In Sardegna è l’estate dei divieti in spiaggia, vietati anche i castelli di sabbia – LA MAPPA
Tutte le prescrizioni da Santa Teresa a Sant’Antioco passando per Stintino. Tutti i comportamenti proibiti: anche gli spuntini sono sanzionabili
Sassari L’obiettivo è chiaro: difendere l’ambiente e assicurare un futuro ad un patrimonio ambientalistico a rischio. Resta da capire se, come diceva Niccolò Macchiavelli, il fine giustifichi i mezzi. Perché nella crociata contro l’invadenza nelle spiagge se ne sono già viste di tutti i colori. E, a volte, sembra quasi una gara a chi la spara più grossa. L’ultimo della categoria è il sindaco di Villasimius Gianluca Dessì che, per difendere Punta Molentis, ha imposto il “divieto di ombrellone” per alcune fasce di bagnanti. Salvo poi ripensarci a tempo di record e associare l’ombra alle patenti. Cioè, un ombrello per auto. Che poi sia una Smart a due posti o un’Espace a 7, l’ombrellone resta uno.
I difensori degli arenili Dessì non è stato il primo a prendersela con gli ombrelloni. Ci aveva già pensato Settimo Nizzi, sindaco di Olbia, che l’anno scorso aveva mette al bando gli ombrelloni hawaiani. In particolare quelli «realizzati in rafia sintetica, poliammide e derivati della viscosa». È tutto scritto in un’ordinanza firmata lo scorso anno. Il motivo non è estetico, come verrebbe da pensare ma piuttosto “il materiale con cui sono fatti danneggia l’ambiente”.
Cibo vietato L’ombra non più garantita. E nemmeno il cibo se la passa benissimo. L’esempio arriva dalle spiagge di Sant’Antioco, dove lo scorso anno il sindaco Ignazio Mocci aveva bandito i picnic in spiaggia e, visto che ’era, i “ pasti di qualsiasi natura”. Poi, anche lui ci aveva ripensato: «Lo abbiamo fatto per evitare gli assalti alla spiaggia: è logico che se si sta mangiando un panino o un'insalata non ci sono problemi, diversa questione sono le tavolate imbandite». Bisognava fidarsi, perché l’ordinanza prevedeva multe da 25 a 500 euro mentre la pacca sulla spalla ai paninari del nuovo millennio non era codificata. Evidentemente, però, le pacche sono arrivate perché da Sant’Antioco non sono arrivate notizia di multe per consumi alimentari sulla spiaggia. Sulla plastica monouso, invece, lo schieramento è compatto: in molti lidi è proibita ma, anche in questo caso, le contravvenzioni sono più uniche che rare mentre i sacchetti a bordo strada, o a bordo arenile, raramente mancano.
Picchetti proibiti L’architettura da spiaggia è invece un tema molto sentito, da Santa Teresa Gallura a Sant’Antioco passando per Stintino. Già l’anno scorso la sindaca Nadia Matta aveva spiegato come il Comune di Santa Teresa avesse ricevuto “numerose richieste di risarcimento danni da parte di persone che si sono ferite a causa della presenza di sassi lasciati in modo improprio sulle spiagge. Alcuni episodi hanno coinvolto anche bambini, per i quali il rischio di incidenti più gravi, come cadute con possibili traumi alla testa, è particolarmente elevato. Inoltre, è stato segnalato il danneggiamento di muretti a secco, un bene importante per la comunità, causato proprio dall'uso sconsiderato di pietre prelevate per fissare gli ombrelloni”. Contromossa: vietato assicurare l’ombrellone alle pietre. Se tira vento, pazienza. Una mossa replicata anche a Sant’Antioco. Alla Pelosa di Stintino, il regolamento è articolatissimo: obbligatorio utilizzare una stuoia in microfibra sotto il telo mare e sciacquare i piedi nelle doccette prima di lasciare la spiaggia. E dire che un tempo erano il divieto di fumo e il numero chiuso a creare discussione, misure ormai entrate nell’uso comune dei sindaci che tengono al rispetto dell’ambiente. Giustamente, verrebbe da aggiungere. Se non fosse per il divieto di fare i castelli di sabbia , vietati a Stintino. Chissà cosa direbbe Renzo Piano che tempo fa, aveva confessato: « Il mio primo ricordo felice? Costruivo castelli di sabbia».
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