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Il caso

Strage in una scuola della Georgia, condannato il padre del killer 14enne: «Poteva fermarlo»

Strage in una scuola della Georgia, condannato il padre del killer 14enne: «Poteva fermarlo»

La sparatoria era avvenuta nel 2024 alla Apalachee High School. È il terzo caso di questo tipo negli Usa

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Atlanta Un tribunale della Georgia ha dichiarato colpevole Colin Gray, 55 anni, padre del ragazzo accusato di aver ucciso quattro persone durante una sparatoria avvenuta nel 2024 alla Apalachee High School di Winder, nei pressi di Atlanta. L’uomo era imputato per omicidio, maltrattamenti su minore e altri reati: aveva respinto tutte le 29 accuse a suo carico.

L’attacco costò la vita a due studenti quattordicenni, Christian Angulo e Mason Schermerhorn, e a due insegnanti, Richard Aspinwall, 39 anni, e Cristina Irimie, 53 anni. Il figlio, Colt Gray, oggi 14enne, è in attesa di processo.

Secondo l’accusa, il padre sarebbe stato “l’unica persona in grado di evitare” la strage, poiché a conoscenza delle condizioni del figlio e dei segnali di allarme emersi nei mesi precedenti. I pubblici ministeri hanno sostenuto che l’uomo fosse consapevole del deterioramento psicologico del ragazzo e della sua ossessione per le sparatorie nelle scuole, ma non sarebbe intervenuto per impedirgli di agire.

Nel corso del processo è emerso che Colin Gray aveva regalato al figlio un fucile di tipo AR per Natale, l’anno precedente alla sparatoria. Questo nonostante, sette mesi prima dell’attacco, il ragazzo fosse stato interrogato dalla polizia in merito a minacce online relative a un possibile massacro in ambito scolastico. L’accusa ha inoltre evidenziato l’esistenza di un quaderno nel quale il giovane avrebbe descritto un piano per uccidere studenti e docenti.

In aula, la vice procuratrice distrettuale della contea di Barrow, Patricia Brooks, ha affermato che, di fronte a segnali ripetuti e chiari, l’imputato avrebbe dovuto togliere al figlio l’accesso alle armi, anziché fornirgli lo strumento per compiere l’attacco.

La difesa ha invece cercato di attribuire ogni responsabilità al ragazzo, sostenendo che la decisione di entrare nella scuola e aprire il fuoco fosse stata presa in modo autonomo e senza che il padre ne fosse a conoscenza.

Prima della sparatoria, autorità locali avevano già ascoltato il giovane e il padre dopo una segnalazione ricevuta dall’Fbi. Nel maggio 2023 il National Threat Operations Center dell’agenzia federale aveva trasmesso alla polizia locale informazioni su minacce anonime pubblicate online riguardanti un possibile attacco a una scuola, senza indicazione di luogo e data. Nel giro di 24 ore gli investigatori avevano accertato che le minacce provenivano dalla Georgia.

All’epoca lo sceriffo aveva interrogato padre e figlio. Secondo quanto riferito dall’Fbi, l’uomo aveva dichiarato di possedere armi da caccia in casa, ma che il ragazzo non vi aveva accesso senza supervisione. Il giovane, che allora aveva 13 anni, aveva negato di essere l’autore delle minacce. Le scuole locali erano state avvisate per monitorare la situazione, ma – aveva precisato l’Fbi – non sussistevano gli estremi per un arresto o ulteriori provvedimenti a livello locale, statale o federale.

Quello di Colin Gray è il terzo caso negli Stati Uniti in cui un genitore viene ritenuto penalmente responsabile per una sparatoria di massa compiuta dal proprio figlio. Nell’aprile 2024, in Michigan, James e Jennifer Crumbley sono stati condannati per omicidio colposo a pene comprese tra 10 e 15 anni di carcere per aver acquistato l’arma utilizzata dal figlio, che pochi giorni dopo uccise quattro studenti. Quel procedimento era stato indicato come il primo in cui i genitori di un autore di una strage scolastica venivano giudicati penalmente responsabili.

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