El Niño fa paura, allarme dell’Onu: «Rischio caldo record ed eventi estremi, potrebbe essere il più forte mai registrato»
L’Organizzazione meteorologica mondiale stima all’80% la probabilità che il fenomeno si formi prima di settembre. Conseguenze anche in Europa
Roma Il mondo deve prepararsi al ritorno di El Niño. L’avvertimento arriva dalle Nazioni Unite e dall’Organizzazione meteorologica mondiale, secondo cui il fenomeno climatico naturale ha l’80% di probabilità di formarsi prima di settembre e il 90% di possibilità di proseguire fino a novembre. Non è ancora possibile stabilire con certezza quale sarà la sua intensità, ma diversi scienziati temono un evento molto forte, forse tra i più rilevanti mai osservati.
El Niño è un fenomeno periodico legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centro-orientale. Quando si attiva, modifica la circolazione atmosferica e oceanica su scala globale, con effetti sulle temperature, sulle piogge e sulla frequenza di eventi estremi. In alcune aree del pianeta può favorire siccità e ondate di calore, in altre precipitazioni più abbondanti, alluvioni e cicloni più intensi.
La preoccupazione è legata al contesto in cui il nuovo El Niño potrebbe svilupparsi. Il pianeta è già più caldo a causa dei cambiamenti climatici e questo può amplificare gli effetti del fenomeno. Il precedente episodio, iniziato nel 2023, ha contribuito a rendere il 2024 uno degli anni più caldi mai registrati. Per questo gli esperti guardano con attenzione al 2026 e al 2027, che potrebbero essere segnati da nuove anomalie termiche e da un meteo più estremo.
A indicare il possibile arrivo di un evento intenso sono anche le misurazioni raccolte da satelliti, boe e strumenti oceanici. Nel Pacifico sono state rilevate masse d’acqua insolitamente calde anche a centinaia di metri di profondità, in alcuni punti con temperature superiori di oltre 6 gradi rispetto alla media. Il calore accumulato sotto la superficie può risalire e favorire un ulteriore riscaldamento delle acque superficiali, innescando poi effetti sull’atmosfera.
Alcuni esperti, come riferisce il Corriere.it, parlano di possibile “Super El Niño”, anche se questa non è una definizione ufficiale e l’intensità reale del fenomeno potrà essere valutata solo nei prossimi mesi. Il punto, spiegano gli scienziati, è che anche un El Niño non eccezionale potrebbe avere conseguenze pesanti in un clima già alterato dal riscaldamento globale.
Gli effetti non riguardano solo le regioni affacciate sul Pacifico. Anche l’Europa meridionale, Italia compresa, può subire ricadute indirette attraverso una maggiore instabilità atmosferica. In passato, durante fasi di El Niño, nel Sud Europa sono stati osservati periodi di forte stress idrico alternati a piogge intense: i cosiddetti “colpi di frusta climatici”, con lunghi intervalli secchi seguiti da precipitazioni violente.
Per le Nazioni Unite, il nuovo allarme deve essere letto come un segnale urgente. El Niño è un fenomeno naturale, ma in un pianeta più caldo può diventare un moltiplicatore di rischi: temperature record, siccità, alluvioni, danni all’agricoltura, pressioni sui sistemi sanitari e maggiori difficoltà per le aree più vulnerabili. La previsione non consente ancora di dire con precisione cosa accadrà, ma il messaggio degli esperti è netto: il mondo deve prepararsi a mesi di forte instabilità climatica.
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