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Jet fuel troppo caro, in inverno meno voli e biglietti a prezzi più alti

Jet fuel troppo caro, in inverno meno voli e biglietti a prezzi più alti

Il rincaro del carburante spinge le compagnie a valutare tagli alla programmazione dopo l’estate, con effetti soprattutto nei primi mesi del 2027

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Roma Il prossimo inverno viaggiare in aereo potrebbe diventare più complicato e più costoso. Dopo il picco della stagione estiva, tradizionalmente la fase più redditizia dell’anno, diverse compagnie stanno valutando una riduzione dell’offerta: meno voli disponibili, soprattutto su alcune rotte, e tariffe più alte per i passeggeri.

A pesare è soprattutto il costo del carburante. Secondo le stime discusse nel settore, il prezzo del cherosene è aumentato in media del 70%, con una bolletta energetica più pesante di circa 100 miliardi di dollari. A questo si aggiunge un contesto geopolitico instabile, che sta rendendo più difficile la programmazione dei prossimi mesi.

Il tema è stato al centro dell’assemblea generale della Iata, l’associazione internazionale del trasporto aereo, a Rio de Janeiro. Tra i vertici delle compagnie prevale la prudenza: nessuno vuole ridurre per primo la propria presenza sul mercato, ma molti manager considerano ormai inevitabile un ridimensionamento dell’offerta se i costi resteranno su questi livelli.

Il problema, per i vettori, è trovare un equilibrio: tagliare abbastanza da contenere le perdite, ma non così tanto da perdere quote di mercato o indebolire la rete dei collegamenti. Roberto Alvo, amministratore delegato di Latam Airlines, ha indicato la riduzione dell’offerta come una delle poche leve disponibili per riequilibrare i conti. Anche József Váradi, alla guida di Wizz Air, si aspetta che dopo l’estate le compagnie più fragili immettano meno voli sul mercato, con un effetto diretto sui prezzi.

Ita Airways non ha ancora deciso se intervenire sulla programmazione. L’amministratore delegato Joerg Eberhart ha spiegato che la compagnia è coperta dal caro carburante fino a dicembre: eventuali tagli, quindi, partirebbero da gennaio 2027. Una valutazione definitiva arriverà nelle prossime settimane.

Anche Air France-Klm resta in attesa. Il ceo Benjamin Smith ha chiarito che, se il carburante continuerà a salire, l’aumento dei biglietti sarà una conseguenza difficile da evitare. Ma tariffe più alte possono frenare la domanda e rendere superflua una parte dell’offerta già pianificata. Gli interventi possibili riguardano la riduzione delle frequenze o l’accorpamento di alcune rotte.

Le prime stime parlano, nello scenario base, di un taglio del 3% dell’offerta globale nel primo trimestre del 2027 rispetto allo stesso periodo del 2026. Tradotto in voli, significherebbe oltre 270mila collegamenti in meno, circa 3mila partenze al giorno. Nello scenario peggiore, con una contrazione tra il 10 e il 12%, i voli cancellati potrebbero superare il milione, un livello che non si vedeva dai tempi della pandemia.

La crescita del traffico, intanto, è quasi ferma. Gli esperti di Cirium Ascend Consultancy stimano un aumento globale dello 0,3% da inizio anno, pari a 16,6 milioni di voli, ma il dato è già in rallentamento rispetto al mese precedente.

Per i passeggeri la conseguenza più immediata rischia di essere il rincaro dei biglietti. Secondo Oag, il prezzo medio più basso per volare nel mondo è già aumentato del 22% rispetto a un anno fa. Se l’offerta diminuirà e i costi resteranno elevati, la pressione sulle tariffe continuerà anche nei prossimi mesi.

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