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WhatsApp, le chat di coppia valgono come accordi per separazione e divorzio

WhatsApp, le chat di coppia valgono come accordi per separazione e divorzio

Una sentenza del tribunale di Catanzaro potrebbe rivoluzionare il diritto di famiglia

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Una recente sentenza del Tribunale di Catanzaro riconosce validità agli accordi tra coniugi stipulati in chat, anche senza omologa del giudice, purché non contrari all’ordine pubblico e senza ledere i diritti dei figli. Una decisione che, secondo l’analisi, potrebbe incidere in modo rilevante sul diritto di famiglia come spiega Il Messaggero. Nel caso esaminato, l’ex marito si era impegnato via WhatsApp a pagare da solo il mutuo della casa familiare, mentre la moglie rinunciava all’assegno di mantenimento. Sulla base di questo patto “a latere”, il tribunale ha revocato un decreto ingiuntivo da quasi 21mila euro con cui l’uomo aveva chiesto alla ex il rimborso del 50% delle rate. Pur vigendo il divieto di prova testimoniale per i contratti, i giudici hanno ammesso un’eccezione: esisteva un principio di prova scritta (la chat) e una impossibilità morale a formalizzare l’accordo su carta, per via dei rapporti tesi tra le parti

. L’orientamento riduce il ruolo centrale del giudice nella validazione degli accordi economici e apre a un utilizzo delle comunicazioni digitali come fonte negoziale, con il rischio di una “zona grigia” interpretativa. Un aspetto critico riguarda i figli: nel caso specifico è stata ammessa la testimonianza del figlio per confermare l’intesa sul mutuo, con il pericolo che i minori vengano coinvolti nei contenziosi tra i genitori. Il quadro si inserisce in un cambiamento già in atto.

Il tribunale di Padova (26 aprile) ha giudicato attendibile uno scambio di email tra ex coniugi: l’uomo proponeva 35mila euro dalla vendita della casa, con saldo in 24 mesi, proposta accettata dalla donna; per il giudice il tenore delle comunicazioni era «inequivoco e coerente». Inoltre, la Cassazione (sentenza del 21 luglio) ha riconosciuto la piena validità degli accordi patrimoniali tra coniugi per regolamentare i rapporti in caso di fallimento del matrimonio, superando l’impostazione che escludeva simili patti.

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