La Nuova Sardegna

Il caso

Da Phica a Mia Moglie: cosa sta succedendo sul web tra foto rubate e sessismo

Da Phica a Mia Moglie: cosa sta succedendo sul web tra foto rubate e sessismo

Sul forum c’erano anche scatti ritoccati di Meloni, Schlein, Carfagna, Boschi e Moretti

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Dove finiscono le immagini che postiamo ogni giorno sui social? A giudicare da quanto sta emergendo in queste ore, troppo spesso finiscono in luoghi digitali che nessuno ha mai scelto, popolati da utenti anonimi, battute sessiste e fantasie non richieste. Prima il caso del gruppo Facebook Mia Moglie, poi la chiusura del sito Phica, una piattaforma in cui, per anni, sono state caricate e commentate — senza autorizzazione — immagini private di donne, famose e non. A essere violate, nella gran parte dei casi, non sono solo le foto, ma le persone che quelle foto le hanno pubblicate con fiducia, magari pensando solo a condividere un momento di vita.

Negli ultimi giorni, centinaia di donne — tra cui influencer, attrici, content creator, ma anche cittadine comuni — hanno denunciato apertamente la presenza dei loro scatti su questi spazi, spesso accompagnati da commenti volgari, violenti, sessualmente espliciti. A spingere Phica alla chiusura è stato un effetto valanga, nato dalla presa di parola pubblica, individuale e collettiva. Lo staff ha annunciato la fine della piattaforma con un comunicato in homepage: «Nonostante gli sforzi, non siamo riusciti a bloccare in tempo tutti quei comportamenti tossici che hanno spinto Phica a diventare un posto dal quale distanziarsi». Nella nota si precisa che “contenuti illeciti e minorenni” sono sempre stati bloccati e denunciati, ma lo stesso comunicato ammette un fallimento strutturale: quello di aver tollerato a lungo una cultura maschilista e predatoria che ha trasformato uno “spazio di condivisione personale” in un archivio alimentato dalla violazione della privacy altrui.

Tra le voci che si sono levate contro questa deriva, quella dell’attrice e content creator Anna Madaro è tra le più forti: «Ho trovato tre anni di mie foto, video e screenshot delle mie dirette, tutto accompagnato da commenti vomitevoli e minacciosi. Frasi come: “Se sapessi dove abita…”, “Questa ha una cam in casa da hackerare?”, roba da brividi». La Madaro denuncia anche la retorica vittimizzante che si usa per zittire chi protesta: «Mi dicono che pubblico foto scollate. Sì, ma è il mio corpo, è la mia immagine. Incolpare chi vive e si mostra, nel 2025, è inaccettabile».

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