La Nuova Sardegna

La storia

Da Riina a Vallanzasca, Cutolo e Calò: tutti i detenuti “illustri” passati per le carceri sarde

di Francesco Zizi
Da Riina a Vallanzasca, Cutolo e Calò: tutti i detenuti “illustri” passati per le carceri sarde

Il piano del Governo di concentrare centinaia di detenuti al 41-bis nell’isola riapre una ferita mai chiusa

3 MINUTI DI LETTURA





In Sardegna il carcere duro è una storia che affonda le radici nel Novecento e che oggi, con il piano del governo Meloni di concentrare centinaia di detenuti al 41-bis nell’Isola, torna a riaffacciarsi. Prima l’Asinara, poi Badu ’e Carros, oggi Bancali e Uta: la Sardegna è stata più volte chiamata a farsi carico dei nemici pubblici numero uno dello Stato. Mafiosi stragisti, terroristi internazionali, capi della criminalità organizzata. Figure che hanno segnato pagine nere della storia italiana e che ora riaprono una ferita mai chiusa.

Asinara: brigatisti, stragisti e lo Stato d’assedio

Il carcere dell’Asinara è stato il laboratorio dell’emergenza penitenziaria. Negli anni Settanta e Ottanta l’isola-prigione accolse i principali protagonisti del terrorismo politico. Tra i detenuti delle Brigate Rosse ci furono Alberto Franceschini, fondatore dell’organizzazione, Mario Moretti, arrestato nel 1981 e considerato il regista del sequestro Moro, Prospero Gallinari, Lauro Azzolini e Valerio Morucci. 

Negli anni Novanta l’Asinara cambiò volto e divenne il carcere simbolo della lotta alla mafia. Nel 1992 vi fu rinchiuso Totò Riina, capo assoluto di Cosa Nostra. Con lui arrivarono Pippo Calò, Giuseppe Madonia, Nitto Santapaola, Michele Greco e altri boss coinvolti nelle stragi e nel maxiprocesso di Palermo. Anche Raffaele Cutolo, leader della Nuova Camorra Organizzata, vi trascorse periodi di detenzione. La chiusura del carcere nel 1998 sembrò sancire la fine di quella stagione. Ma il modello Asinara continua a pesare come un precedente.

Badu ’e Carros

Inaugurato nel 1974, Badu ’e Carros nasce per raccogliere ciò che il resto del sistema carcerario non riesce a gestire. Negli anni Settanta e Ottanta vi vengono trasferiti terroristi delle Brigate Rosse, militanti di Prima Linea e appartenenti all’area dell’eversione di sinistra. In quegli anni Nuoro diventa sinonimo di isolamento totale.

Sul fronte mafioso, il carcere ospita Luciano Liggio, padrino dei Corleonesi, trasferito alla fine degli anni Settanta e morto lì nel 1993. Negli anni Ottanta arrivano Renato Vallanzasca, Francis Turatello, Angelo Epaminonda e altri nomi della criminalità organizzata del Nord legata a Cosa Nostra. 

Nel 2006 Badu ’e Carros ospita Mullah Krekar, fondatore del gruppo jihadista Ansar al-Islam. Per la prima volta la Sardegna entra a pieno titolo nel circuito del terrorismo internazionale. Oggi, secondo i piani del governo, il carcere nuorese è destinato a diventare un perno strutturale del 41-bis.  Il 24 febbraio 2023 l’evasione del boss foggiano Marco Raduano.

Bancali

Il carcere di Sassari-Bancali rappresenta il presente e il futuro della strategia del Ministero della Giustizia. A partire dal 2018, l’istituto ha accolto un numero crescente di detenuti al 41-bis: boss di Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra, molti dei quali condannati all’ergastolo per stragi, traffico internazionale di stupefacenti e omicidi eccellenti.

Tra i profili transitati o detenuti in strutture analoghe in Sardegna figurano esponenti legati ai clan Casamonica, Bagarella, Bellocco, Pesce, Iovine, Schiavone e Zagaria. Ma anche Salvatore Messina Denario, fratello di Matteo. Nomi che pesano come macigni e che spiegano perché Bancali sia oggi considerato uno dei punti più delicati del sistema penitenziario nazionale. Una concentrazione che cresce mentre sindacati e magistrati denunciano carenze di organico e un carico di rischio sempre più elevato. 

Primo Piano
Maltempo

Raffiche di maestrale, mare in burrasca, grandine e neve: prorogata l’allerta meteo

di Ilenia Mura
Le nostre iniziative