Pedru Satta, l’Ambasciatore sardo ultracentenario che regala gli aquiloni della libertà
Il Gremio “Efisio Tola” consegna una targa «a un uomo che ha saputo portare il cuore della sua isola dall’Appennino fino alle sponde del Po»
Piacenza Pedru. La prima scossa emotiva lo ha raggiunto quando ha letto il suo nome nella targa. Non Pietro, Pedru. Lo chiamava così sua madre, quasi un secolo fa. Entrare nella casa di Pietro Satta, è un viaggio dentro un secolo di vita vissuta con un’intensità contagiosa. Nato a Chiaramonti nel 1924, ha da poco festeggiato i suoi 102 anni, ma definirlo centenario è riduttivo. La sua lucida razionalità, l’eleganza nell’eloquio, il suo entusiasmo colpiscono più del dato anagrafico. È un uomo che profuma di galanteria, di vento, di libertà. E di un’identità mai sbiadita. L'occasione è la consegna di una targa da parte del Gremio sardo “Efiso Tola”. Pietro vuole conoscere le ragioni di questo riconoscimento. Un atto doveroso nei confronti di un uomo che ha saputo portare il cuore della sua isola dall’Appennino fino alle sponde del Po. La straordinarietà della sua esistenza, l’enorme bagaglio culturale, artistico e umano di cui Pietro è portatore fanno di lui uno dei più straordinari Ambasciatori di Sardegna.
Un sardo frundidu oltre il mare, che porta lustro alla sardità. La motivazione lo convince, e lo commuove. Mi sorride e mi conduce, come a darmi conferma del suo valore, dentro il suo laboratorio. Si affanna a mostrarmi le sue creazioni, che tappezzano le pareti, il tavolo, gli scaffali e ogni angolo della stanza. Ci sono scritti ovunque, parole meravigliose che s’inseguono sulla carta a creare splendide poesie. Milleseicentocinquanta, mi dice. Me ne legge alcune e mi si scioglie l’anima. Raccatta delle cartoline fiorite, una diversa dall’altra, una più bella dell’altra, realizzate da lui. Altri dipinti sono incorniciati alle pareti. La tecnica pittorica cambia, cambiano i supporti, i materiali, ma la meraviglia è la stessa. Un vecchio mulino, come una foglia: tutto diviene straordinario nelle sue mani. Negli angoli sono disposti oggetti di ogni tipo: bottiglie che girano col vento, bastoni decorati con materiali di scarto, tappi di sughero di bottiglie indimenticabili, l’idea di un rosario da realizzare con i gusci di noce. Mi mostra ogni cosa, mi apre al suo mondo. Ha deciso che ci diamo del tu, e intanto continua a raccontare.
Mi mostra i suoi libri, ne spiega la trama e la genesi, i retroscena. Sciorina mille ricordi sul suo passato di mercante d’arte. Nella sua camera da letto, una vecchia Necchi spunta da un telo colorato. Sul comò, in bella vista, la sua Croce al merito di Guerra. La sua attività partigiana è legata alla 1ª Divisione Piacenza, come addetto alle comunicazioni, sotto la guida di un altro sardo illustre, il comandante Fausto Cossu. Indossando il celebre fazzoletto verde delle Brigate Giustizia e Libertà, Pietro fu tra gli uomini che contribuirono alla liberazione di Piacenza il 28 aprile 1945. La libertà conquistata tra i monti, Pietro la celebra ancora oggi. Sono gli aquiloni che cuce con la sua macchina, aquiloni di tutte le forme e di tutti i colori, a dargli la stessa gioia della conquista di quella libertà. Pietro non si limita a farli volare, li regala. Spesso lo si vede circondato dai bambini del quartiere ai quali insegna che, come gli aquiloni, la vita ha bisogno di due cose: un filo robusto che ti tenga legato alle tue radici e il vento contrario. Solo questo serve all’anima per volare. Pietro è un centenario che gioca con il mondo e con la vita, che passa il tempo a scrivere libri e poesie, a costruire bastoni, a dipingere foglie, paesaggi, ruderi. Che si diverte a leggere, a fare ricerche, a scrivere sui social. Che si emoziona ancora come un ragazzo. Uno splendido ragazzo di 102 anni, uno dei tanti che la nostra Sardegna ha generato e lanciato lontano, senza perderli mai. Fizza mia, mi chiama quando ci salutiamo. E quando la porta si chiude, muoio già dalla voglia di rivederlo.
(*) Vice presidente del Gremio sardo “Efisio Tola” di Piacenza

