste perché non è detto che non si possano incontrare le necessità di alcune città dove ci sono tante richieste e non ci sono case con i paesi dove invece ci sono le case ma non le persone. Poi ci sono le nuove esigenze da valutare, come quelle dei padri separati che non riescono a pagare un affitto. E, a maggior ragione, tutto deve essere messo in rete».

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