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La sentenza

La Corte Costituzionale salva le aree idonee, la legge sarda resta efficace: cosa succede adesso

La Corte Costituzionale salva le aree idonee, la legge sarda resta efficace: cosa succede adesso

La sentenza della Consulta conferma la validità dei principi seguiti dalla giunta

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Cagliari Nuova sentenza della Corte Costituzionale sulla legge relativa alle aree idonee e non idonee per gli impianti di rinnovabili e nuovo, piccolo passo in avanti per la legge regionale 20, che dopo le “depurazioni” della precedente sentenza della Consulta regge anche a questo nuovo giudizio. Ieri la Corte Costituzionale è intervenuta su una serie di richieste dei Tribunali amministrativi regionali di Lazio e Sardegna, chiedendo loro un supplemento di istruttoria proprio sulla legge 20.

I due tribunali erano intervenuti a maggio e a giugno dello scorso anno, recependo le richieste di promosse da diversi operatori del settore (RWE Renewables, Sorgenia, Edison rinnovabili, Maple Tree Solar, EF Agri, Green Sole), tutti colpiti da sospensioni di lavori e dichiarazioni di improcedibilità fondate sulla legge regionale, che aveva classificato come non idonee le aree interessate dai loro impianti fotovoltaici e agri-voltaici, travolgendo in alcuni casi autorizzazioni concesse. I ricorrenti contestavano che la legge sarda, sottraendo di fatto circa il 99% del territorio regionale alle autorizzazioni rendesse impossibile raggiungere i 6,2 gigawatt di ulteriore potenza installata da qui al 2030, obiettivo minimo assegnato alla Sardegna.

La Regione aveva difeso davanti ai Tar la sua legge «come legittimo esercizio delle competenze statutarie in materia urbanistica ed energetica», sostenendo di voler tutelare paesaggio e vocazione agricola dei suoli. La Corte non entra nel merito di queste censure, perché nel frattempo il quadro normativo è profondamente cambiato.

La Corte stessa è intervenuta con una propria sentenza (la 184 del 16 dicembre del 2025) che aveva già dichiarato incostituzionali le norme più critiche della legge 20/2024, in particolare i commi che trasformavano la non idoneità in divieto assoluto e retroattivo, applicandola anche ai procedimenti già autorizzati. La Regione aveva adottato una legge correttiva.

E da ultimo il Parlamento aveva ridisegnato l’intero scenario con la legge del15 gennaio di quest’anno. Questo mutamento del quadro normativo ha portato i giudici costituzionali a chiedere ai Tar di rivalutare se le questioni residue siano ancora rilevanti e non manifestamente infondate nei giudizi di merito. C’è però un altro aspetto importante dalla ordinanza. Gli allegati alle legge 20, cioè l’indicazione precisa delle aree idonee e non idonee, rimangono in piedi, anzi la richiesta di abrogazione viene respinta per «manifesta inammissibilità» della richiesta.

La sentenza 184 del 2025, richiamata dalla Corte, ha stabilito il principio chiave ancora valido. La non idoneità di un'area non può mai equivalere a un divieto assoluto e aprioristico, ma determina soltanto l'impossibilità di accedere alla procedura autorizzatoria semplificata non al blocco dell'iter. Ogni progetto va quindi valutato caso per caso nel procedimento ordinario, bilanciando produzione energetica e tutela del paesaggio. Così si spiegano i commenti soddisfatti degli assessori all’urbanistica Spanedda e all’industria Cani.

«La Corte conferma anche gli allegati della legge che individuano le aree idonee e non idonee. La pianificazione regionale resta quindi vigente e continua a rappresentare il quadro di riferimento. L'ordinanza conferma inoltre che nelle aree non idonee non opera alcun divieto automatico, ma è necessaria un'istruttoria rafforzata per contemperare le esigenze della transizione energetica con la tutela dell'ambiente, del paesaggio e del territorio. È un passaggio che rafforza il ruolo della Regione nella programmazione territoriale e la scelta di coniugare sviluppo delle energie rinnovabili e tutela delle specificità della Sardegna». (gcen)

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