La Nuova Sardegna

La grande sete

Piano straordinario anti siccità, la Regione a caccia di 151 milioni

di Salvatore Santoni
Piano straordinario anti siccità, la Regione a caccia di 151 milioni

Individuati 51 interventi urgenti per mettere il sistema idrico in sicurezza. Dighe, condotte e invasi: la maggior parte dei progetti sono già pronti

31 maggio 2024
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Sassari Se quest’estate nell’isola sarà siccità diffusa o se, invece, gli invasi si riempiranno miracolosamente può saperlo soltanto il cielo. Ma intanto, mercoledì scorso, il comitato istituzionale dell’autorità di bacino ha approvato un piano straordinario da 151 milioni di euro per cercare di mettere il sistema idrico regionale in sicurezza per il futuro. Le idee ci sono (51) e i progetti anche. Quello che manca ora sono soltanto i soldi.

L’elenco è arrivato sul tavolo di Nicola Dell’Acqua, il Commissario straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, che entro il prossimo mese di ottobre dovrà inviare alla cabina di regia nazionale la lista delle opere da finanziare.

La delibera Il piano è stato varato con una delibera datata 29 maggio. Si tratta di un elenco di 51 interventi per mettere in sicurezza alcune dighe, per realizzare nuove condotte e i collegamenti tra gli invasi, oltre a tutta una serie di interventi nelle reti dei consorzi di bonifica per ridurre le perdite. Una piccola fetta di interventi è stata proposta da Enas e Egas, mentre la ciccia è arrivata su proposta degli assessori dei Lavori pubblici e dell’Agricoltura. Per quanto riguarda l’attuazione, i lavori saranno in capo a Enas, Abbanoa e ai vari consorzi di bonifica. Si tratta di opere strategiche e urgenti. In sostanza è una selezione ancora più raffinata del pacchetto da 309 milioni presentato nei mesi scorsi allo stesso commissario nazionale. Nella lista della Regione compaiono interventi estremamente necessari, organizzati in una scala di priorità da 1 a 3. Su 51 interventi, sono 25 quelli ritenuti cruciali, con priorità 1.

I numeri Dei 151 milioni di euro, oltre la metà (poco meno di 80 milioni), riguardano richieste arrivate dall’assessorato dell’Agricoltura. Per il resto, Egas ha presentato progetti per 20,8 milioni; l’assessorato dei Lavori pubblici per 12,5 milioni più ulteriori 11 milioni per il consorzio di bonifica della Nurra; e l’Enas per 27,4 milioni. Secondo le stime dei tecnici della Regione, se realizzato nella sua interezza il piano consentirà di reperire volumi aggiuntivi negli invasi per oltre 24 milioni di metri cubi, mentre gli interventi per il recupero delle perdite porterebbero un risparmio di oltre 10,2 milioni di metri cubi l’anno.

Le tempistiche L’elenco delle opere e degli interventi necessari a mettere in sicurezza il sistema idrico sardo è accompagnato dalla stima dei tempi di realizzazione di ogni singolo intervento. Tempistiche che oscillano tra i 6 e i 36 mesi. Questo significa che se il piano straordinario dovesse essere finanziato entro la fine del prossimo mese di ottobre, entro lo stesso mese del 2027 si dovrebbero vedere gli effetti positivi. Questo a patto che la cabina di regia nazionale, dove confluiranno le varie schede di intervento messe in fila dal commissario straordinario Dell’Acqua, decida di finanziare all’isola tutti i 151 milioni di euro necessari.

Valle dei Giunchi Il comitato ha deliberato di assegnare una quota un milione di metri cubi al comprensorio della Valle dei Giunchi. L’area, rinomata per le carciofaie, era rimasta tagliata fuori dall’assegnazione delle quote stabilite con le precedenti delibere. Questo perché i volumi di acqua presenti negli invasi erano stati bloccati per l’uso esclusivo idropotabile. Nei giorni scorsi, però, è cambiato qualcosa: tra il Bidighinzu, il Temo e il Cuga risultano oltre 56 milioni di metri cubi a disposizione. Di questi 29 milioni erano riservati ai potabilizzatori (8 milioni sul Temo, 15 milioni sul Bidighinzu e 6 milioni in caso di problemi col collegamento Coghinas-Truncu Reale. Questo ultimo vincolo è venuto meno dal momento in cui la derivazione di Casteldoria sul Coghinas verso il potabilizzatore di Truncu Reale è stata sistemata. C’è però un problema: il collegamento tra il Bidighinzu e la Valle dei Giunchi ha perdite che arrivano al 60%. Il comitato istituzionale ha quindi specificato nella delibera che il milione di metri cubi si intende misurato all’uscita dall’invaso. Limite oltre cui le condotte verranno chiuse. Sui campi, con tutta probabilità, di acqua ne arriverà soltanto la metà.

La Regione «Da un punto di vista infrastrutturale – spiega l’assessore dei Lavori pubblici, Antonio Piu – abbiamo inviato quanto più possibile progetti per ampliare gli invasi esistenti e quelli per cercare di aumentare le interconnessioni tra i bacini. Ci sono poi molti interventi per piani di pulizia delle vasche e altre emergenze. Si tratta comunque di interventi quasi tutti alla fase di progettazione esecutiva, e quelli che ancora non si sono arrivati lo faranno entro il mese di ottobre, quando il governo deciderà come stanziare le risorse». «La cosa importante – aggiunge l’assessore è fare in modo che di questi progetti ne vengano finanziati il più possibile, e per il resto dovremo essere bravi nei prossimi a mesi a trovare quelle risorse utili a coprire il fabbisogno integrale di 151 milioni».

L’assessore interviene anche sulla grave crisi idrica tra Gallura e Baronia dove, nei giorni scorsi, hanno cominciato a scavare pozzi alla disperata ricerca di acqua. «Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto una lettera dall’ordine dei geologi – riprende Piu – che chiedono di essere presenti alle riunioni in autorità di bacino per dare il loro apporto. Sia io sia la stessa presidente Alessandra Todde siamo d’accordo perché è corretto avere l’appoggio e il supporto degli esperti. Rispetti ai pozzi dico che non bisogna farsi prendere dall’isteria, altrimenti a lungo termine si rischia di fare danni ulteriori. Convocheremo i geologi al tavolo e studieremo con loro le soluzioni migliori».

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