La Nuova Sardegna

Pastorizia

Addio alle targhette per pecore e capre: arrivano i tatuaggi

Addio alle targhette per pecore e capre: arrivano i tatuaggi

Via libera al nuovo metodo di identificazione

09 luglio 2024
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Sassari Arriva un risultato storico per gli allevatori ovini e caprini sardi: niente più targhette per identificare i capi ovini e caprini, ma sì al tatuaggio.

È stato quindi finalmente riconosciuto come metodo ufficiale quello che chiedeva Coldiretti Sardegna da tempo. Si chiude definitivamente così l’era delle deroghe e gli allevatori sardi ovicaprini potranno utilizzare il tatuaggio (insieme al bolo ruminale già obbligatorio).

Si va a chiudere positivamente, dunque, una delle richieste sollevate da tempo dall’associazione che in più occasioni aveva posto all’attenzione delle istituzioni competenti questo problema molto sentito dagli allevatori e che al contempo creava problemi anche agli animali.

Senza le deroghe, infatti, gli allevatori erano costretti a utilizzare le targhette auricolari che avevano presentato, già in precedenze diversi problemi, in particolare per gli animali. Adesso tutto è stato risolto.

Cosa cambia Il provvedimento prevede che nei territori autorizzati, l’operatore che detiene ovini e caprini non destinati all’invio diretto al macello prima dei 12 mesi di vita, possa identificare tali animali, entro i 6 mesi di età e in ogni caso prima di lasciare lo stabilimento di nascita, mediante il bolo ruminale e il tatuaggio, riportanti entrambi lo stesso codice di identificazione individuale dell’animale attribuito da Banca dati nazionale.

Il tatuaggio, apposto sul padiglione auricolare, preferibilmente il sinistro, deve riportare il codice di identificazione chiaramente visibile, leggibile e indelebile, in modo da garantire costantemente una lettura corretta del codice stesso.

Le reazioni La novità è stata accolta molto positivamente in casa Coldiretti, che da tempo aspettava un provvedimento chiesto a gran voce dagli associati. «Siamo soddisfatti che si sia arrivati a questo importante risultato anche se giunge con un po’ troppo ritardo. Finalmente sono state ascoltate le nostre richieste e quelle dei tanti allevatori che attendevano ogni volta le deroghe. Adesso si volta pagina – sottolinea Battista Cualbu, presidente Coldiretti Sardegna – abbiamo sempre creduto che l’applicazione del tatuaggio fosse il metodo migliore perché più sicuro per gli animali evitando la perdita delle targhette che molto spesso creano danni e lesioni durante il pascolo».

Gli fa eco il direttore regionale dell’associazione, Luca Saba: «Dopo una lunga serie di incontri in cui abbiamo sollecitato la risoluzione di questo problema finalmente arriva questo risultato – sottolinea Saba – l’applicazione del tatuaggio risponde meglio alle esigenze di lavoro delle aziende sarde di allevamento essendo un metodo consolidato nel tempo e sicuro».

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