Fosse ardeatine, Ignazio La Russa ricorda l’eccidio ma non cita le responsabilità dei fascisti
Per ogni soldato tedesco furono uccisi dieci italiani
Roma Oggi, 24 marzo, ricorre l’ottantaduesimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. A perdere la vita furono 335 persone.
A ricordarlo sono in molti, tra cui il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il presidente della Camera Lorenzo Fontana e il ministro degli Esteri Antonio Tajani nel suo messaggio non cita le responsabilità dei fascisti. La Russa, in particolare, si è distinto per non aver fatto menzione delle responsabilità fasciste.
«In occasione dell'82esimo anniversario dell'eccidio onoriamo le 335 vittime delle Fosse Ardeatine – scrive sui social La Russa -, una delle pagine più drammatiche della nostra Nazione. Un crimine nazista che richiama tutti al dovere della memoria e alla responsabilità di difendere, ogni giorno, i valori della libertà, della dignità umana e della democrazia, affinché simili atrocità non si ripetano mai più».
Il messaggio del ministro Tajani
A ricordare l’anniversario anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Oggi, 24 marzo, ricorre l'82° anniversario dell'eccidio delle fosse ardeatine. Onoriamo la memoria delle 335 vittime innocenti della violenza nazifascista, rinnovando il nostro impegno a difendere i valori della libertà, della non-discriminazione, della dignità e della pace. Ricordare è un dovere, per costruire una coscienza e un futuro in cui simili tragedie non abbiano più spazio».
L’intervento di Fontana
“Oggi ricordiamo una delle pagine più dolorose della nostra storia: l’eccidio nazifascista delle Fosse Ardeatine, in cui 335 vite furono spezzate da una rappresaglia disumana. Una ferita profonda che richiama al rifiuto di ogni ideologia fondata sull’odio e sulla violenza. La doverosa memoria di quei fatti drammatici deve unirsi a un impegno costante per la tutela delle libertà e per affermare, sempre e ad ogni livello, il rispetto della persona”. Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
La storia
Nel 1944, in risposta all’attentato partigiano di via Rasella contro un reparto militare tedesco, venne compiuta una rappresaglia brutale e sproporzionata: dieci italiani per ogni soldato tedesco ucciso. Il risultato fu l’esecuzione di 335 persone, tra cui civili, prigionieri politici, ebrei, militari e cittadini rastrellati casualmente. Nella rappresaglia fu determinante la complicità delle autorità fasciste.
