Addio Portogallo: la Spagna diventa la nuova meta dei pensionati italiani. E la Tunisia conquista gli ex statali
Dopo la fine del regime fiscale agevolato di Lisbona, i trasferimenti crollano dell’83%. In calo complessivo gli espatri, scesi del 23,8% tra il 2018 e il 2024
Sassari La geografia delle mete scelte dai pensionati italiani che decidono di trasferirsi all’estero sta cambiando rapidamente. Dopo l’abolizione, nel 2024, del regime fiscale agevolato per i residenti stranieri in Portogallo, il tradizionale flusso verso Lisbona si è drasticamente ridimensionato – oltre l’83% in meno di nuovi arrivi – aprendo la strada a nuove destinazioni.
Secondo gli ultimi dati Inps, tra il 2019 e il 2023 la Spagna è diventata il Paese più attrattivo: 2.300 pensionati italiani hanno scelto il territorio iberico in questo periodo, con un picco nel 2023, quando i trasferimenti sono stati 536 dopo i 451 del 2022. L’Istituto versa in Spagna circa 147 milioni di euro di pensioni a cittadini italiani, una cifra che si avvicina ormai ai 157,4 milioni destinati al Portogallo.
A favorire questa crescita contribuisce un mix di fattori: costo della vita più accessibile e agevolazioni fiscali, tra cui detrazioni e esenzioni sui redditi esteri, pari a 6.500 euro per i pensionati tra i 65 e i 75 anni e a 7.000 euro per chi ha superato i 75.
Accanto al boom spagnolo emerge un’altra tendenza: l’interesse crescente per la Tunisia, soprattutto tra gli ex dipendenti pubblici. Qui il regime fiscale consente ai pensionati stranieri di beneficiare di un’esenzione sull’80% del reddito, tassando solo il restante 20% con un’aliquota media tra il 3% e il 5%. Inoltre, grazie a un accordo contro la doppia imposizione, anche i pensionati pubblici possono usufruire di queste agevolazioni, a differenza di quanto avviene in molti altri Paesi.
Tra il 2019 e il 2023 si sono trasferiti in Tunisia circa mille italiani in pensione, e oggi la comunità è arrivata a 1.800 presenze. A Hammamet e nelle zone vicine gli ex statali rappresentano il 63% dei pensionati italiani residenti.
Se si sposta lo sguardo verso l’Est Europa, Romania e Albania stanno guadagnando terreno. Nel quadriennio 2019-2023 Bucarest ha accolto circa 500 pensionati italiani – un centinaio ogni anno – attratti da un’imposta forfettaria del 10% sulle pensioni estere.
L’Albania, invece, dal 2021 propone la totale esenzione fiscale sui redditi da pensione. Negli ultimi cinque anni si sono trasferiti lì 200 pensionati italiani, metà dei quali solo nel 2023.
La Grecia, candidata a raccogliere l’eredità del Portogallo, offre un’aliquota al 7% per 15 anni sui redditi generati all’estero. Ma il flusso è ancora limitato: 37 trasferimenti nel 2023.
Pochi arrivi anche verso altre mete molto discusse: Cipro, che applica un’imposta del 5%; Malta, che fissa l’aliquota al 15% ma richiede la proprietà di un immobile da almeno 280 mila euro; Croazia, dove la tassazione oscilla tra il 12% e il 18%; e il Sudafrica, che garantisce la totale esenzione fiscale, ma resta a oltre dieci ore di volo da Roma.
Il quadro generale, comunque, è segnato da una frenata complessiva degli espatri. Tra il 2018 e il 2024 il numero dei pensionati italiani che hanno deciso di vivere all’estero – per ragioni fiscali, economiche, climatiche o familiari – è sceso del 23,8%.
Nel biennio 2018-2019, prima della pandemia, erano partiti 5.700 pensionati italiani e stranieri; nel 2023-2024 il totale è stato di 5.500. Nel solo 2024, i pensionati stranieri che hanno lasciato l’Italia sono stati 2.428, pari al 43,9% di tutti coloro che hanno trasferito la propria residenza fuori dal Paese.
