Unesco, l’Italia candida l’isola: Tombe dei Giganti e Pozzi Sacri verso il riconoscimento internazionale
A Parigi la prima valutazione dedicata a luoghi di culto e sacralità
Cagliari La Sardegna dei nuraghi bussa alle porte del Patrimonio mondiale dell’Unesco. E questa volta, più che un auspicio, è un primo passo concreto: a Parigi è iniziata infatti la valutazione preliminare dell’istanza dal titolo «Architettura e spazi di culto, la sacralità della Sardegna protostorica», che propone l’inserimento nella prestigiosa World Heritage List di un sistema di monumenti dell’antica civiltà sarda. Al centro della richiesta ci sono i Pozzi Sacri, le Tombe dei Giganti e gli altri luoghi della ritualità protostorica. Non è ancora l’iscrizione, ma è l’ingresso della proposta nella fase di esame internazionale. La candidatura è stata avanzata dal ministero della Cultura dopo la scelta della Commissione nazionale italiana per l’Unesco. A promuovere il progetto è l’associazione “Sardegna Terra di Nuraghi”, presieduta da Pierpaolo Vargiu e impegnata per portare nel mondo un patrimonio antichissimo da valorizzare. La novità è stata oggetto della conferenza in programma ieri mattina 21 settembre nella sede della Fondazione di Sardegna, a Cagliari in via San Salvatore da Horta. Ospiti del padrone di casa Giacomo Spissu, presidente della Fondazione, la presidente della Regione Alessandra Todde e l’assessora alla Pubblica istruzione e Beni culturali Ilaria Portas. Presenti anche il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, la coordinatrice del Comitato scientifico Anna Depalmas e le sovrintendenti di Cagliari e Sassari, rispettivamente Elena Boldetti e Monica Stochino.
Alle spalle dell’istanza c’è una stagione della storia sarda compresa, secondo la candidatura, tra il 1800 e l’800 avanti Cristo. Oltre mille anni durante i quali la civiltà protostorica dell’isola ha lasciato una straordinaria eredità monumentale e paesaggistica, disseminata di migliaia di siti. «È un patrimonio nel quale architettura, ambiente e dimensione spirituale si incontrano, offrendo ancora oggi terreno alla ricerca», fa notare Pierpaolo Vargiu. I Pozzi Sacri e le Tombe dei Giganti ne rappresentano alcune delle testimonianze più significative. Sono luoghi nei quali la funzione rituale si accompagna a soluzioni architettoniche e tecniche di grande interesse. Per i promotori sono una parte significativa dell’identità sarda e del patrimonio italiano da far conoscere oltre i confini nazionali. La candidatura punta inoltre e soprattutto a costruire attorno ai siti una capacità di attrazione per rafforzare la conoscenza dei monumenti e generare ricadute sui territori. «Collegando conservazione, ricerca, accessibilità e valorizzazione, il progetto punta a trasformare il riconoscimento culturale in un’occasione di crescita per le comunità che custodiscono questi luoghi».
Il percorso istituzionale è iniziato diversi anni fa. L’inserimento dell’istanza nella cosiddetta Tentative List italiana, avvenuto nel 2020 sotto la guida del ministero della Cultura, ha aperto una fase di accompagnamento da parte della Regione. Nel frattempo sono state destinate risorse alla tutela, all’accessibilità e alla valorizzazione dei monumenti e alla costruzione di una rete tra i siti. Adesso il dossier è arrivato al primo esame da parte degli organismi consultivi del Comitato del Patrimonio mondiale. La valutazione preliminare consentirà all’Italia di ricevere indicazioni sui punti di forza e sulle eventuali criticità della proposta, utili alla preparazione della documentazione. Per la Sardegna si apre dunque una fase nella quale dovrà essere raccontato il valore universale di una civiltà sviluppatasi nell’isola più di tremila anni fa. La valutazione di Parigi rappresenta il primo vero confronto internazionale: non il traguardo, ma il momento in cui questo patrimonio comincia a essere esaminato per il valore che potrebbe rappresentare per la Sardegna, per l’Italia e per la storia culturale del Mediterraneo.
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