La Nuova Sardegna

L’intervista

Referendum, Rita Dalla Chiesa: «Non era un voto politico ma è stata una chiamata alle armi: che amarezza»

di Fabrizio Merli
Referendum, Rita Dalla Chiesa: «Non era un voto politico ma è stata una chiamata alle armi: che amarezza»

La vicecapogruppo di Forza Italia commenta la sconfitta al referendum del fronte del Sì

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Rita Dalla Chiesa, vice capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, si sente come una persona che ha creduto nella bontà “tecnica” della riforma della giustizia e ha visto la stessa riforma, lo stesso testo brandito e agitato contro il governo, contro la maggioranza, contro Giorgia Meloni. E alle otto di sera, al telefono, confessa di sentirsi un po’ come «un pugile suonato». Onorevole Dalla Chiesa, i pronostici erano tutti a favore del Sì.

Cosa è successo?

«Guardi, premettendo che parlo a titolo personale e non ovviamente per Forza Italia, posso dirle che in questo momento provo una grande amarezza. Quello al quale abbiamo assistito non doveva essere un voto politico. Sono davanti alla televisione e sto ascoltando delle dichiarazioni...».

Di che natura?

«Sento persone dire “quando saremo al governo”, come se il successo del No comportasse automaticamente le dimissioni del governo. Io credo che sia stato completamente frainteso il senso di quello che abbiamo fatto in questi mesi. Il referendum si è trasformato in un caso politico e non è giusto. Io mi sono sempre espressa a favore della magistratura. C’è stata una campagna molto dura e da lì ho capito che la questione stava cambiando senso».

Però, in tempi di astensionismo e disillusione, c’è stata un’affluenza molto alta alle urne.

«L’affluenza c’è stata perché ha funzionato una sorta di “richiamo alle armi”. La sinistra ha visto in questa consultazione referendaria la possibilità di abbattere il governo. È mancato il rispetto. D’altronde è dall’inizio che non c’è rispetto per chi ha vinto le elezioni né c’è rispetto per una donna come Giorgia Meloni».

Però, onorevole Dalla Chiesa, non pensa che abbiate fatto qualche scivolone in campagna elettorale?

«Ma chi? noi?!».

Il ministro Nordio che dice che la riforma un domani servirà anche al centrosinistra, i plotoni di esecuzione...

«Guardi, ieri sera leggevo dei post su Instagram. Erano di persone che lamentavano chissà quali brogli nelle cabine elettorali durante le operazioni di voto. Oggi non parlano più, i brogli si sono vaporizzati, non esistono più. Io insisto: c’è stata una grande mancanza di rispetto».

Non pensa che gli elettori possano avere percepito questa riforma come una sfida tra politica e magistratura?

«So che la gente sta vivendo un momento molto difficile. Prima le immagini da Gaza, le guerre, un mondo intorno che sembra cadere a pezzi, i giornali che scrivono che i missili potrebbero arrivare anche a Roma. C’è stato un insieme di paura e frustrazioni, con le piazze piene di giovani che sfasciavano tutto».

Insomma, secondo lei hanno “creato un clima infame”?

«Noi non siamo mai scesi in piazza per spaccare le ossa a qualcuno. Adesso tutti dicono che il popolo è sovrano e grazie a Dio viviamo in una democrazia. Però, mi creda, resta un forte senso di amarezza. Conosco persone che hanno votato per il No e ho potuto constatare che erano pochissimi quelli che conoscevano il merito della riforma». 

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