La Nuova Sardegna

I rimedi alla grande sete

Siccità, Silvestro Ladu: «Attenzione alle trivellazioni, rischiamo danni peggiori»

di Luciano Piras
Siccità, Silvestro Ladu: «Attenzione alle trivellazioni, rischiamo danni peggiori»

L’ex assessore regionale: manca un progetto serio

01 giugno 2024
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Siniscola «Prima di fare trivellazioni bisogna fare seri studi geologici perché l’eccessivo prelievo di acqua dolce può determinare una salinizzazione della falda che può causare danni peggiori della siccità. C’è il rischio che si secchino anche tutti i piccoli pozzi sparsi nel territorio e che oggi garantiscono piccoli consumi familiari e aziendali». Silvestro Ladu è un amministratore di lungo corso: è stato sindaco di Siniscola, presidente della Comunità montana delle Baronie e persino senatore. Ma è in qualità di assessore regionale ai Lavori pubblici (tra il 1999 e il 2004) che parla.

«Il problema è che oggi la gestione dell’acqua è concentrata su Cagliari e i risultati sono sotto gli occhi di tutti» sottolinea. «Troppa centralizzazione. Basti pensare che l’appalto del sovralzo del Maccheronis è gestito da Enas, mentre il mega-potabilizzatore di Torpè è gestito da Abbanoa e se ne sa molto poco, anche se doveva essere ultimato nel 2020 dopo essere stato finanziato con 24 milioni di euro». Venti anni fa, Ladu aveva proposto e messo a corre due importanti interventi. «Il primo finanziato con 80 miliardi di vecchie lire riguardava la costruzione, a monte dell’attuale diga di Maccheronis, di un’altra diga nella zona di Giunturas che avrebbe potuto invasare circa 70 milioni di metri cubi d’acqua risolvendo definitivamente il problema idrico per usi agricoli, civili e industriali».

«Il secondo intervento, finanziato con 20 miliardi di vecchie lire, riguardava il sovralzo della diga di Maccheronis, che avrebbe dovuto aumentare la capacità di invaso di 8-9 milioni di metri cubi d’acqua. Quest’ultimo era un intervento da fare immediatamente e nel contempo iniziare la nuova diga della quale erano stati già fatti e finanziati gli studi di fattibilità». Dopo due decenni non si è visto ancora nulla.

«Giunturas era fattibile – insiste il medico di Bitti di casa a Siniscola – perché il Rio Posada, considerato il suo vasto bacino idrografico, è uno dei fiumi più costanti della Sardegna. È stato calcolato che in media scorrono in questo fiume circa 200 milioni di metri cubi d’acqua, che per la maggior parte si riversano al mare senza alcun beneficio per il territorio». Il finanziamento Giunturas (Abba Lughente) è stato rimosso «con pretesti vari perché non c’era la volontà politica da parte della giunta regionale di centrosinistra che è subentrata a quella della quale facevo parte io fino al 2004 - punta il dito Ladu –. È rimasto il finanziamento del sovralzo, attualmente in carico ad Enas, noi invece il finanziamento lo avevamo assegnato al Consorzio di bonifica della Sardegna centrale. I Consorzi di bonifica avevano costruito le dighe e sapevano anche come gestirle».

«Il secondo invaso di Giunturas aveva un’altra importante funzione nel progetto, che era quella di scaricare 4-5 milioni di metri cubi d’acqua durante l’estate per non far seccare il fiume e conservare la falda», spiega ancora Silvestro Ladu. Pronto a studiarsi le carte, qualora ci fossero studi seri sulle acque carsiche.

«Non sono contrario a priori al possibile sfruttamento delle acque di Locoli, ma al momento non ci sono studi seri» ribadisce. «Non conosco uno studio che affermi che il prelievo delle acque di Locoli non riduca la portata della sorgente di Fruncu ’e oche, che oggi garantisce acqua potabile ai Comuni di Siniscola, Posada, Torpè, Budoni e San Teodoro. L’utilizzo dei dissalatori è un’ipotesi, soprattutto per gli usi civili, che però difficilmente può risolvere i problemi dell’agricoltura a causa degli alti costi. Nell’immediato vedo urgente un’interconnessione con la diga del Liscia (che oggi ha buone disponibilità), inizialmente a partire dai Comuni di San Teodoro e Budoni, che può essere estesa anche agli altri Comuni della Baronia».

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