La Nuova Sardegna

I rimedi alla grande sete

Acqua, sul bacino del Monte Albo un dossier snobbato da 10 anni

di Luca Urgu
Acqua, sul bacino del Monte Albo un dossier snobbato da 10 anni

L’esperto che lo ha redatto: «Ci sono 25 milioni di metri cubi»

01 giugno 2024
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Nuoro Quella che oggi chiamiamo emergenza, ovvero annate siccitose e acqua razionata da centellinare, diventerà la norma, lo scenario futuro che è già presente. Lo dicono da tempo gli esperti del clima e gli studi più avanzati. Le soluzioni sono spesso sotto casa e facilmente a portata di mano, ma si cercano altrove. Per Francesco Murgia, nuorese, geologo della Provincia di Nuoro, con grande esperienza e autore di diversi studi sui bacini carsici del Supramonte e Monte Albo, i pericoli per una gestione semplicistica del problema, ovvero senza un controllo tecnico competente, sono più che evidenti. «Ci sono solo nel Monte Albo più di 25 milioni di metri cubi ma questo non vuol dire che possiamo attingerli tutti. Di sicuro risolverebbero gli attuali problemi», spiega l’esperto.

Lui, nel 2013, ha elaborato uno studio proprio sul bacino di Monte Albo. Quello che oggi potrebbe fornire acqua proprio nelle zone in cui in queste settimane stanno patendo una crisi idrica senza precedenti. Si tratta di uno dei pochi studi che esistono in Sardegna sulle risorse idriche stipate nel sottosuolo. Nonostante tutto, per dieci anni lo studio è rimasto così, chiuso in un cassetto. Nozioni da salotto accademico fini a se stesse, che nessuno ha saputo cogliere nella portata.

Gli studi dimostrano che la grande sete della Baronia e di altre zone in sofferenza si può placare con le risorse presenti nel territorio facendo però i passi giusti e ai momenti opportuni. Ovviamente con tutte le cautele del caso. «Nel sottosuolo dell’isola – continua Murgia – c’è una risorsa che è abbondante ma che deve essere gestita adesso nella fase di emergenza. La corsa ai pozzi all’ultimo momento non è di certo una soluzione. Anzi se non monitorata con attenzione diventa rischiosa per l’ecosistema. C’è il caso di Muravera difronte ai nostri occhi dove si è iniziato ad attingere alla falda costiera in maniera così imponente da far rimontare il cuneo salino dal mare verso l’entroterra. La conseguenza è stata deleteria per una serie di colture, come quella delle arance, molte delle quali sono state compromesse».

La parola d’ordine è cautela. Ma con lo studio e all’approfondimento i margini per andare in soccorso degli invasi semivuoti ci sono. «Il mondo speleologico e quello geologico – aggiunge ancora il geologo – sono attenti e sensibili a queste problematiche e allo stesso tempo sanno come poter intervenire. A questo punto è necessario che chi ha responsabilità di gestione del patrimonio idrico, ovvero la Regione gli enti regionali consentano che si intervenga in maniera oculata sulle risorse idriche presenti nei bacini carsici del nuorese, accedendo in minima parte a delle risorse che poi si rinnovano».

C’è poi il problema delle enormi perdite dalle condotte colabrodo. «Noi abbiamo 1,8 miliardi di metri cubi di acqua stoccabile nei bacini di superficie – conclude Murgia – ma i vari gestori dell’acqua ne perdono il 60 per cento. È davvero un’enormità. Solo lavorando seriamente per ridurre le perdite, anche del 30 per cento raggiungeremo dei risultati enormi, pari a quelli che si otterrebbero costruendo 5 nuove dighe da 100 milioni di metri cubi ciascuna. Solo questo passo ci farebbe uscire dall’emergenza».

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