Buoni postali senza scadenza chiara, Poste condannata a rimborsare una pensionata
I due titoli del 2002 erano stati dichiarati prescritti, ma mancavano indicazioni chiare su durata e termini di incasso
Città di Castello Una pensionata di Trestina, frazione di Città di Castello, dovrà essere rimborsata da Poste Italiane per due buoni fruttiferi postali sottoscritti nel 2002 e poi dichiarati prescritti. Lo ha stabilito il giudice di pace di Città di Castello, con una sentenza raccontata dal sito PerugiaToday, accogliendo le ragioni della donna assistita dall’Unione nazionale consumatori Umbria.
La vicenda risale al 2022, quando la pensionata si era presentata all’ufficio postale di Trestina per chiedere l’incasso dei due buoni, del valore complessivo di 2mila euro. Secondo Poste Italiane, però, i titoli non erano più rimborsabili perché prescritti al 31 dicembre 2019.
Dopo un reclamo senza esito e un ricorso respinto dall’Arbitrato bancario finanziario, la donna si è rivolta all’Unc Umbria. L’avvocata Elisabetta Congiusta ha quindi promosso il giudizio davanti al giudice di pace, sostenendo che al momento della sottoscrizione non fosse stato consegnato un foglio informativo analitico e che sui buoni non fossero indicati in modo chiaro e leggibile né la scadenza né i termini per richiedere il rimborso.
Il giudice ha accolto questa impostazione, rilevando l’assenza di indicazioni sulla durata dei titoli e la mancata prova, da parte di Poste Italiane, di aver fornito alla cliente un’informativa completa e trasparente. Per questo è stata dichiarata infondata l’eccezione di prescrizione sollevata dall’ente postale.
La sentenza condanna Poste Italiane a restituire alla pensionata l’intera somma, pari a 2mila euro, oltre agli interessi legali calcolati dall’anno successivo all’emissione dei buoni fino al saldo effettivo.
Soddisfazione è stata espressa dal presidente dell’Unione nazionale consumatori Umbria, l’avvocato Damiano Marinelli. «Questa sentenza manda un messaggio chiarissimo: non si può giocare con i risparmi di una vita degli anziani nascondendosi dietro sigle, timbri illeggibili e scadenze opache», ha dichiarato. Per Marinelli, se un cittadino non viene messo nelle condizioni di capire quando e come potrà rientrare in possesso del proprio denaro, la responsabilità ricade sull’intermediario e non sul risparmiatore.
Secondo il presidente dell’Unc Umbria, il caso non sarebbe isolato: molti piccoli risparmiatori rischierebbero di perdere il capitale investito per mancanza di informazioni corrette. L’associazione annuncia quindi che continuerà ad assistere i cittadini nelle controversie legate ai buoni fruttiferi postali e alla trasparenza delle condizioni applicate.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
