La Nuova Sardegna

L’intervista

La giornalista sarda in viaggio sulla Global Flotilla: «A Gaza sono felici del nostro arrivo»

di Massimo Sechi
La giornalista sarda in viaggio sulla Global Flotilla: «A Gaza sono felici del nostro arrivo»

Emanuela Pala documenta per la trasmissione di La7 “Piazzapulita” la vita a bordo

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Sassari «Penso che questa sia una missione storica e come giornalista non potevo non raccontarla. Per raccontare i fatti devi esserci, devi provare le stesse emozioni delle persone. Sono favorevole all'apertura di un corridoio umanitario per una popolazione che sta morendo, che stanno praticamente sterminando». Emanuela Pala, giornalista sassarese, è a bordo della Global Sumud Flotilla, la missione internazionale che sta navigando verso Gaza per portare aiuti umanitari. Partita da Catania insieme ad altre imbarcazioni, sta documentando questo viaggio per Piazzapulita di La7, il programma in onda il giovedì alle 21,15, mentre il Mediterraneo orientale si fa sempre più teso dopo l'escalation del conflitto.

Com'è stato vissuto l'attacco israeliano a Gaza?

«Noi siamo in 10 su una barca di 47 piedi, di varie nazionalità: c'è una parlamentare brasiliana, tre italiani, un ragazzo svizzero, il medico che è turco, un austriaco di origine turca, un bulgaro e un cittadino della Malesia. C'è stata forte preoccupazione, ma allo stesso tempo abbiamo un po' rallentato la partenza e quindi c'è più che altro fretta di arrivare. Ho sentito il nostro contatto a Gaza City per sapere se stesse bene. È una ragazza, ci ha fatto vedere anche le immagini mentre stavano bombardando, però lei ha dato la forza a noi, continuava a dirci che sono tutti felici e che ci aspettano. Quindi c'è stata preoccupazione, ma ancora di più la voglia di partire immediatamente».

Che clima si respira tra i volontari?

«I rischi li conosciamo. Abbiamo fatto training su qualsiasi scenario possibile. Le preoccupazioni ci sono, siamo tutti preoccupati di quello che potrebbe succedere. Però quello che vedo è che veramente qua tutti pensano che si potrà arrivare a Gaza. Le persone sono molto focalizzate sull'arrivare e su aprire il corridoio umanitario. Gli aiuti ci sono in ogni barca, ovviamente con tutte le scorte per una navigazione così lunga, ma l'obiettivo è aprire un corridoio per cui poi i veri aiuti arriveranno».

Che cosa racconterà nei reportage?

«Le persone che ci sono su queste barche sono veramente la società civile, sono persone normali che fanno un lavoro normale. È proprio il fatto della mancanza da parte dei governi nei confronti di quello che sta succedendo a Gaza che ha fatto sì che le persone volessero partecipare. Le richieste sono state molto di più rispetto alle persone che sono partite. I miei racconti sono su questo: ci sono madri che hanno figli e quindi sono preoccupate, ma la causa è maggiore rispetto alla preoccupazione. Ci sono persone che non sono mai salite su una barca e che comunque salgono magari con i cerotti per il mal di mare, però vogliono arrivare a Gaza».

Vi sorprende che in Italia ci siano critiche a questa missione?

«Qua ci sono stati grandi sacrifici di ogni tipo, anche economici. La maggior parte delle persone stanno utilizzando le proprie ferie o hanno sospeso il contratto di lavoro per essere qui. Non è una vacanza. Io sfido chiunque che vada in vacanza ad affrontare il possibile attacco dell'esercito israeliano. Mi sembra totalmente surreale che qualcuno possa pensare che sia una vacanza, che le persone si mettano in mare così».

Ha incontrato Marco Loi, l'altro sardo che partecipa a questa missione?

«Sì e quando ha saputo che c’era una persona dalla Sardegna mi ha regalato del pane carasau. Tra l’altro è piaciuto tantissimo anche alle altre persone del mio equipaggio ed è perfetto per la navigazione perché si conserva bene. Peccato solo che sia già finito». 

Porta anche un po' di Sardegna in questa missione?

«Certo, ho anche un'agendina a forma di Sardegna. Quando ho deciso di partire ero in Sardegna dalla mia famiglia che ora vive a Cagliari. Mi hanno subito supportata, anzi mi hanno detto: 'Se sei una giornalista devi esserci'. Mia sorella mi ha chiesto se avessi una bandierina sarda da portare, ma in aeroporto non l'ho trovata. Allora ho comprato quest'agendina di sughero a forma di Sardegna che è qui con me».

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