La Nuova Sardegna

L’intervista

Finita l’era Billionaire, apre il Twiga Porto Cervo

di Serena Lullia

	Il Twiga di Porto Cervo e il Ceo Lmdv Carlo Ziller
Il Twiga di Porto Cervo e il Ceo Lmdv Carlo Ziller

Carlo Ziller, Ceo del gruppo lmdv hospitality di Del Vecchio: «Un vero cambio di visione. Dal 2026 stagione più lunga in apertura e chiusura»

6 MINUTI DI LETTURA





Porto Cervo Si spegne il ricordo del Billionaire, si accendono le luci del Twiga Porto Cervo. Non solo un cambio di nome, ma un cambio di pelle. Lontano dai riflettori abbaglianti dell’era Briatore, il Twiga si presenta come un progetto sartoriale, cucito su misura per un pubblico sofisticato e internazionale. Il gruppo lmdv Hospitality che lo ha acquisito intende declinare nel locale arrampicato sulla collina di Pantogia un nuovo concetto di esclusività: più misurato, più contemporaneo, più attento all’esperienza. Ieri l’opening del club. Oggi, 18 luglio, completa l’offerta l’inaugurazione dei due ristoranti Vesta e Casa Fiori Chiari. Un’apertura con una impronta chiara. Nessuna nostalgia da alimentare, nessuna eredità billionaria da raccogliere. «Riconosciamo il valore storico di ciò che è stato, ma il nostro approccio è differente. Non raccogliamo un’eredità per replicarla, ma per evolverla» dice Carlo Ziller, Ceo del gruppo lmdv Hospitality Group, che fa capo all’imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio.

Ieri l’apertura del club. Oggi I due ristoranti. Che prima stagione sarà?

«Quella del 2025 sarà una stagione intensa e concentrata. Sappiamo di avere un grande potenziale: la location è straordinaria e crediamo che il nostro format possa portare qualcosa di nuovo e distintivo».

Da Billionaire a Twiga. Cosa cambia, qual è la nuova impronta e cosa raccoglierete (se la raccoglierete) dell’eredità della gestione Briatore?

«Il passaggio da Billionaire a Twiga rappresenta un vero cambio di visione. Non si tratta semplicemente di un nuovo nome, ma dell’affermazione di una nuova identità, con valori e modalità di accoglienza differenti. Twiga porta con sé un’impronta più contemporanea e attenta all’esperienza complessiva dell’ospite, dalla cucina al servizio fino all’intrattenimento, che sarà sempre presente, con un flusso naturale che accompagna gli ospiti dalla cena al dopo cena, offrendo momenti diversi in un’unica esperienza coerente. Riconosciamo il valore storico di ciò che è stato, ma il nostro approccio è differente. Non raccogliamo un’eredità per replicarla, ma per evolverla. L’obiettivo è costruire una nuova narrazione, più attuale, più internazionale, capace di parlare a un pubblico trasversale e sofisticato, in sintonia con l’evoluzione della Costa Smeralda e con quello che oggi rappresenta».

Quest’anno la stagione parte un po’ tardi ma ovviamente è il primo anno. La Costa Smeralda sta lavorando da tempo per contribuire a destagionalizzare, quindi aperture già per Pasqua e chiusura almeno alla fine di settembre. Seguirete questa linea o vi limiterete come in passato a un mese di apertura?

«Quest’anno partiremo il 18 luglio e questo ci ha consentito di poterci concentrare sulla realizzazione di un progetto completamente nuovo, che ha richiesto tempo ed attenzione. Questa stagione rappresenta per noi una fase strategica di lancio, in cui vogliamo porre le basi per qualcosa di più grande. Il nostro obiettivo è chiaro, a partire dal 2026 vogliamo allungare significativamente la stagione, sia in apertura che in chiusura. Crediamo nel potenziale della Costa Smeralda oltre il solo mese di agosto, e siamo convinti che, con un’offerta di qualità e contenuti adeguati, si possa contribuire attivamente alla destagionalizzazione del territorio. È una linea che condividiamo e che intendiamo seguire».

Dal punto di vista estetico per questa stagione sono stati fatti degli interventi di restyling. In futuro sono previsti anche interventi strutturali?

«In realtà, più che un semplice restyling, abbiamo rivoluzionato completamente il layout del locale. Il Twiga oggi si sviluppa su tre ambienti distinti ma perfettamente integrati, pensati per accompagnare l’ospite in un percorso fluido e coerente, dall’inizio alla fine della serata. Si parte con l’esperienza gastronomica firmata dai nostri brand di ristorazione, Vesta e Casa Fiori Chiari, che rappresentano l’anima culinaria del gruppo. Da lì, il percorso prosegue e si conclude nel club Twiga, dove l’intrattenimento prende forma attraverso una selezione musicale curata, un servizio attento e un’atmosfera pensata per coinvolgere il pubblico a 360 gradi. Abbiamo lavorato per creare un vero e proprio ecosistema dell’accoglienza, dove ogni dettaglio dall’estetica all’esperienza, contribuisce a costruire una serata memorabile. Non si tratta solo di una nuova estetica, ma di una nuova filosofia di ospitalità».

Parliamo del personale. Quante persone lavorano al Twiga? Avete avuto difficoltà nel trovarle?

«Il team del Twiga Porto Cervo è composto da circa 150 persone, una squadra ampia e ben strutturata, che include sala, cucina, accoglienza, sicurezza e staff tecnico. Una parte significativa di queste risorse proviene da altre nostre strutture già attive durante l’anno, con cui condividiamo filosofia, standard e metodo di lavoro. Il tema della selezione del personale stagionale non è semplice, soprattutto in un contesto competitivo come quello della Costa Smeralda. Tuttavia, la forza del gruppo e la credibilità dei brand coinvolti, Twiga, Vesta, Casa Fiori Chiari, ci hanno permesso di attrarre professionisti di alto profilo. Abbiamo investito molto sulla qualità, scegliendo figure esperte e puntando anche sulla formazione interna. Per noi l’esperienza dell’ospite passa prima di tutto dalle persone, il servizio deve essere impeccabile, umano e coerente con l’identità del luogo. E siamo orgogliosi della squadra che abbiamo costruito». 

Come volete che venga percepito il Twiga Porto Cervo dal pubblico?

«Come un luogo elegante, autentico e accogliente. Un posto dove si vive un’esperienza completa: gastronomica, musicale e relazionale, in un’atmosfera curata nei minimi dettagli. Il nostro obiettivo è stupire sì, ma nel modo giusto, far sentire ogni ospite speciale, accolto con attenzione e discrezione, in un ambiente pensato per offrire continuità tra i diversi momenti della serata. Puntiamo a distinguerci non solo per lo stile, ma per la coerenza e il calore umano dell’accoglienza. Il nostro desiderio è diventare un punto di riferimento riconoscibile, capace di lasciare un segno nei ricordi di chi ci sceglie. Se riusciremo a farlo, allora avremo costruito qualcosa che va oltre la stagione».

Quanta e quale Sardegna ci sarà al Twiga? In passato il rapporto della gente sarda con il Billionaire è stato talvolta conflittuale.

«La Sardegna per noi è parte integrante del progetto, non solo a livello di immagine ma in modo sostanziale. Lo è nelle persone che lavorano con noi, nei fornitori che abbiamo scelto, nei prodotti che portiamo in tavola. Il legame con il territorio non è una scelta di marketing, ma un approccio naturale e necessario per chi fa ospitalità in un contesto come questo. Sappiamo che in passato ci sono state percezioni contrastanti legate ad alcune esperienze. Il nostro intento è totalmente diverso, non vogliamo calare un format dall’alto, ma costruire qualcosa che sia in sintonia con questo ambiente, con rispetto e con consapevolezza. Il Twiga Porto Cervo vuole essere un’eccellenza che si integra, non un’eccezione che divide. E se sapremo offrire qualità con misura, eleganza con calore, crediamo che anche il pubblico del territorio saprà riconoscere il valore di quello che stiamo costruendo».

Twiga Porto Cervo vuole essere un locale per vip, per clienti di lusso o anche per la gente “comune"?

L’ambizione è di offrire un’esperienza di alto livello, ma accessibile a un pubblico trasversale, unito dal desiderio di vivere un certo tipo di atmosfera: elegante, curata, autentica. Non ci interessa etichettare i nostri ospiti, ma farli sentire a proprio agio. Chi sceglie Twiga lo fa per la qualità del servizio, per la cucina, per l’ambiente, per la musica. Il nostro obiettivo è proprio questo, far vivere un’esperienza speciale a chi apprezza cura, qualità e attenzione ai dettagli.

Primo Piano
La protesta

L’uomo più ricco d’Italia "contro" 65 lavoratrici di Sassari, a rischio la sede locale della Cerved

di Davide Pinna
Le nostre iniziative