La Nuova Sardegna

Arcipelago Sardegna
L’anticipazione

“Il bandito e il santo”, esce il nuovo libro di Annino Mele

di Gianraimondo Farina (*)

	Annino Mele in una foto di Massimo Locci e la copertina del libro
Annino Mele in una foto di Massimo Locci e la copertina del libro

“Contos de vivos e de mortos” è scritto dall'ex primula rossa di Mamoiada con il giornalista austriaco Karl Peter Schwarz

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Monza A spiegare il motivo di questa nuova, importante ed ultima fatica letteraria, scritta assieme al giornalista austriaco Karl Peter Schwarz, ci pensa lo stesso Annino Mele nelle prime pagine di Il bandito e il santo, di prossima uscita. «Un libro che è la storia di una frattura – scrive – ove un rancore privato diventa un processo sbagliato». Ed un processo, a sua svolta sbagliato, è diventato lo strumento del potere. Che rimane in vita anche quando la legge, purtroppo, troppo spesso, viene abusata.

Annino Mele, classe 1951, dopo Probomines, uscito nel 2020, in cui questa “frattura” ha iniziato a ricomporsi, ha sentito, oggi più che mai il bisogno di “ricomporre la sua storia” e la sua vita. Dopo aver riacquistato definitivamente la libertà. Ed essersi ripreso nelle mani la sua vita. Dopo trentun anni di carcere “filati” senza aver mai potuto usufruire dei benefici prodotti dalla legge Gozzini, né ottenere permessi. Dal freddo gennaio 1987, in quel di San Cosimo di Mamoiada, quando venne arrestato dopo sette anni di latitanza, al freddo novembre 2018, carcere di Bollate, Milano, in cui iniziò una nuova vita. Anche qua, la “frattura” dell’arresto e della lunga detenzione e la “speranza”, guadagnata, della libertà, prima condizionale e, poi, totale. E lo ha fatto, riprendendo in mano la penna, questa volta pienamente da uomo libero, assieme ad uno scrittore e giornalista austriaco famoso, di cui aveva “perso le tracce” per quasi quarant’anni. Ma che egli stesso, la ex primula rossa del banditismo sardo, non dimenticava mai di citare e ricordare ad ogni presentazione dei suoi numerosi libri.

Perché se Annino è, ora, uno scrittore, maturato nei lunghi anni di prigionia, lo deve, ci ha tenuto a ribadirlo, anche a lui, Karl- Peter Schwarz che, all’inizio della detenzione, gli aveva fatto recapitare nel carcere di Busto Arsizio una macchina da scrivere con carta e carta carbone.  Ora quella “macchina” ha, nuovamente ripreso a scrivere.  Non più a due, ma a quattro mani. Quelle di Annino, scrittore ed ex bandito storico sardo e quelle di Karl Peter scrittore ed ex giornalista storico austriaco,  classe 1952 ed ex direttore del Die Press. Due storie apparentemente diverse e lontane, che hanno subito “fratture”, ma che si sono nuovamente ricomposte. In Sardegna. Laddove si erano lasciate e separate improvvisamente nel lontano 1987. Quasi quarant’anni fa.

Galeotta fu la trasmissione della giornalista italiana Emilia Brandi, trasmessa nel marzo 2024, in un programma televisivo sul banditismo sardo, imperniata sulla figura di Annino Mele. In quell’occasione, che abbiamo avuto anche noi l’occasione di vedere, fu la stessa Brandi a “ricomporre” la “frattura” all’ennesima menzione, fatta da Annino, di quel “giornalista austriaco che gli aveva regalato una macchina da scrivere ed al quale doveva la sua nuova vita di scrittore”. Il tutto avvenne in diretta, durante quella puntata. Con una telefonata. E l’emozione di entrambi. Ora quella “frattura” si è ricomposta e ne Il bandito e il santo, con il sottotitolo Contos de vivos e de mortos, trova nuova linfa.  Opera che và subito “al dunque”, esplorando la complessità dell’essere umano ed il perenne conflitto fra giustizia ed ingiustizia, dove Annino Mele, che ne è il protagonista, non cerca scuse, ma tenta, con coraggio e determinazione, di “restituire al mondo” la sua verità, accettando anche le critiche.  E lo fa con l’aiuto di un grande giornalista e scrittore che, prima e più di tutti, aveva capito, a suo tempo, l’esigenza dell’ex bandito sardo di raccontare la sua storia. Allora, detenuto, da dietro le sbarre di un carcere, con la vita “fratturata”. Ora, da uomo pienamente libero, in una vita di speranza.

(*) Anela-Monza

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