La Nuova Sardegna

Il delitto nel 2007

Garlasco, la Procura: «Andrea Sempio aspettò nascosto in giardino, poi si intrufolò in casa» – La ricostruzione e i dubbi da chiarire

di Maria Fiore
Garlasco, la Procura: «Andrea Sempio aspettò nascosto in giardino, poi si intrufolò in casa» – La ricostruzione e i dubbi da chiarire

Chiara disattivò il sistema d’allarme e il killer l’aggredì: dopo il delitto si lavò in cucina. Ma di chi era la bici nera vista da una testimone? Oggi l’interrogatorio delle gemelle Cappa, cugine della vittima

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Garlasco L’assassino di Chiara Poggi potrebbe essersi nascosto nel giardino, dopo avere scavalcato il muretto della villetta di via Pascoli. Muretto che fu trovato in effetti rotto dai familiari della vittima, richiamati dal Trentino dopo il delitto. Dal giardino il killer avrebbe atteso che la vittima aprisse la porta, per fare uscire i gatti dopo avere disattivato l’allarme, alle 9.12, e si sarebbe intrufolato in casa, per uccidere senza pietà. Lo scenario era stato già ipotizzato nel primo processo di appello che portò all’assoluzione, poi ribaltata, di Alberto Stasi, ma stavolta i pm pavesi Stefano Civardi, Alberto Palermo e Giuliana Rizza collocano sulla scena Andrea Sempio, il commesso di 38 anni amico del fratello della vittima.

E’ una settimana cruciale dal punto di vista investigativo: nell’ambito del nuovo filone d’inchiesta che vede il commesso Andrea Sempio, oggi 39enne, accusato dalla Procura dell’omicidio volontario di Chiara Poggi, oggi martedì 5 maggio, saranno sentite le gemelle Paola e Stefania Cappa, cugine della vittima, mentre domani sarà ascoltato dai pm il fratello Marco Poggi, tutti come persone informate sui fatti: non potranno dunque scegliere di non rispondere.

Sempio e non Stasi: la ricostruzione

Nella ricostruzione alternativa ci sono altre differenze, non secondarie: Sempio, secondo l’idea degli inquirenti, non si sarebbe lavato in bagno (dove si sarebbe solo specchiato e avrebbe avvolto l’arma del delitto in un asciugamano in effetti poi sparito dalla casa), ma nel lavandino della cucina. Lavandino mai analizzato per la ricerca di sangue, mentre fu esaminato il sifone del lavabo del bagno, che diede un esito negativo.

Chiara non ha aperto la porta

L’ipotesi che Chiara possa non avere aperto al suo assassino perché questo era già appartato nel giardino pronto a introdursi in casa era stata avanzata, per poi essere scartata, nel 2011, nel processo di appello: si era però ipotizzata, all’epoca, una rapina sfuggita di mano al ladro e finita nel sangue per «l’inaspettata reazione della vittima». Nelle motivazioni della sentenza era stato osservato, in particolare, che «non vi sono segni di effrazione alla porta» e «non vi sono prove che escludono che Chiara Poggi abbia disattivato l’allarme e fatto uscire il gatto in giardino, lasciando socchiusa la porta». Ma anche se l’avesse chiusa, l’intruso non avrebbe avuto difficoltà, perché la maniglia si apre dall’esterno, come aveva sostenuto lo stesso Stasi quando aveva detto di avere scoperto il corpo della fidanzata.

L’aggressione mortale

Il capo di imputazione ricostruisce solo in parte la dinamica dell’aggressione mortale, e cioè il momento in cui l’assassino è già in casa. Secondo l’accusa di omicidio volontario contestata all’indagato, Andrea Sempio avrebbe colpito Chiara Poggi 12 volte, al capo e al volto, dalla base delle scale del soggiorno fino alla cantina. Qui la vittima sarebbe stata gettata sui gradini e colpita ancora, tre o quattro volte, come dimostrerebbero le tracce di sangue proiettate fin quasi al soffitto. Per farlo (o perdendo l’equilibrio) si sarebbe appoggiato al muro, lasciando l’impronta del palmo della mano destra sulla parete. Quindi, seguendo il percorso delle impronte, sarebbe andato in bagno per poi tornare in salotto e infine in cucina. Nel lavarsi avrebbe lasciato due gocce di sangue sull’anta del mobile sotto il forno a microonde.

I misteri da chiarire

In questa ricostruzione restano due misteri da chiarire. Il primo riguarda la bici nera vista dalla testimone Franca Bermani. Nessuno controllò, all’epoca, che Sempio ne avesse una, ma la mamma lo escluse parlando di una bicicletta rossa che la famiglia deteneva. L’altra circostanza da chiarire riguarda le sette orme di scarpe a pallini lasciate in casa e per gli inquirenti appartenenti al killer: furono attribuite a una taglia 42, quella calzata da Stasi, mentre Sempio portava il 44. Una certezza che la consulenza della procura potrebbe mettere in discussione.

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