Omar rinviato a giudizio: a 25 anni da Novi Ligure torna in aula per violenza e maltrattamenti: «Ti sfregio con l’acido»
Secondo la procura di Ivrea, il 42enne dovrà rispondere di accuse che la donna colloca fino al 2022. Lui nega: «Fatti che non sono accaduti».
Ivrea L’udienza preliminare si è tenuta questa mattina, martedì 27, e si è chiusa con il rinvio a giudizio: Mauro Favaro, noto come Omar, tornerà in aula il 19 marzo, a 25 anni dal delitto di Novi Ligure, per rispondere di maltrattamenti e violenza sessuale ai danni dell’ex moglie, secondo quanto indicato dalla procura di Ivrea.
Favaro è l’uomo che, insieme a Erika De Nardo, fu protagonista del massacro del 21 febbraio 2001: i due, allora 16 e 17 anni, uccisero con 97 coltellate Susy Cassini, madre di lei, e Gianluca, il fratellino di 11 anni. Per quei fatti, il Tribunale dei minori di Torino stabilì 16 anni di carcere per lei e 14 per lui, sentenze poi confermate in appello e in Cassazione.
Dopo aver scontato la pena, entrambi hanno provato a ricostruirsi una vita. Favaro, oggi 42enne, ha sposato una donna conosciuta tramite i social network e dalla relazione è nata una bambina. Ma, stando alle accuse riportate nell’esposto e negli atti dell’inchiesta, quella nuova famiglia si sarebbe trasformata in un incubo: la donna attribuisce all’ex marito anni di maltrattamenti e violenze sessuali, che sarebbero proseguiti fino al 2022, e parla di «un clima di costante paura, controllo e insulti» esteso anche alla figlia.
Nel racconto della denunciante compaiono minacce e insulti ripetuti: «Ti sfregio la faccia con l’acido», «ti mando su una sedia a rotelle», oltre a «Fai schifo» e «non esci viva da qui». La donna riferisce anche aggressioni fisiche e psicologiche, oggetti scagliati addosso, cellulari spaccati e il divieto tassativo di chiamare i carabinieri. Tra gli episodi descritti, anche quello in cui la donna sarebbe stata presa per i capelli e avvicinata a un fornello acceso. La donna sostiene di aver taciuto a lungo «per paura», poi si sarebbe rivolta all’avvocata Francesca Violante e avrebbe presentato denuncia: da lì l’avvio delle indagini della procura di Ivrea, confluite ora nel processo.
Favaro, assistito dagli avvocati Lorenzo Repetti e Vittorio Gatti, ha sempre respinto le contestazioni. La sua posizione è riassunta in una frase messa a verbale: «Mi accusate di fatti che non sono accaduti. Non ho mai detto quelle frasi».
