Sassari, sempre più giovani e donne si rivolgono agli Alcolisti anonimi: il percorso dei 12 passi per uscire dalla dipendenza
Il gruppo cittadino attivo dal 1975 si riunisce tre volte a settimana: anonimato e sostegno reciproco per affrontare la malattia
Sassari «Il nostro programma di recupero dall’alcolismo si snoda in 12 passi: il primo è accettare che si è alcolisti». Inizia così il racconto dei servitori del Gruppo Sassari uno, una delle numerose sedi dell’associazione Alcolisti anonimi sparse per il mondo. «Il secondo passo – continuano – è affidarsi a qualcuno, perché hai capito che l’alcol è il tuo unico pensiero, ti sta rovinando la vita e da solo non riesci a uscirne». Si parte così, desiderando sopra ogni cosa di smettere di bere.
Il numero da chiamare è il 366 902 70 38.
Il gruppo
Questo desiderio è l’unico requisito richiesto se si vuole entrare a far parte dell’associazione. Al suo interno, ogni membro mette la propria esperienza al servizio degli altri per risolvere un problema comune, per trovare e mantenere la serenità insieme. Nessun giudizio o pregiudizio, nessuna imposizione, niente gerarchie. “Solo” amore, fiducia e la consapevolezza che non si è soli e che l’alcolismo si può sedare. Il fulcro dell’associazione è questo. E a Sassari, dove è attiva dal 1975, è una realtà in crescita: sempre più persone in città e nei dintorni, tra cui molti giovani e donne, si affidano le une alle altre nella loro battaglia contro l’alcol. E molte sono anche quelle di passaggio durante l’estate. Ma cosa si fa? Si partecipa a riunioni completamente anonime e gratuite tre volte a settimana, durante le quali prende il via un percorso che accompagnerà sempre i membri del gruppo. Chi vorrà unirsi sarà inizialmente seguito da uno sponsor.
Le testimonianze
Fondamentali, all’interno del percorso, sono le testimonianze. «Ogni testimonianza è diversa – spiegano i servitori –, ma c’è un filo che le lega tutte e quindi chi ascolta si identifica. Da lì si comincia ad acquisire fiducia e poi, piano piano si riesce ad abbandonare quella “stampella” che ci ha aiutato ad affrontare il lavoro, la vita in famiglia e così via portandoci però all’isolamento, a perdere ogni cosa». Il tutto all’interno di una società che mitizza il consumo di alcol.
Fatto per nulla trascurabile, poi, l’alcolismo che è una malattia progressiva che può solo peggiorare, caratterizzato da compulsività – cioè non ci si controlla dopo il primo bicchiere – porta con sé tante altre dipendenze. Prima su tutte quella dalla droga.
«È la strategia più usata per farsi passare la sbornia – spiega uno dei servitori sobrio da 25 anni – si prende la cocaina e si entra in un altro circolo». E poi la ludopatia. E poi si può ricadere nell’alcol. Le ricadute però non sono sempre negative. «Può succedere – dice il servitore – ma se si è già iniziato il percorso nel gruppo anche la ricaduta viene affrontata con una consapevolezza diversa. Non si è più disposti ad abbandonare le conquiste fatte».
«Soprattutto all’inizio non vedevo l’ora di venire alle riunioni – racconta una delle servitrici più anziane per sobrietà – anche se lavoravo e avevo poco tempo quei 10 minuti erano fondamentali». «Una delle cose più importanti – continua – è capire che la vita è bella anche senza alcol. Mi sono accorta che riuscivo a ridere, a scherzare e a divertirmi, ad avere la carica per fare tutto anche senza bere. Stavo bene! È stato un po’ difficile all’inizio, ma poi questa serenità è diventata più importante del bere».
Il messaggio, dunque, è chiaro: l’alcolismo si può tenere a bada. Tutto sta nel compiere il primo passo, a qualsiasi età, in qualsiasi contesto sociale, economico o religioso. Sia uomini che donne. «Ho visto come si è evoluto il fenomeno – continua – quando sono arrivata io, circa 12 anni fa, dei giovani non c’era traccia ed eravamo forse due donne. Ora ce ne sono molti e molte di più».
«Prima le donne si rinchiudevano nella disperazione – interviene un’altra servitrice più giovane – ora hanno il coraggio di farsi aiutare». La servitrice fa poi luce anche su un altro aspetto molto importante. «Il sostegno è necessario anche per i genitori e i famigliari degli alcolisti – dice – perché spesso non sanno come gestire la situazione e può succedere che senza volerlo alimentino il corto circuito. Per loro c’è l’associazione Al.Anon». Un’altra, l’Al.Ateen è dedicata ai figli.
