Cocaina dai Balcani alle strade dell’isola, sette arresti – I loro ruoli e come funzionava il business
Oltre cinquanta carabinieri impiegati nella seconda fase dell’operazione Termine
Oltre cinquanta carabinieri impegnati, quattro province coinvolte e il supporto dell’11° Nucleo Elicotteri di Cagliari. È scattata all’alba del 12 gennaio la seconda fase dell’operazione “Termine”, l’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari che ha colpito un presunto sodalizio dedito al traffico di sostanze stupefacenti attivo tra Sardegna e Toscana. Il blitz, condotto dai militari della compagnia di Carbonia, ha portato all’arresto di sette persone e all’applicazione di un divieto di dimora.
Un’operazione che rappresenta la prosecuzione dell’indagine avviata nei mesi scorsi e che, lo scorso 6 ottobre, aveva già condotto all’emissione di 62 misure cautelari personali. Secondo l’accusa, operavano nel business del narcotraffico due organizzazioni modulari, che si rifornivano di cocaina dai Balcani e successivamente la smerciavano nell’isola, grazie a una struttura articolata di spacciatori, intermediari e staffette.
L’Iglesiente
Nel territorio di Iglesias si collocano Francesco Antonio Busonera, Paolo Loddo e Antonio Scano, tutti arrestati oggi. I primi due in carcere, Scano ai domiciliari. Busonera viene indicato dagli investigatori come coinvolto in una trattativa per la cessione di cocaina, partecipando alla fase preliminare dell’accordo. Secondo l’accusa è uomo di fiducia dei vertici dell’organizzazione, che gli affidano il compito di trattare con gli acquirenti locali.
Paolo Loddo e Antonio Scano, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbero invece operato nella fase della commercializzazione. Entrambi vengono collocati nella rete di spaccio attiva tra Iglesias e i comuni limitrofi, con il compito di curare la distribuzione della sostanza sul territorio e i contatti con gli acquirenti. Non solo, Loddo avrebbe avuto anche un ruolo in ascesa nella banda, anche per la sua capacità nella riscossione dei crediti verso gli acquirenti.
Il Sulcis e il ruolo operativo nello spaccio
Nel Sulcis, e in particolare a Carbonia, emerge la figura di Valeria Piras, anch’essa finita in carcere. Secondo l’accusa, la donna avrebbe ricevuto quantitativi di cocaina ed eroina destinati alla vendita al dettaglio. Il suo ruolo viene descritto come quello di un terminale locale dello spaccio, inserito stabilmente nella rete e funzionale a garantire continuità alla distribuzione nella zona.
L’Ogliastra
A Girasole avrebbero operato Federico Cualbu e Silvio Loi, entrambi sottoposti agli arresti domiciliari. Il primo viene indicato come coinvolto nel trasporto della droga, – sebbene non partecipe all’associazione -, fungendo da collegamento tra chi gestiva le forniture e chi curava la distribuzione.
Silvio Loi, viene invece descritto come incaricato delle consegne. Secondo l’ordinanza avrebbe avuto il compito di recapitare la sostanza verso altri soggetti dell’organizzazione, contribuendo alla circolazione delle partite di droga all’interno dell’Isola.
Per Pietro Pinna, di Oschiri e posto agli arresti domiciliari, la ricostruzione giudiziaria individua un ruolo legato a ingenti quantitativi di droga.
Le forniture albanesi
Per Hushi Klinton, cittadino albanese residente a Cascina, in provincia di Pisa, il gip ha disposto il divieto di dimora in Sardegna. Dall’ordinanza emerge come la sua figura venga ritenuta funzionale al collegamento tra alcuni soggetti di nazionalità albanese e gli indagati sardi, in un sistema di relazioni che avrebbe agevolato l’approvvigionamento e la movimentazione della sostanza stupefacente. Secondo gli inquirenti Klinton – ritenuto persona di fiducia dal sodalizio – avrebbe ritirato i soldi della cocaina degli indagati sardi, per conto dei fornitori albanesi.
Secondo la ricostruzione degli investigatori infatti, dietro i camion che attraversavano il Tirreno, caricando e scaricando merci nei porti di Olbia, Cagliari e Porto Torres, si muoveva un traffico regolare e cadenzato di droga, che partiva dall’Albania e arrivava in Sardegna per essere spacciata. La rotta della coca faceva però anche tappa in Toscana, dove i sardi incontravano gli intermediari albanesi per saldare le forniture di droga.
