La Nuova Sardegna

L’emergenza

La storia di Ilaria Carboni, costretta a lasciare la sua casa in affitto: «In Gallura si pensa solo al turismo»

di Paolo Ardovino
La storia di Ilaria Carboni, costretta a lasciare la sua casa in affitto: «In Gallura si pensa solo al turismo»

Quell’appartamento ora serve ai proprietari per farci – probabilmente – un b&b

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Olbia I proprietari di casa le hanno detto, dopo cinque anni, di guardarsi attorno. Quell’appartamento ora serve a loro, forse per farci un b&b turistico. E lei, Ilaria Carboni, si è messa a cercare su internet: «Su Subito.it ho trovato quaranta annunci. Di questi, solo due erano annuali – cioè? –, gli altri mettevano a disposizione case in affitto ma solo da ottobre a maggio. Poi servono per i turisti. Delle due rimaste, entrambe non volevano animali, e io con me ho un cane». Conto azzerato.

Ilaria vive in un centro costiero della Gallura a pochi passi da Olbia, «e non voglio andarmene da qui. Anche se sembra l’unica opzione». Da settembre sta cercando una nuova casa in affitto ma è finita nelle maglie dell’emergenza abitativa nelle località dell’isola che attirano turisti. Semplicemente, eccetto locazioni brevi, non si trovano abitazioni disponibili.

«La mia è una storia personale, ma purtroppo rappresentativa di una situazione diffusa». I pochi appartamenti che ha visto sono inaccessibili. In Gallura, a due passi dalla sempre più proibitiva Olbia, devono averci preso gusto: «Partiamo di un minimo di 500 euro al mese per un semplice monolocale e arriviamo ai bilocali che non costano meno di 750 euro, più spese condominiali». L’apice l’ha toccato con un trilocale: «Chiedevano 1.400 euro al mese». Pazzia. «Servirebbero stipendi da 3mila euro per riuscire a vivere in case come queste», riflette provocatoriamente lei, che ormai da anni vive e lavora in zona di Olbia all’interno di attività stagionali.

La situazione l’ha esasperata talmente tanto che adesso Ilaria Carboni vuole diventare portavoce di un disagio diffuso. Cercando affitti è entrata in contatto con persone single, coppie e famiglie che online cercano «da mesi e anche da un anno» un alloggio a prezzi ragionevoli nella Gallura che guarda al mare. Per questo la donna ha appena creato un gruppo su facebook, “Emergenza abitativa Sardegna”, per creare una community.

«È chiaro che i proprietari privati, delle loro case, fanno ciò che vogliono: decidono prezzi, durata degli affitti, modalità e disponibilità solo per brevi periodi – spiega Carboni –. Dal punto di vista individuale è comprensibile, ma il risultato collettivo è devastante. Interi paesi di mare diventano inaccessibili ai residenti, ai lavoratori, alle famiglie». Sollecita un intervento dall’alto, fa da megafono alla richiesta di chi come lei fruga sui siti di annunci senza trovare appartamenti e monolocali disponibili per tutto l’anno. «È evidente la mancanza di un intervento concreto da parte dei Comuni e delle istituzioni locali, che dovrebbero tutelare il diritto all’abitare e garantire un equilibrio tra turismo, mercato immobiliare e vita reale delle comunità».

Uno parte con l’idea di una locazione ma finisce anche per pensare di comprare direttamente un immobile, a questo punto. Il mercato però lo impedisce: «Anche l’alternativa dell’acquisto è preclusa: i mutui vengono negati a chi ha contratti stagionali o stipendi considerati non adeguati, nonostante anni di lavoro e continuità. Così ci si ritrova senza possibilità: non si può affittare, non si può comprare, e l’unica soluzione diventa andare via». Come, purtroppo, potrebbe fare lei. Via dalla Gallura e forse dalla Sardegna.

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