«Il Rally deve restare in Sardegna, uniti per scongiurare lo scippo»
I parlamentari Lai (Pd), Giagoni (Lega) e Pittalis (Fi) scrivono al ministro Abodi
Sassari Molto più di una competizione sportiva, molto più che un evento motoristico di livello internazionale. Per questo va difeso, blindato e ancorato al suolo sardo. La tappa italiana del Rally mondiale diventa un caso e approda in Parlamento, dove tre deputati isolani hanno chiesto chiarimenti al ministro dello Sport Andrea Abodi a proposito del ventilato – e a quanto pare sempre più vicino – scippo ai danni della Sardegna e a beneficio di Roma. A schierarsi in difesa di una manifestazione che ha ormai due decenni di storia è ancora una volta Silvio Lai (Pd), ma anche due esponenti di partiti di governo come Dario Giagoni (Lega) e Pietro Pittalis (Forza Italia). Un segnale di convergenza che rappresenta forse l’ultima speranza concreta di non perdere la manifestazione che Aci Sport organizza per conto della Fia.
«La sostituzione recente dei vertici di Aci – sottolinea Silvio Lai – rende ancora più forte il sospetto che si stia consumando un’operazione politica, funzionale agli equilibri della maggioranza, più che una valutazione basata su criteri tecnici, sportivi ed economici. Secondo fonti giornalistiche, il promoter internazionale sarebbe, non si sa quanto spontaneamente se non fossero evidenti elementi oggettivi di confronto, orientato verso Roma, sostenuta dal Governo e dalla Regione Lazio. I numeri parlano chiaro: nelle ultime edizioni il Rally in Sardegna ha portato oltre 80 milioni di euro di ricadute economiche dirette e indirette, con punte di 200.000 presenze turistiche aggiuntive nelle settimane della manifestazione e una copertura televisiva mondiale in più di 150 Paesi. Un indotto che ha fatto crescere alberghi, ristorazione, trasporti e servizi locali, con effetti fondamentali per un’isola che soffre già di isolamento e costi aggiuntivi. Roma non ha bisogno di questo evento per essere conosciuta e valorizzata. La Sardegna invece ha bisogno di occasioni come il Rally per superare i limiti dell’insularità e costruire opportunità concrete di sviluppo».
«Le voci si susseguono – ha incalzato Dario Giagoni durante il suo intervento alla Camera –, alcune potrebbero essere veritiere altre forse meno. In un’intervista rilasciata a Monza, il neo presidente dell’Aci, Geronimo La Russa, aveva lasciato intendere una possibile conferma della Sardegna. Ma ora, secondo fonti raccolte nell’ambiente rally del Lazio, sembrerebbe imminente una comunicazione ufficiale: Roma otterrebbe il Mondiale, la Targa Florio l’Europeo, e la Sardegna resterebbe completamente esclusa dai giochi. Con quale legittimità un commissario può assumere una decisione che ha tutti i connotati di una straordinaria amministrazione, pur avendo un mandato limitato all’ordinaria amministrazione? Siamo davanti a una potenziale forzatura giuridica, che non può passare sotto silenzio. Il Rally Italia Sardegna non è solo sport. È identità, è promozione, è impatto economico diretto per centinaia di famiglie, operatori, artigiani, professionisti, volontari. È un’occasione in cui la Sardegna, con la sua accoglienza e la sua unicità paesaggistica, si apre al mondo intero».
«La manifestazione – scrive Pietro Pittalis nella sua interrogazione – ha rappresentato e rappresenta una occasione importante per la Regione Sardegna di valorizzare i luoghi e la ricchezza naturalistica del territorio e ha sempre visto la piena collaborazione degli enti locali. La competizione, infatti, rappresenta una vetrina di fondamentale importanza per la Regione. Da settimane circola la voce che Aci starebbe valutando la possibilità di spostare la tappa italiana del Mondiale di Rally a Roma già dal 2026 con gravi ricadute per il territorio. Il governo cosa intende fare?».
