La Nuova Sardegna

Siccità

Dietro la crisi idrica decenni di incuria

Dietro la crisi idrica decenni di incuria

Nell’isola reti colabrodo, progetti dimenticati e sempre meno acqua piovana

27 maggio 2024
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Un mix letale fatto di progetti non realizzati, infrastrutture abbandonate e piogge sempre meno frequenti e abbondanti. Il sistema idrico della Sardegna, ad eccezione di quanto accade nelle dighe del Tirso e in quella del Liscia, è sostanzialmente un vecchio colabrodo semi vuoto che perde la metà dell’acqua che trasporta. Le conseguenze peggiori sono state registrate in Baronia e in Bassa Gallura, già a secco, dove irrigare un campo o un prato è diventato un sogno mostruosamente proibito. Una sorte che presto potrebbe spettare anche alle case, con tutto quello che ne consegue.

Ma se la Baronia piange lacrime ormai asciutte, gli altri distretti idrografici non possono certo festeggiare. Sassari, giusto per fare un esempio, vive da anni una situazione d’emergenza, prima per le condotte cittadine ridotte ai minimi termini dall’incuria, poi per la situazione dell’acquedotto del Coghinas, che appena qualche anno fa ha lasciato a secco centinaia di migliaia di persone per quattro giorni. Sembrerebbe incredibile nel XXI secolo, invece è le realtà di un’isola che conta anche altri distretti in enorme difficoltà, come quello del Sulcis. Per uscire dall’impasse servirebbe una rivoluzione dei sottoservizi, invece, tornando a Sassari, a marzo del 2024 è stato appurato che dell’acqua immessa nelle rete idrica ne arriva a destinazione appena il 40 per cento, con una dispersione che supera di gran lunga quella delle media regionale.

Ma non è l’unico problema. In Baronia, ma anche in altri territori, è stata necessaria la clamorosa siccità di questa primavera perché ci si rendesse conto che molta dell’acqua destinata alle aziende agricole veniva distribuita senza passare dai contatori. Oltre allo spreco, ci sarebbe anche un discorso di costi e responsabilità da mettere in evidenza. Possibile che nessuno si sia mai accorto di una situazione simile? Risposta: sì, proprio così. Perlomeno fino a quando l’acqua che veniva buttata non è mancata. Ma non solo, per restare nella zona attualmente più arida dell’isola, tutti parlano dei problemi della diga di Maccheronis e di quella, ancora da realizzare, di Abba Luchente. Tanto fumo, praticamente nessun arrosto. Anche perché il discorso sembra focalizzato sulle nuove dighe, sulle acque rigettate in mare perché non trattenibili per limiti di capienza, sulle interconnessioni tra i bacini e su tutte le possibili migliorie ad un sistema che, però, dovrà essere alimentato in qualche modo.

Ma se le piogge cadranno con frequenze e quantità sempre minori, come dicono da anni i meteorologi e gli esperti dei cambiamenti climatici, da dove arriverà l’acqua? Si spera che piova, come è accaduto lo scorso anno tra maggio e giugno, ma come pare che invece non debba accadere quest’anno. Ora, dopo il vertice in Regione, l’attenzione sembra focalizzata sul sottosuolo e sui pozzi alimentati dalle falde. Anche l’ultima riserva, dunque, potrebbe presto diventare un ricordo. ( c.z.)

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