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L’inchiesta

Falsi sms di Cup e Caf, così la chiamata urgente diventa una truffa da 2 euro al minuto

Falsi sms di Cup e Caf, così la chiamata urgente diventa una truffa da 2 euro al minuto

Messaggi che sembrano arrivare da servizi sanitari o fiscali spingono a richiamare numeri a sovrapprezzo, con attese pilotate e addebiti pesanti in bolletta. Il Corriere svela come funziona il sistema

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Roma Un sms che invita a contattare con urgenza il Cup, il Caf o altri uffici apparentemente ufficiali può trasformarsi in una truffa telefonica molto costosa. Il meccanismo è semplice: chi riceve il messaggio richiama convinto di dover ottenere informazioni importanti che lo riguardano, ma finisce su una linea a pagamento dove viene trattenuto il più possibile tra attese, musiche, passaggi di operatore e cadute di linea. Il costo può arrivare a 2 euro al minuto e spesso l’addebito emerge solo con la bolletta.

L’inchiesta e la ricostruzione della filiera

A ricostruire il funzionamento di questo sistema è un servizio di Dataroom del Corriere della Sera firmato da Milena Gabanelli e Andrea Priante, che segue il percorso di uno dei numeri usati nei messaggi-trappola e risale ai soggetti coinvolti nella gestione delle numerazioni a sovrapprezzo.

Secondo la ricostruzione, i numeri che iniziano con 89 sono assegnati dal ministero delle Imprese e del Made in Italy agli operatori telefonici, che li acquistano a blocchi e poi li mettono a disposizione di società e call center. I truffatori usano soprattutto numeri 893, sfruttandoli per simulare comunicazioni urgenti e indurre la vittima a richiamare.

I numeri usati per ingannare

L’articolo segue in particolare il numero 893.42262, indicato in un sms che invitava a contattare il Cup. Quel numero, risalendo alla filiera, farebbe parte di un lotto passato da Intermatica a Enterprise Working Italia e poi alla Jetcom Srl, società alla quale il servizio collega anche altre attività di telefonia a pagamento.

Nel servizio viene riportata anche l’ammissione della titolare della Jetcom, che riconosce di aver utilizzato questo sistema per rilanciare il business. Sempre secondo quanto riferito dal Corriere, solo in una settimana, dall’1 al 7 febbraio, gli utenti che hanno contattato il numero 893.42262 avrebbero speso complessivamente 24mila euro.

Chi guadagna dalle telefonate

Sui 2 euro al minuto pagati dagli utenti si distribuiscono i ricavi tra più soggetti della filiera. Una quota resta alla compagnia telefonica, un’altra alla società che ha ottenuto la concessione del numero, una parte agli eventuali intermediari e il resto al call center che gestisce il servizio. Nel sistema, viene spiegato, incassa anche lo Stato, sia attraverso l’Iva sia tramite i proventi delle concessioni delle numerazioni 89.

Accanto alla gestione delle chiamate ci sono poi le società che inviano gli sms di massa. Il servizio cita il caso di operatori in grado di spedire decine di migliaia di messaggi profilati, rendendo il raggiro potenzialmente molto esteso.

Un fenomeno ampio e difficile da fermare

Il quadro descritto è quello di una frode diffusa. Ogni anno, si legge nel servizio, 3,9 milioni di italiani vengono presi di mira da truffe telefoniche, con un giro d’affari per i criminali stimato in circa 600 milioni di euro. Una truffa su tre avviene via sms.

Fermare questi meccanismi non è semplice. Le compagnie telefoniche possono segnalare e bloccare i pagamenti per presunta frode, e alcune società sostengono di effettuare controlli e disattivazioni di numeri sospetti. Ma i numeri cambiano rapidamente e, senza una denuncia alla polizia postale o alla procura, diventa difficile arrivare fino in fondo. Ed è proprio su questo, conclude il servizio del Corriere della Sera, che fanno leva i truffatori: su importi spesso contenuti, tali da scoraggiare quasi sempre chi li subisce dal presentare denuncia.

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