La Nuova Sardegna

L’intervista

Dori Ghezzi racconta De André e la Sardegna: il rapimento, la malattia e l’amore durato 25 anni

Dori Ghezzi racconta De André e la Sardegna: il rapimento, la malattia e l’amore durato 25 anni

Nell’intervista al Corriere della Sera, la cantante ripercorre la vita con Faber: l’arrivo nell’isola, il sequestro del 1979, il tumore e un legame rimasto centrale fino alla fine

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Milano Dori Ghezzi racconta Fabrizio De André partendo dai dettagli più intimi, quelli che restituiscono meglio la dimensione quotidiana di un amore durato 25 anni. Nell’intervista pubblicata dal Corriere della Sera, la cantante torna agli inizi del loro rapporto, alla Sardegna, al rapimento del 1979 e a una vita attraversata da musica, amicizie e fragilità.

C’è anche Lucio Battisti, nella parte iniziale del racconto. Ghezzi ricorda che abitava vicino a casa sua e che veniva spesso invitato a pranzo: per lui la madre preparava il risotto allo zafferano e anche la cassoeula. In quella casa passavano molti artisti, da Lucio Dalla a Gino Paoli, da Ornella Vanoni ad altri protagonisti della musica italiana. Fabrizio De André, invece, fu l’unico a fermarsi davvero: per un periodo visse lì con lei.

Il primo incontro risale al 1969, al Lido di Genova, durante il premio Caravella d’Oro. I due si notarono, ma De André era ancora con la moglie. La svolta arrivò cinque anni dopo, nel 1974, grazie a Cristiano Malgioglio, che li presentò in uno studio di registrazione. De André stava lavorando a Valzer per un amore e gliela cantò guardandola negli occhi. Da quel momento, racconta Ghezzi, fu come se si conoscessero da sempre.

Il rapporto nacque rapidamente. Il 30 marzo, durante la festa di compleanno di Dori Ghezzi, De André chiese di poter partecipare. Quando Mina e Ornella Vanoni gli domandarono se avrebbe scritto una canzone per loro, lui rispose che, se avesse dovuto scrivere per qualcuno, lo avrebbe fatto per Dori. Due giorni dopo, il primo aprile, cominciò la loro storia. Pochi giorni più tardi De André doveva partire per la Sardegna con Francesco De Gregori per lavorare a un disco: disse che non sarebbe partito senza di lei.

La Sardegna divenne poi una parte centrale della loro vita. Ghezzi spiega di non aver sofferto il trasferimento da Milano: De André aveva bisogno della natura e, pur vivendo lontano dai grandi centri, la loro casa non era isolata. Passavano a trovarli amici e artisti, tra cui Ivano Fossati, Edoardo Bennato, Umberto Bindi e Franco Battiato.

Nell’intervista c’è anche il ricordo del gallo della tenuta, che non cantava mai prima di mezzogiorno, quasi rispettasse i ritmi notturni di De André. Aveva una voce roca, racconta Ghezzi, e per questo fu chiamato Vasco. Vasco Rossi seppe del soprannome e ne fu divertito.

La parte più drammatica resta il sequestro dell’agosto 1979. Dori Ghezzi racconta i quattro mesi di prigionia con Fabrizio De André, i cappucci con una fessura per la bocca, il rapporto costruito giorno dopo giorno con i sequestratori, la convinzione che non li avrebbero uccisi. Ricorda anche piccoli gesti concreti, come il fornello procurato per permettere loro di cucinare, e il rispetto ricevuto durante la prigionia. Da quella vicenda nacque Hotel Supramonte, che Ghezzi definisce l’unica canzone davvero dedicata a loro: la “donna in fiamme” era lei.

Il matrimonio arrivò solo nel 1989, senza enfasi e senza ritualità. Non comprarono neppure le fedi e in Comune nessuno gliele chiese. Festeggiarono con due amici e una torta. Dori Ghezzi descrive il loro come un rapporto vero, non sdolcinato, fatto anche di litigi, silenzi e indipendenza reciproca, ma fondato su un legame indispensabile.

Nel racconto c’è spazio anche per la carriera di Ghezzi, dal successo di Casatschok al sodalizio con Wess, con il quale molti la credevano in coppia anche nella vita. Lei chiarisce che non ci fu mai nulla: erano amici, entrambi già legati ad altre persone. Ricorda poi Mia Martini, le cattiverie subite dalla cantante e l’episodio della retata del 1969 in Costa Smeralda, quando Mimì fu arrestata durante un blitz antidroga e, in cella a Tempio Pausania, cantava mentre fuori si radunava una folla commossa.

L’ultima parte dell’intervista è dedicata alla malattia di De André. Durante le prove di un tour a Saint-Vincent ebbe dolori fortissimi e non riuscì più a suonare la chitarra. In ospedale, ad Aosta, gli dissero che gli restavano tre mesi di vita. Il tumore era partito dai polmoni e si era ormai diffuso. Ghezzi ricorda anche il rapporto di De André con le sigarette: fumava moltissimo, tre pacchetti al giorno. Il padre gli aveva chiesto di smettere di bere e lui lo aveva fatto; non gli chiese però di smettere di fumare.

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