Prima della Costa Smeralda, quando Neville creò Porto Rafael: ecco dov’è nato il turismo d’élite in Sardegna
Il racconto di Paolo Cudoni, ex proprietario dei terreni di Punta Sardegna
Palau «Sono la prima persona che Rafael Neville ha incontrato quando è arrivato a Palau». Esordisce così Paolo Cudoni, palaese doc, ex proprietario dei terreni di Punta Sardegna dove la sua famiglia allevava bestiame e dove Neville, negli anni Sessanta, ha fondato Porto Rafael. Cudoni ricostruisce l’arrivo del conte spagnolo sull’isola a cento anni dalla sua nascita, a Malaga il 21 agosto del 1926. Un arrivo rivoluzionario per quella parte di Gallura, diventata nel nord est Sardegna, la prima enclave del turismo d’élite – prima ancora della Costa Smeralda – capace di mettere in moto importanti dinamiche economiche e sociali.
Il sogno. Un luogo tanto cercato, uguale a quello che a Neville era comparso in un sogno, dove un piccolo regno cresceva intorno a una piccola cala con sabbia bianca, mare azzurro e affaccio su altre isole. Poche abitazioni e una piazzetta, centro della vita quotidiana. Questo è di fatto diventato Porto Rafael, nato da una piccola casetta rossa e trasformatosi, crescendo attorno a cala Inglese, nel luogo d’elezione di molti personaggi del jet set internazionale, attratti dalla mondanità, ma anche dalla discrezione che offriva. E soprattutto da Rafael Neville, persona generosa, pacata e di compagnia, la cui casa, nota come “Municipio”, era il cuore del paese. Ancora oggi, per celebrare il suo compleanno, viene organizzata una grande festa.
L’arrivo. Ma riavvolgiamo il nastro. L’artista estroso Rafael Neville, conte di Berlanga y del Duero, figlio di Edgar, scrittore, diplomatico, produttore di film e grande amico di Chaplin e Picasso, era appena approdato ad Alghero. «Era arrivato sull’isola indirizzato da importanti politici spagnoli – racconta Cudoni – proprio perché stava cercando un posto per il suo insediamento turistico. Ne aveva già realizzato uno alle Canarie». Ma presto venne a sapere dell’arcipelago di La Maddalena e con la sua Piaggio beige, di quelle con lo sportello anteriore, attraversò il nord Sardegna. «Arrivando a Palau, sul curvone alto, gli si è aperto il panorama sulla Sciumara e su La Maddalena. Non ci ha pensato molto e al bar del porto, l’unico posto con un telefono pubblico, ha chiesto di chi fossero quei terreni». Il giorno dopo ha incontrato Paolo Cudoni, che lo ha portato verso Punta Sardegna, dove la sua famiglia, di origine agropastorale, allevava le capre.
I terreni. «La prima tappa, appena superata quella che chiamavamo “la cisterna”, non l’aveva colpito molto – dice – ma più avanti c’era tutto quello occorreva per rispondere al suo sogno». Una spiaggia, un rigagnolo d’acqua e vegetazione lussureggiante. E da lì la decisione di acquistare i primi 3 ettari di terreno, poi diventati 140: durante un pranzo a base di aragosta con l’attrice Shirley Douglas, la Lolita del film del 1962, arrivata dal mare perché non c’erano le strade, è stata stabilita la data dell’atto di vendita, formalizzata nel 1962. Di lì a poco, l’avvio delle prime costruzioni sul monte Altura, tra le cui rocce di granito comparve un’accesa macchia rossa: la prima casetta di Rafael, costruita nel 1963, era di quel colore. Più tardi andrà a vivere nel “Municipio”, cuore pulsante del paese.
«Piano piano, con il suo carisma, Rafael aveva reso la zona un punto di riferimento. Con eventi e manifestazioni ha saputo creare l’ambiente giusto. La festa più grande è sempre stata il suo compleanno». In molti, poi, hanno costruito lì la loro casa. Nobili, politici, giornalisti come Eugenio Scalfari, artisti, industriali e personaggi importanti del cinema e del mondo della moda e dello sport, tra cui Manlio Scopigno, l’allenatore del Cagliari dello scudetto, hanno così preso parte per lungo tempo alla vita sociale e culturale di Porto Rafael, attratti anche dalla riservatezza che prometteva. «Una vita ermetica», la definisce Paolo Cudoni, che però si alternava al divertimento. Il ritrovo principale, dove tutte le sere si faceva baldoria, era il Gattovolpa, che ancora oggi accoglie i visitatori sulla piazzetta. Rafael, però, frequentava molto anche i palaesi. «Passava ore e ore nel paese – continua Cudoni – All’epoca, uno dei locali più in voga era da Graziano, dove adesso c’è Robertino».
Società, cultura, economia. Ma l’impatto di Rafael è andato ben oltre le relazioni sociali e la vita culturale, lasciando un’impronta profonda sulla società e l’economia della zona. «Il maggior vantaggio l’ha ottenuto la popolazione di Palau – spiega – che ha avuto la possibilità di un’occupazione dignitosa e redditizia. Fino a questo evento, l’economia si basava essenzialmente sul baratto, dato che non c’era denaro circolante, e si reggeva sui pochissimi redditi dei proprietari di bestiame che rifornivano il ben più fiorente mercato della già multietnica La Maddalena». Molti emigrati poterono anche tornare a casa, con nuove competenze e possibilità di fare investimenti. «Nel 1959 ci fu un grosso richiamo da parte delle industrie tessili del Nord Italia e da Palau partirono 300 persone. Dopo Rafael, però, poterono tornare con una bella formazione e qualche soldo». Molte imprese e molti lavoratori, dunque, furono coinvolti nei mutamenti causati dell’avvento del turismo ed ebbero modo di crescere e prosperare.
