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Il paradosso

In Sardegna è record di centenari ma aumentano sovrappeso e colesterolo. Un bambino su quattro è obeso

di Andrea Massidda
In Sardegna è record di centenari ma aumentano sovrappeso e colesterolo. Un bambino su quattro è obeso

I medici: «Serve intervenire prima. Abbassare i livelli di grassi nel sangue riduce il rischio di malattie cardiovascolari»

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Cagliari Nell’immaginario collettivo è da decenni la terra dei centenari, quell’isola felice dove l’aria pulita e un’alimentazione mediterranea particolarmente equilibrata garantiscono a chi la abita record mondiali di longevità. Eppure ora la Sardegna scopre di non essere affatto immune dagli effetti collaterali più subdoli del benessere: colesterolo alto, obesità e malattie cardiovascolari.

Un paradosso sanitario che cresce in silenzio e che, numeri alla mano, sta cambiando il profilo epidemiologico dell’isola. A lanciare l’allarme sono i medici internisti, specialisti e di medicina generale che nei giorni scorsi hanno partecipato a Sassari al convegno “Dislipidemie e Obesità: due facce del rischio cardiometabolico”, promosso dalla Simi, la Società italiana di medicina interna.

Obesità

Secondo i dati Passi del ministero della Salute relativi al biennio 2023-2024, in Sardegna vivono circa 600 mila persone in sovrappeso, pari al 33% della popolazione, mentre altre 160 mila sono obese. Percentuali ancora leggermente inferiori alla media nazionale, ma in costante aumento. E il fenomeno non riguarda più soltanto gli adulti: un bambino o adolescente su quattro è oggi in sovrappeso o obeso, segnale di un’emergenza destinata in futuro ad avere un impatto molto rilevante sul Sistema sanitario regionale.

Colesterolo alto

Il dato più preoccupante riguarda il colesterolo. Nella sola Aou di Sassari vengono registrati ogni anno oltre mille nuovi pazienti affetti da dislipidemia o considerati ad alto rischio cardiovascolare. Secondo le stime dell’Istituto superiore di Sanità, nella fascia tra i 35 e i 49 anni una persona su quattro presenta valori elevati di colesterolo; oltre i 50 anni il rapporto sale quasi a uno su due. A rendere ancora più delicato il quadro c’è la presenza, in Sardegna, di una maggiore frequenza di forme genetiche di ipercolesterolemia familiare. «Obesità e dislipidemia – spiega la dottoressa Chiara Pes, presidente della sezione Sardegna della Simi – rappresentano oggi due dei principali fattori associati a numerose patologie croniche, tra cui ipertensione, diabete, insufficienza renale, ma anche a eventi acuti come infarto e ictus. Intervenire precocemente – aggiunge l’esperta – consente di ridurre significativamente la probabilità di sviluppare queste condizioni».

Problema silenzioso

Il rischio, spiegano i medici, è che il problema venga sottovalutato perché spesso invisibile. «L’ipercolesterolemia è una condizione silenziosa, non dà sintomi evidenti per anni e il paziente tende a non preoccuparsi», sottolinea ancora Pes. «Inoltre molti farmaci fondamentali per il trattamento, tra cui le statine, sono spesso erroneamente demonizzati per la paura di effetti collaterali. Oggi le linee guida ci dicono che dobbiamo abbassare il più possibile il colesterolo Ldl, e il più precocemente possibile, per ridurre le malattie cardiovascolari e la mortalità».

Nuovi farmaci

Negli ultimi anni, accanto alle terapie tradizionali basate su statine ed ezetimibe, sono arrivate nuove opportunità farmacologiche come l’acido bempedoico e, nei casi più complessi, gli inibitori di Pcsk9 e l’inclisiran, prescritti nei centri specialistici. Ma i medici insistono su un punto: nessuna terapia può sostituire lo stile di vita. Alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e controllo del peso restano infatti gli strumenti principali per arginare quella che viene ormai definita una vera emergenza cardiometabolica. Un tema che in Sardegna si intreccia anche con l’elevata prevalenza del diabete, spesso strettamente collegato all’eccesso di peso.

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