La Nuova Sardegna

Trasporti

Scatta l’emergenza carburanti, a rischio i collegamenti aerei: la situazione

di Claudio Zoccheddu
Scatta l’emergenza carburanti, a rischio i collegamenti aerei: la situazione

Ryanair, Lufthansa e altre compagnie pronte a ridurre il numero di voli. Di Palma, Enac: «Presto per fare previsioni, ora situazione sotto controllo»

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Sassari Le previsioni più cupe superano gli scenari vissuti durante la pandemia. Negli anni del Covid il traffico aereo si era congelato per mancanza di passeggeri, questa volta lo stop potrebbe arrivare dall’assenza di carburante. Uno scenario desolante per l’isola, alle prese con una solitudine causata dalla penuria di jet fuel, la benzina degli aerei.

La guerra in Iran e il blocco dello stretto di Hormuz hanno fatto scattare l’allarme rosso nei quartier generali delle compagnie aeree: Lufthansa, lo ha dichiarato l’amministratore delegato Carsten Spohr, sta valutando la possibilità di tenere a terra 20 aerei. Per il momento. Ryanair ha pronosticato riduzioni in giugno, luglio o agosto “se la fornitura di carburante venisse ridimensionata”, ha aggiunto l’ad Michael O’Leary. Tedeschi e irlandesi sono i primi a far suonare l’allarme ma in lista d’attesa ci sono anche altre compagnie, sparse in tutto il mondo: gli americani di Unted Airlines, i neozelandesi di Air New Zealand, i vietnamiti di Vietnam Airlines e gli scandinavi di Sas sono solo alcuni esempi. Qualcuno ha già iniziato a ridurre, altri pensano di farlo. Chiaramente, esiste un ordine di cancellazione delle rotte e la Sardegna, soprattutto le rotte della continuità territoriale, è in fondo alla lista.

Le rassicurazioni Nonostante alcune previsioni catastrofiche, sia le compagnie sia i governi hanno scorte di carburante. Le prime comprano in largo anticipo e hanno coperture finanziarie sugli acquisti di jet fuel: «Chiaramente quello dei carburanti è un elemento di preoccupazione – spiega Pierluigi Di Palma, presidente dell’Enac, l’ente Nazionale per l'Aviazione Civile –. Al momento non ci sono date stimabili di un eventuale blocco dei trasporti aerei ed è impossibile fare proiezioni. Anzi, i collegamenti continuano, abbiamo registrato una crescita del traffico e non c’è stata alcuna esplosione dei prezzi, nonostante siano in arrivo le vacanze. E sappiamo bene ciò che accade alle tariffe aeree quando arrivano i periodi di ferie. In altre parole, la situazione è tranquilla». Ma è ancora presto per dire se questa sia la quiete prima della tempesta: «Al momento non si nota alcuna tempesta – aggiunge Di Palma – l’approvvigionamento al prezzo corretto è garantito dalle assicurazioni. Le compagnie acquistano grandi quantità di carburanti, ovviamente ragionano sul lungo periodo e schivano gli aumenti estemporanei».

Lo scenario Il problema, però, potrebbe essere solo rinviato: «È così, l’impennata dei prezzi potrebbe arrivare dal costo dal carburante per il prossimo approvvigionamento», aggiunge il presidente dell’Enac. Uno scenario in cui entrano in gioco i titoli futures, in sostanza contratti standard che obbligano le parti a comprare o vendere un bene a un prezzo prefissato e con consegna decisa per una data futura: «Quando è stato fatto l’ultimo approvvigionamento, faccio un esempio, il barile di petrolio costava 60 dollari. Ora il prezzo è 90, ma quel barile esiste solo nel futuro, di fatto deve ancora essere raffinato», spiega Di Palma. In sostanza, tutto dipende dalle manovre nel Golfo Persico e dal centro nevralgico della distribuzione del petrolio su scala mondiale, lo stretto di Hormuz: «Tra l’altro una petroliera impiega circa 15 giorni a raggiungere l’Europa passando dallo stretto di Hormuz, dunque ipotizzando una rapida conclusione delle ostilità, il “buco” nelle fornitura sarebbe di appena 15 giorni», conclude Di Palma. Attualmente sono circa mille le navi ferme in porto, di cui almeno 200 petroliere. Il futuro jet fuel non manca ma non è utilizzabile ed è sempre più caro.
 

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